Rodotà boccia il Decreto Urbani. Denuncia a Bruxelles contro il decreto

In questi giorni la Commissione Cultura della Camera dei Deputati, allo scopo di correggere, entro i 60 giorni necessari per la conversione in legge, quelle parti del del Decreto Urbani ampiamente criticate fin dalla sua entrata in vigore, sta valutando gli interventi di tutte le parti interessate.
L’intervento di Stefano Rodotà , Garante per la protezione dei dati personali, ha suscitato molto interesse per la centralità della riservatezza nel D.L.
Rodotà , infatti, ritiene che nel D.L. sussistano incompatibilità con le disposizioni in materia di privacy.
Nello specifico il Garante per la tutela della Privacy ha criticato lo stesso relativamente a quei commi che attribuiscono ai Provider una responsabilità per le attività dei propri clienti ed a quelli che affidano loro un dovere di sorveglianza sulle medesime, pena sanzioni amministartive esemplari.
I Provider, essendo considerati soggetti privati in base alla normativa sulla privacy, non possono utilizzare né diffondere informazioni sui propri clienti se non espressa autorizzazione di questi ultimi ed inoltre, sempre per il rispetto delle norme sulla privacy, non sarebbe loro permesso nemmeno acquisire direttamente tali dati.
Se si investissero i Provider di tali funzioni pseudo-investigative si concretizzerebbe inoltre una chiara violazione del diritto fondamentale alla libertà ed alla segretezza della comunicazione sancito dall’art. 15 della Costituzione.

Denuncia a Bruxelles
Secondo un’ANSA diffusa ieri pomeriggio, è stata presentata alla Commissione Europea una denuncia contro il Decreto Urbani da un’associazione di categoria, che sostiene che il provvedimento sull’inasprimento della lotta alla pirateria cinematografica via Internet viola la direttiva 98/34 sulla trasparenza.
Si dice infatti che “le norme nazionali sarebbero state adottate senza rispettare la procedura stabilita dalla direttiva 98/34 sulla Trasparenza, che obbliga gli Stati a notificare i progetti delle regolamentazioni tecniche relative ai prodotti e ai servizi della societa’ dell’informazione alla Commissione e agli altri Stati membri prima che queste siano adottate nelle legislazioni nazionali”.
Si chiede inoltre “che sia accertato il rispetto della procedura 98/34 ed in caso negativo si apra una procedura d’infrazione contro l’Italia da concludersi con la richiesta dal Governo italiano di ritirare il decreto”.
Pare che la denuncia sia stata presentata da “un’associazione di settore”, di cui al momento della scrittura di questa notizia non si conosce il nome.
Le fonti ricordano che, qualora fosse accertato che il Decreto Urbani abbia violato la direttiva sulla trasparenza, il decreto diventerebbe inapplicabile.

La redazione (Federica Gasparini e Alessandro di Francia)

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.