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ADUC chiede l’intervento del Ministero delle Attività Produttive per ristabilire mercato e diritto

COMUNICATO ADUC
Firenze, 14 gennaio 2002. Sono gia’ diverse le case discografiche che utilizzano tecnologie anti-copia sui Cd che immettono sul mercato, cercando in questo modo di preservare il loro diritto d’autore da chi, anche e soprattutto a livello amatoriale e come riserva, ne fa copia.
Il risultato e’ che questi Cd non funzionano su tutti i tipi di lettore, specialmente quelli dei computer. E se l’acquirente non e’ informato di aver acquistato un Cd di questo tipo, corre il pericolo di non poterlo ascoltare. Gli avvisi del trattamento anti-copia sono riportati sui cd in vendita, ma sono cosi’ minuscoli che, se il consumatore non è precedentemente informato che quell’oggetto potrebbe non funzionare su tutti i tipi di lettore, si ritrova con un acquisto inutile.
Si potrebbe dire che ognuno vende cio’ che crede a chi vuole comprarlo -dice il presidente dell’Aduc, Vincenzo Donvito – ma questo principio base della libertà di produzione e di commercio, non e’ tanto lineare nel nostro caso. Per due motivi:
1)le case discografiche, in virtù della possibilità di copia dei prodotti che immettono sul mercato, percepiscono una percentuale sulle vendite di cassette, Cd e minidisk vergini. Per cui, che senso avrebbe questa elargizione nel momento in cui i prodotti in commercio non sono più copiabili’
2) c’e’ qualche legge che vieta di fare copia del prodotto che si è acquistato, ovviamente per un uso personale’ Non ci sembra. Quindi ci troveremmo in presenza di un acquisto di un prodotto di cui non si puo’ disporre a proprio piacimento e necessità .
Ci sembra che siamo di fronte non tanto ad una legittima protezione del diritto d’autore, ma ad una furbizia economica e ad una violazione del diritto al consumo.
E mentre negli Usa un gruppo di parlamentari ha fatto avviare un indagine del Congresso per verificare se è stato violata la legge (Audio Home Recording Act) che stabilisce il diritto di ogni consumatore a farsi una copia per uso personale della musica acquistata, l’azienda Philips, da Amsterdam, ha fatto conoscere la sua contrarietà a questi sistemi anti-copia. Si tratta dell’azienda che ha inventato lo standard del Cd ed è licenziataria di questa tecnologia, che si è schierata contro la minaccia alla portabilità di questo supporto: a nostro avviso un calcolo commerciale lungimirante che fa strage dell’arroccamento protezionista di chi considera il mercato solo in termini predatori.
Inoltre, dopo il flop che si è avuto con i vari tentativi di blocco dei file-sharing (file musicali condivisi dagli utenti di Internet), non sono pochi quelli che credono che per le case discografiche si tratti di una battaglia persa in partenza, senza considerare che – è solo questione di tempo – le tecnologie per ovviare a questi blocchi dovrebbero essere molto semplici.
Una serie di considerazioni che abbiamo inoltrato al ministero delle Attività Produttive, perché ci faccia conoscere le sue valutazioni che, se collimanti con le nostre per l’aspetto legale, necessitano di interventi di ripristino del mercato e del diritto.

About Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.