Gli sviluppatori di programmi di file-sharing chiedono nuove regole

Mentre si fa sempre più forte l’attacco dell’industria discografica allo scambio di materiale protetto su Internet, gli sviluppatori dei programmi che quello scambio facilitano chiedono al Cogresso statunitense una riforma della normativa in materia di copyright.
L’associazione che li rapprensenta, P2P united, sostiene che più di 63 milioni di persone, solo negli Stai Uniti, hanno posto in essere in qualche modo un’attività di file sharing e che la reazione dell’industria discografica, giunta a chiedere a singoli utenti fino a 150,000 $ per brano scaricato, è il risultato dell’inadeguatezza e dell’atteggiamente repressivo del Digital Millennium Copyright Act. “Queste controversie discriminatiorie che calpestato i diritti dei cittadini devo essere fermate” ha dichiarato Adam Eisgrau, direttore esecutivo della P2P United ” e chiunque abbia interesse ad un futuro per l’e-commerce deve sedersi a discutere su come costruire il mercato del ventunesimo secolo”.
Se da un lato la proprietà intellettuale merita protezione, ha avuto modo di sottolineare Eisgrau, dall’altro l’industria discografica ha spinto troppo per un rafforzamento delle legislazione contro la pirateria con il risultato che l’indispensabile principio di proporzionalità tra azione illecita e sanzione sembra essere venuto meno.
Una prima richiesta della P2P United, su cui il Congresso sta già riflettendo, riguarda l’abrogazione della disposizione del Digital Millennium Copyright Act che consente ai titolari di copyright di costringere gli Internet Service Provider a rivelare l’identità dei loro utenti che sono sospettati di scambiare musica pirata.

Marco Scialdone

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.