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Cassazione: i dentisti non devono corrispondere il compenso ex artt. 73 e 73-bis l.d.a. per la musica di sottofondo in sala d’attesa

Nel confermare i principi già elaborati da alcune decisioni della Corte di Giustizia europea, la Cassazione ha confermato, con ordinanza depositata l’8 febbraio scorso, che i dentisti non sono obbligati a corrispondere il compenso ex artt. 73 e 73-bis della legge sul diritto d’autore, riguardante le cd. utilizzazioni secondarie del fonogramma, con riguardo la musica di sottofondo diffusa in sala d’attesa.

La Corte ha dapprima rammentato che il “dictum della Corte di Giustizia costituisce una regola iuris applicabile dal giudice nazionale in ogni stato e grado di giudizio“, con la conseguenza che la sentenza della Corte di Giustizia è fonte di diritto oggettivo anche retroattiva.

La Corte ha poi ricordato la sentenza della Corte di Giustizia n. 162/12 Del Corso a proposito degli studi dentistici, ove, nel richiamare i precedenti specifici in materia di definizione di pubblico, è stato osservato che “il pubblico, ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29, riguarda un numero indeterminato di destinatali potenziali e comprende, peraltro, un numero di persone piuttosto considerevole“, e che “relativamente, poi, al criterio attinente ad un numero di persone piuttosto considerevole, quest’ultimo mira a porre in evidenza che la nozione di pubblico comporta una certa soglia de minimis, il che esclude da detta nozione una pluralità di interessati troppo esigua, se non addirittura insignificante”.

I Giudici concludono quindi che nel caso degli studi dentistici, la sentenza 162/12 CGE è giunta alla conclusione che i clienti che si susseguono in uno studio dentistico non costituiscono un numero di persone particolarmente considerevole da costituire un pubblico, e pertanto questo principio deve essere applicato anche nel contesto normativo italiano.

 

Pubblicato un nuovo decreto sulla determinazione dei compensi ex artt. 73 e 73-bis della legge sul diritto d’autore

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2 febbraio 2015, intitolato “Determinazione della misura e delle modalita’ di ripartizione del compenso dovuto a norma degli articoli 73 e 73-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, sulla protezione del diritto di autore e di altri diritti connessi al suo esercizio“.

Il decreto prevede che la misura e le modalità di determinazione e corresponsione del compenso per l’utilizzazione del fonogramma, dovuto ai sensi degli articoli 73 e 73-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, siano individuate mediante accordi stipulati fra gli organismi di intermediazione dei diritti connessi che operano a favore dei produttori di fonogrammi, rispondenti ai requisiti minimi stabiliti ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 19 dicembre 2012, e le organizzazioni di categoria maggiormente rappresentative degli utilizzatori.

E’ tuttavia fatta salva la facoltà di ciascun titolare dei diritti di stipulare, in ogni momento, accordi direttamente con gli utilizzatori dei propri fonogrammi.

Inoltre il decreto prevede che la misura e le modalità del compenso siano determinate con equità e ragionevolezza tenendo conto, tra l’altro, del valore economico dell’effettivo utilizzo dei diritti negoziati, della natura e della portata dell’uso delle opere e di altri materiali protetti.

Si dovrà tenere anche in considerazione:
a) lo scopo di lucro o non di lucro per il quale e’ effettuata l’utilizzazione;
b) gli incassi lordi o le quote degli incassi lordi corrispondenti alla parte ed al ruolo che il fonogramma o apparecchio impiegato per lo sfruttamento del fonogramma occupa nella sua pubblica utilizzazione;
c) la misura del compenso dovuto per la medesima utilizzazione dei corrispondenti diritti d’autore di cui al titolo I della legge 22 aprile 1941, n. 633.

Il decreto stabilisce che la quota dei compensi spettante agli artisti interpreti o esecutori le cui interpretazioni o esecuzioni siano fissate o riprodotte nei fonogrammi, è pari al 50% dell’ammontare globale del compenso stesso, e quindi, sembra di capire, non decurtata delle spese di incassi (ricordiamo che per legge l’incasso spetta ai produttori di fonogrammi).

Infine è precisato che l’ammontare della quota di ripartizione spettante agli artisti interpreti o esecutori, è versata ai medesimi secondo quanto disposto dagli articoli 73 e 73-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, dall’art. 39 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, nonche’ dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19 dicembre 2012.

Rimangono in vigore, se non diversamente pattuito, gli accordi stipulati prima dell’entrata in vigore del decreto.