Malesia: secondo BSA più di 900 aziende sono sospettate di ultilizzare programmi piratati

Secondo quanto riportato da Business Software Alliance (BSA) circa 900 aziende malesi utilizzerebbero software di illecita provenienza.
La linea di azione prospettata dal Direttore Marketing di BSA per l’area asiatica del pacifico Roland Chan non prevede per il momento azioni di forza.
Da parte di BSA vi è infatti l’intenzione di agire più sul piano educativo e culturale piuttosto che operare in modo repressivo.
Chan ha infatti dichiarato: “Le operazioni antipirateria presso le aziende sono l’ultima risorsa disponibile, agire in questo modo nei confronti delle aziende costituirebbe una perdita di tempo e di risorse”.
Severe le pene previste dall’ordinamento malese per i pirati che rischiano, oltre a pesanti sanzioni pecuniarie, la reclusione fino a cinque anni.
BSA sta quindi, per ora, agendo silo sul piano della comunicazione mediante lettere di avvertimento che illustrano i rischi relativi all’utilizzo di programmi di illecita provenienza e che hanno lo scopo di “risvegliare la coscienza degli imprenditori”.
Chan sostiene che la realizzazione di campagne di comunicazione attraverso i media potrebbe costituire un ulteriore fattore di educazione.
Inoltre ritiene che azioni basate su un confronto non diretto potrebbe condurre entro il 2006 a una riduzione del tasso di pirateria fino al 10% con notevoli benefici sul piano economico.

La redazione (RB)

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.