Il problema della pirateria allarma la Cina

Per l’uscita in anteprima del nuovo colossal sulle arti marziali di Zhang Yimou “Hero”, sono state prese eccezionali misure di sicurezza per evitare che la pellicola finisse subito nel mercato clandestino.
Tali misure hanno comportato una sorta di schedatura dei presenti alla proiezione in anteprima, privati, inoltre, all’entrata di qualsiasi oggetto che potesse celare dispositivi per la registrazione di sonoro o immagini.
L’episodio è la testimonianza del drammatico livello raggiunto dalla attività legata alla violazione del copyright in Cina.
Nel paese infatti il 90% della musica, dei film e dei software è costituito da copie di origine illecita vendute a una frazione del prezzo originale.
L’entità del problema ha mobilitato gli artisti autoctoni, che hanno iniziato a collaborare con colossi dell’industria internazionale quali Microsoft, Warner, per sottolineare la scarsa capacità di reazione delle autorità nei confronti del fenomeno.
Il panorama è mutato. Mentre in precedenza il problema veniva percepito come una “malattia” tipica della opulenta società occidentale, oggi in Cina gli autori stanno prendendo coscienza dei propri diritti anche sotto il profilo economico.
Il problema è oltremodo serio, come afferma Mr. Jiang, un distributore cinematografico, il quale rivela che al più tardi entro tre giorni dall’uscita dei film nelle sale, il mercato viene invaso dalle copie pirata, facendo calare in modo esponenziale l’afflusso alle sale cinematografiche e creando in tal modo un pesantissimo danno economico che mette a repentaglio il futuro della neonata industria filmica cinese.

La redazione (RB)

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.