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La pirateria cresce al 53% in Italia nel 2005 secondo IDC

Business Software Alliance (BSA) presenta in tutto il mondo i risultati dello studio sulla pirateria informatica a livello globale realizzato da IDC.
A livello mondiale, il tasso medio di pirateria (inteso come la percentuale di software illecitamente duplicato rispetto al totale utilizzato) resta invariato al 35%, per via del sostanziale bilanciamento degli opposti comportamenti di diverse regioni geografiche; crescono però significativamente le perdite economiche associate, arrivando a superare la quota di 34 miliardi di dollari, e ciò per via della naturale espansione del mercato IT, soprattutto nei paesi emergenti.
Proprio le economie emergenti mostrano segnali confortanti, segno che la combinazione di attività di sensibilizzazione del pubblico e di rigorosa applicazione delle normative cominciamo a produrre risultati tangibili. Paesi come Cina, Russia, India, nazioni tradizionalmente ad illegalità molto diffusa, e le regioni del Centro ed Est Europeo e dell’area Mediorientale e Africana si caratterizzano, infatti, per diminuzioni anche sensibili del tasso medio.
L’Europa Occidentale è l’area geografica che desta le maggiori preoccupazioni, dal momento che include paesi con mercati maturi e sistemi socio-economici evoluti. Le nazioni di quest’area mostrano complessivamente un aumento del tasso medio pari ad un punto percentuale, ma con aumenti superiori in Italia, Spagna e Portogallo (tutte con variazioni del 3%) e Francia (dove la crescita è del 2%); la crescita delle nazioni latine vanifica purtroppo le diminuzioni registrate nei paesi dell’area centrale e nordica.
Per l’Italia, dove il tasso passa al 53% rispetto al 50% registrato da IDC per il 2004, si tratta della crescita più elevata dal 2000 (data di riferimento per l’ingresso in vigore di norme più restrittive in materia di copyright) ad oggi. Aumentano anche le perdite economiche per il settore IT, che passano dai 1.500 milioni di dollari del 2004 ai 1.564 del 2005.
“E’ sconcertante assistere a un ulteriore incremento nel tasso di pirateria in Italia”, ha commentato Francesca Giudice, Presidente di BSA Italia. “E questo in un anno che ha visto intensificarsi notevolmente l’impegno delle Forze dell’Ordine nel contrasto del fenomeno e la collaborazione di BSA alle loro attività . Che il nostro Paese vada sempre controcorrente rispetto ai trend degli altri mercati europei evidenzia chiaramente un problema socioculturale di base, che va affrontato con ancora maggiore decisione e adeguati investimenti da parte delle Istituzioni. Ci auguriamo di poter intensificare la collaborazione anche con il nuovo Governo, al fine di realizzare nuove campagne d’informazione ed educazione dei cittadini, con particolare attenzione a giovani ed imprenditori”.
“Le principali cause di questa grave crescita del fenomeno in Italia sono la persistenza di comportamenti illegali nelle PMI, e la sempre maggiore diffusione della cosiddetta pirateria di strada e dello scambio illecito su Internet” precisa la Giudice. “Nel mondo delle PMI e degli studi professionali il ricorso all’utilizzo di software piratato continua infatti ad essere considerato come la prima opzione per ridurre i costi e fronteggiare la congiuntura economica negativa, ma si tratta di un rimedio effimero e altamente rischioso per via delle potenziali conseguenze che potrebbero insorgere a carico dell’azienda e dei singoli responsabili”.
A livello internazionale, le percentuali della pirateria sono diminuite in oltre la metà (51) dei 97 Paesi esaminati nello studio di quest’anno, e aumentate in soli 19 mercati. La percentuale globale è rimasta invariata dal 2004 al 2005, con i grandi mercati sviluppati come Stati Uniti, Europa Occidentale, Giappone e alcune economie asiatiche che continuano a dominare il mercato del software con un tasso di pirateria complessivo pressoché stabile.
Riduzioni nei tassi di pirateria sono state invece registrate nei Paesi in rapido sviluppo come Russia, India e Cina. In particolare, Cina e Russia hanno ridotto di quattro punti percentuali il loro tasso di pirateria dal 2004 al 2005, mentre in India è sceso di due punti. Degno di nota è certamente il risultato cinese, a maggior ragione considerato che è uno dei mercati a più alto tasso di sviluppo e con la maggiore velocità di diffusione delle tecnologie IT.
Lo studio ha evidenziato inoltre una discesa della pirateria anche in 19 dei 26 Paesi mediorientali e africani analizzati, 12 dei quali addirittura per due punti percentuali o più. In Europa Centrale/Orientale il fenomeno è sceso in 15 dei 18 mercati esaminati: in particolare lo scorso anno l’Ucraina ha ridotto il problema di sei punti percentuali, scendendo così all’85%.
Le perdite causate dalla pirateria software a livello mondiale nel 2005 ammontano a 34 miliardi di dollari, con un incremento di 1,6 miliardi di dollari rispetto all’anno precedente. Nei Paesi con mercati software di grandi dimensioni, percentuali di pirateria relativamente basse possono condurre a forti perdite finanziarie: sebbene gli Stati Uniti con il 21% vantino il tasso di pirateria più basso di tutti i Paesi analizzati, nel contempo accusano le perdite più elevate per un singolo mercato, pari a 6,9 miliardi di dollari. In seconda posizione c’è la Cina, con 3,9 miliardi di dollari e un tasso di pirateria dell’86%, seguita dalla Francia con danni per 3,2 miliardi di dollari e una diffusione del fenomeno nel 47% dei casi.
Ecco alcuni altri dati significativi emersi dalla ricerca:
§ i quattro Paesi in cui si è verificata la maggior riduzione percentuale rispetto all’anno precedente sono stati Cina (4 punti), Russia (4 punti), Ucraina (6 punti) e Marocco (4 punti).
§ i Paesi con la più alta percentuale di pirateria sono Vietnam (90%), Zimbabwe (90%), Indonesia (87%), Cina (86%) e Pakistan (86%).
§ i Paesi con la più bassa percentuale di pirateria sono Stati Uniti (21%), Nuova Zelanda (23%), Austria (26%) e Finlandia (26%).
Di seguito, il quadro relativo all’Europa Occidentale:

“Numerosi fattori contribuiscono alle differenze nel tasso di pirateria tra le varie regioni: la solidità della protezione della proprietà intellettuale, la facilità con cui si può accedere al software abusivamente riprodotto, le differenze culturali e le tendenze del mercato IT”, spiega John Gantz, Chief Research Officer di IDC. “Non v’è dubbio che ridurre il fenomeno della pirateria software imponga lavoro e investimenti, ma i risultati possono garantire enormi vantaggi per il settore e le economie locali”.
Un precedente studio effettuato da IDC e BSA aveva mostrato come un’eventuale riduzione di dieci punti che portasse al 25% il tasso di pirateria globale riuscirebbe a creare in tutto il mondo 2,4 milioni di nuovi posti di lavoro, 400 miliardi di dollari di crescita economica e 67 miliardi di dollari di nuovo gettito fiscale.

About Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.