Kazaa, copyright e globalizzazione

L’industria musicale americana, in lotta aperta con chi distribuisce illegalmente materiale protetto da copyright via Internet, si trova ad affrontare un nuovo problema: i confini geografici. Internet infatti non ha confini, ma il sistema giuridico che vuole perseguire chi distribuisce questi file attraverso la Rete e chi produce il software che ne permette la distribuzione ha invece pesanti vincoli geografici.
E’ questo il punto centrale su cui si sta incentrando il dibattito del caso Kazaa. La Sharman Networks, il distributore del programma, ha il proprio quartier generale a Vanuatu ed è gestita dall’Australia, i suoi server si trovano in Danimarca, il codice sorgente del suo software è stato visto per l’ultima volta in Estonia e sembra che i suoi primi sviluppatori risiedano in Olanda. Tutto ciò che Kazaa ha in USA sono i milioni di utenti che condividono file.
Un gruppo discografico ha chiesto alla corte federale di giudicare Kazaa in quanto imputabile di contribuire alle infrazioni sul copyright da parte dei suoi utenti, e se il gruppo vincerà , la Sharman Networks dovrà smettere di distribuire Kazaa, oppure modificarlo in modo da bloccare la condivisione di file protetti da copyright, cosa che secondo la Sharman è impossibile per la struttura stessa del software.
La Sharman Networks afferma anche di non poter essere giudicata da un tribunale americano poiché non ha particolari interessi o legami con gli Stati Uniti e che le leggi degli Stati Uniti non possono essere estese ai milioni di utenti che usano Kazaa nel resto del mondo.
Diversamente da Napster, giudicato colpevole di violazione delle leggi americane sul copyright, Kazaa non ha server centrali contenenti un indice dei file dei suoi utenti, e proprio per questo, affermano i suoi legali, anche se la compagnia smettesse di distribuire il software, chi lo ha già scaricato potrebbe continuare a condividere file. Inoltre, sempre secondo la Sherman Networks, chi infrange il copyright non è Kazaa, ma gli utenti, poiché il software permette semplicemente di condividere file, e questo, finché si tratta di file non protetti, è perfettamente legale.

Daniela Torrisi

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.