L’industria musicale si rinnova’

“Le grandi case discografiche si trovano a fare i conti con la situazione attuale per il solo fatto di aver cessato di introdurre innovazioni venti anni fa ed essendosi arenate nello stesso, superato modello di business dal 1960: è quindi giunto il momento che si decidano a prestare la dovuta attenzione a come i consumatori vivono e a ciò che gli stessi realmente vogliono.”
Queste sono alcune delle interessanti considerazioni in materia esposte dal “Futurologo” Sholto Ramsey alla Music Work Conference.
Secondo lo stesso, l’industria musicale vive nella convinzione che il proprio settore si differenzi da altri mercati grazie a proprie singolari caratteristiche, come investire pesantemente in prima linea di fronte ad un tasso di fallimento del 90% ed un break-even estremamente alto: ecco perché, per esempio, ci sono soltanto 5 grandi etichette discografiche ed esiste una gran quantità di musica sostanzialmente identica.
E’ a causa della sua inadeguatezza che l’industria discografica affronta questa grave questione senza capire che è l’origine di molti dei suoi attuali problemi. D’altra parte, quasi ogni settore dell’economia ha subito negli ultimi due decenni una drastica trasformazione, modificando la propria struttura base dei costi ed ampliando quella di mercato, e dando così vita ad un nuovo rapporto consumatore/business-marchio-prodotto: Apple e Microsoft hanno modificato il nostro rapporto con il computer, Blockbuster con i film, HBO con la TV e Amazon con i libri. Nel caso del mercato musicale, invece, è prevalentemente il consumatore -e non le grandi major dell’industria – a dettare le condizioni di questa relazione.

Simona Leo

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.