Taiwan: confronto su nuove misure anti-pirateria

I rappresentanti dell’industria discografica internazionale hanno dichiarato, durante una visita a Taiwan, il proprio appoggio incondizionato alla campagna degli artisti e delle compagnie discografiche di Taiwan contro la pirateria, esprimendo il timore che l’industria della musica di questo paese, già in crisi, finisca in breve allo stesso modo della sua decimata industria cinematografica, se gli attuali livelli di pirateria non vengono riportati sotto controllo.
Taiwan, dopo il grande sviluppo del settore musicale negli anni ’90, sta ora fronteggiando il dilagare della pirateria che negli ultimi due anni ha raggiunto il 50% delle vendite, con un corrispondente calo nelle vendite di musica legale.
Nel 1999 Taiwan era al secondo posto in Asia dopo il Giappone per le vendite di musica, ora è solo al quarto, sorpassata da Corea e India. La crescita della pirateria ha colpito soprattutto gli artisti locali, che costituiscono più della metà del fatturato sull’isola, e l’occupazione nelle compagnie discografiche locali, con un calo nei posti di lavoro di circa il 30%.
La pirateria sta minacciando anche la posizione del Paese come centro creativo della musica in cinese mandarino, che vede Taiwan come fonte dell’80% della musica cinese nel mondo.
Il crimine organizzato gioca un ruolo di primo piano nel commercio della musica pirata a Taiwan: sofisticate associazioni gestiscono l’affare, sia per il mercato interno che per l’esportazione. I raid della polizia hanno portato al sequestro di armi da fuoco e munizioni illegali e, soprattutto in Sudamerica, al sequestro di navi cariche di CD pirata e CD vergini per le copie, di manifattura taiwanese.
Lo scaricamento di musica illegale da Internet è un altro problema in crescita. Secondo un’indagine della IpsosReid, Taiwan è al secondo posto, dopo il Canada, per lo scaricamento illegale di musica dalla rete.
La delegazione internazionale ha preso atto dell’intensificarsi degli sforzi di Taiwan per fronteggiare il problema, ma trova che ci sia bisogno di maggiori e urgenti misure antipirateria, in particolare per costringere al rispetto delle leggi esistenti, per mobilitare giudici e pubblici ministeri e rafforzare le lacune legislative. Nonostante gli sforzi della polizia, infatti, il problema della pirateria è peggiorato. Jay Berman, funzionario dell’IFPI, ha affermato: “Il sistema giuridico deve attaccare la pirateria per ciò che effettivamente è, cioè crimine organizzato, il che significa mandare in carcere i pirati”.
La comunità artistica di Taiwan ha lanciato quest’anno una campagna senza precedenti contro la pirateria, che ha raggiunto il suo culmine in aprile, quando il premier Yu ha richiesto il pugno di ferro, e il governo ha nominato una task force specializzata in infrazioni del copyright.
L’industria della musica in particolare chiede:
– che la nuova task force abbia un riconoscimento su base legale e che riceva opportuni poteri che le consentano di ispezionare fabbriche, sequestrare prodotti e compiere arresti,
– che la legge sulla pirateria venga emendata, in modo da rendere la pirateria un crimine “pubblico” e di evitare la depenalizzazione della pirateria sotto una certa soglia commerciale,
– che vengano fatte delle modifiche alla legge sul copyright in modo da proteggere anche la musica su internet,
– che vengano adottati dei provvedimenti efficaci, in particolare un approccio aggressivo nel perseguire, giudicare e punire i pirati nei tribunali,
– che ai produttori discografici vengano garantiti i diritti per le rappresentazioni pubbliche, come avviene nel resto del mondo.

Daniela Torrisi

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.