Pakistan e Cina: la pirateria è un fenomeno inarrestabile’

La stampa internazionale ha dato molto risalto nei giorni scorsi al fatto che in alcuni Paesi il fenomeno della pirateria sarebbe così radicato da risultare ormai incontenibile.
BBC e USA Today hanno infatti trattato la situazione di Pakistan e Cina descrivendoli come nazioni nelle quali il fenomeno è parte integrante della vita quotidiana dei consumatori e degli operatori del settore, dei rivenditori, ed ormai praticamente impossibile da arginare.
Emblematico il caso riportato di Ameed Riaz, un giovane imprenditore di Karachi, che un paio di anni or sono aveva acquisito EMI Pakistan, con un catalogo di 150.000 brani, il più vasto del Paese con la speranza di mettere a frutto il proprio investimento.
Nel breve termine di due anni dall’acquisto dell’azienda Riaz è stato costretto a chiudere la propria attività e trovare altre forme di sostentamento.
International Federation for Phonographic Industries (IFPI) sostiene che i produttori supporti contraffatti raddoppino la propria capacità produttiva ogni 18 mesi garantendo anche la realizzazione di prodotti perfettamente contraffatti difficilmente distinguibili dagli originali. Sempre secondo IFPI il Pakistan produrrebbe annualmente più di 230 milioni di supporti copiati.
Difficile quindi che un Paese nel quale la maggior parte dei cittadini acquistano beni perfettamente replicati per cifre decine di volte inferiori ai supporti originali possa dare vita a un mercato legale.
Ma se la situazione del Pakistan risulta essere preoccupante soprattutto relativamente all’attività di esportazione dei beni contraffatti, la situazione della Cina risulta essere particolarmente grave non solo in relazione alla predetta problematica, ma anche in relazione al fatto che la pirateria mette a rischio uno dei mercati più remunerativi se si considera il potenziale numero degli utenti.
L’articolo apparso su Usa Today getta fosche ombre anche sul mercato cinese che viene descritto, al pari di quello pakistano, come ormai completamente ‘infettato’ dal fenomeno della pirateria e quindi difficilmente instradabile in un ambito di diffusa legalità . La situazione descritta è decisamente negativa tanto da far presagire una impossibilità per gli artisti di poter trarre sostentamento direttamente dalla vendita dei supporti. E’ quindi prospettata la necessità di creare reddito indirettamente mediante sponsorizzazioni, endorsment, promozione pubblicitaria per recuperare i flussi reddituali interrotti dal fenomeno della pirateria.
Un passo indietro e il ritorno a più o meno velate forme di mecenatismo che potrebbero anche mettere a rischio la fragile e parziale (nonostante dal più parti si sostenga il contrario) indipendenza dell’artista fino a oggi, almeno in parte, generata dalla presenza dell’istituto del diritto di autore.

La redazione (Raimondo Bellantoni)

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.