Le etichette discografiche canadesi appellano la decisione della corte

CRIA (la Canadian Recording Industry Association) ha appellato la decisione di una Corte secondo la quale il peer-to-peer non sarebbe illegale.
Proprio come la sua controparte americana, la CRIA sta cercando di citare in giudizio gli utenti dei sistemi di file-sharing che si scambino on-line musica protetta da copyright. Lo scorso marzo però una Corte negò all’associazione la possibilità di risalire alle identità dei presunti utenti dei servizi in questione. Per la corte utilizzare programmi quali KaZaa non sarebbe illegale.
Ora la Canadian Recording Industry Association chiede alla Corte federale d’Appello di rovesciare la decisione, dato che a suo parere quella stessa decisione avrebbe messo in serio pericolo tutta l’industria musicale, e con essa quella cinematografica e del software.
Le corti canadesi sono risultate finora poco propense ad accettare la guerra al peer-to-peer che le etichette musicali hanno intrapreso. E certo con questo appello l’associazione canadese spera tra l’altro di cambiare la percezione che il mondo si starebbe facendo del Canada come di un paese in cui il peer-to-peer è intoccabile.
Lo scorso anno fu lo stesso Copyright Board canadese a mandare un primo segnale all’industria musicale: il download ‘ ma non l’upload ‘ di file musicali non si poteva considerare illegale.
Quando poi lo scorso marzo la CRIA tentò di portare in giudizio 29 individui e chiese che con un’ingiunzione si obbligasse gli ISP (Internet Service Provider) a fornire i nomi dietro agli IP che l’associazione aveva in mano, il giudice Konrad von Finckenstein stabilì che il condividere file musicali entro una rete non violava la legge statale sul copyright.
“Il solo fatto di porre un file su di una cartella cui chiunque può accedere attraverso un servizio di peer-to-peer non equivale a distribuire lo stesso file. Affinché sussista distribuzione occorre un atto della volontà del proprietario della cartella, come l’inviare il file o rendere noto che egli ha un tale file nella propria cartella”.
La CRIA, nella propria domanda di appello, motiva invece che l’uploadare file protetti da copyright senza autorizzazione costituisce di fatto distribuzione illegale degli stessi.
Entro 30 giorni andranno depositati i commenti della controparte, quindi la Corte Federale d’Appello stabilirà una data per la discussione della causa.

La redazione (Alessandro di Francia)

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.