Urbani, subito IVA su CD al 10%

Una riduzione dell’Iva sui CD al 10% – misura che potrebbe essere inserita già nel collegato fiscale alla Finanziaria- e una legge per la musica popolare, con norme per la defiscalizzazione degli utili reinvestiti nella ricerca di nuovi talenti e una quota di riserva sul mercato per la musica made in italy.
Questi i fronti su cui si è impegnato il ministro per i beni culturali Giuliano Urbani incontrando martedì sera a Roma il presidente della FIMI Alberto Pojaghi, il direttore generale Enzo Mazza e Caterina Caselli, che nei giorni scorsi avevano lanciato da Sanremo l’allarme sulla crisi dell’industria discografica, minacciando l'”Aventino”: “Se non cambia nulla- avevano detto – l’anno prossimo non parteciperemo al festival”.
“Ci sono almeno tre argomenti- ha detto il ministro – sui quali stiamo già lavorando e per i quali i suggerimenti ricevuti saranno tenuti nella massima considerazione: primo, la lotta alla pirateria; secondo, eguali condizioni fiscali con i principali paesi europei; terzo, la valorizzazione della musica popolare”.
L’abbattimento dell’Iva al 10%, una delle richieste più pressanti dei discografici, sanerebbe il paradosso che vede il disco equiparato (con l’aliquota al 20%) ai prodotti di lusso e insieme sarebbe il primo passo verso la riduzione al 4% imposta da una direttiva europea. Il provvedimento potrebbe entrare già nel collegato alla Finanziaria, il cui arrivo in aula è previsto per aprile.
Tempi lunghi (“probabilmente entro l’estate”, ha detto il segretario generale del ministero Carlo Rocca, presente all’incontro) per la legge organica sulla musica popolare destinata a dare finalmente dignità autonoma a un settore che, ha sottolineato Caterina Caseli, “ha bisogno di essere riconosciuto per essere presente nel mercato globale, più che mai in un momento di crisi gravissima”.
Tra le misure previste, l’introduzione di una quota riservata alla musica italiana nelle radio e nelle tv (sul modello della Francia, dove è del 40% ) e la defiscalizzazione degli utili reinvestiti:
“L’abbiamo battezzate una “Tremonti per il disco”, ha detto Mazza. “La detassazione porterebbe a ridurre i rischi negli investimenti, attivando il volano della produzione discografica con ricadute positive su tutta la filiera”.
” I talenti – ha confermato Caselli – vanno costruiti, preparati, accuditi, difesi. Solo abbinando il rischio d’impresa al lavoro dell’artista possono nascere i nomi come Elisa o il fenomeno Bocelli”.
Centrale anche l’impegno per la lotta alla pirateria (che in Italia rappresenta il 25% del mercato) attraverso l’applicazione rigorosa della legge già esistente e nuove campagne mediatiche per educare la gente a rifiutare i prodotti contraffatti.
Non ultima misura, la promozione della musica italiana all’estero, “di qull’Italian style – ha sottolineato Mazza – che fa della nostra musica dance la prima al mondo: ma bisogna creare un sistema che consenta di consolidarne la posizione”.
“Abbiamo avuto con il ministro un contraddittorio vivace – ha commenteto Pojaghi – che ci lascia fiduciosi. Ci auguriamo che queste misure vengano adottate con l’immediatezza necessaria, senza arrivare alla fine dell’esercizio di quest’anno delle aziende”.

La redazione – Fonte: ANSA

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.