Un trattato sul cybercrime negli Stati Uniti d’America

In questi giorni negli Stati Uniti d’America si parla molto di un controverso trattato che si starebbe avvicinando alla fine del suo percorso con la ratifica da parte del Senato.
La ratifica di quello che è in realtà il trattato sul cybercrime del Consiglio d’Europa è fortemente voluta, tra gli altri, dal Senatore repubblicano per lo stato dell’Indiana Richard Lugar, che è anche a capo della Commissione presso il Senato per le relazioni estere. A suo modo di vedere il trattato in questione andrebbe ratificato per ‘permettere agli Stati Uniti d’America di continuare a giocare il suo ruolo di leadership nell’ambito della applicazione delle leggi internazionali, oltre a rafforzare la sicurezza degli americani, a casa propria come all’estero’.
La ratifica del trattato comporterebbe l’aggiornamento del sistema legale americano in tema di computer-related crimes quali l’intrusione non autorizzata nella rete, l’invio di worms e virus, e la violazione della legge sul diritto d’autore.
Il trattato, da poco ratificato da paesi europei quali l’Albania, la Croazia, l’Estonia, l’Ungheria, la Lituania e la Romania, prevede tra l’altro un sistema di mutua assistenza ed estradizione tra le nazioni che l’abbiano sottoscritto.
Un’addenda del trattato prevede però che le stesse nazioni incarcerino chiunque individuo si sia reso colpevole di “insultare pubblicamente, attraverso un sistema computerizzato” determinati gruppi di persone basati su caratteristiche quali la razza o l’origine etnica; e ciò andrebbe contro il Primo Emendamento della Carta Costituzionale degli Stati Uniti d’America, il quale garantisce la libertà di espressione.
Per questo motivo il Senato non prenderà in considerazione l’addenda in questione.
Ci sono però dei gruppi che si battono per il rispetto delle libertà civili, quali l’Electronic Privacy Information Center, che hanno denunciato con una lettera aperta al Senato americano il fatto che la ratifica di questo trattato “creerebbe tecniche investigative invasive, ed al contempo non riuscirebbe a fornire significative garanzie per quanto riguarda le libertà civili e quelle collegate alla privacy”.

La redazione (Alessandro di Francia)

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.