Nuova interrogazione parlamentare del senatore Fabris sulla S.I.A.E.

Riportiamo il testo integrale della interrogazione n. 4-08140 del senatore Fabris, presentata nella seduta n. 738 del 15 febbraio u.s. del Senato.

FABRIS – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per i beni e le attività culturali e dell’economia e delle finanze – Premesso che:

la SIAE è, per espressa previsione dell’articolo 7 del decreto legislativo n. 419 del 1999, un ente pubblico a base associativa;

ai sensi dell’articolo 7, comma 8, del decreto legislativo n. 419 del 1999 e dell’articolo 16 dello statuto della SIAE, la SIAE è sottoposta alla vigilanza del Ministero per i beni e le attività culturali che la esercita sentito il Ministro delle finanze per le materie di sua specifica competenza;

ai sensi dell’articolo 13, comma 1, lettera b) del decreto legislativo n. 419 del 1999 la nomina dei Consiglieri di amministrazione della SIAE è effettuata con decreto del Ministro vigilante ed è esplicitamente vietato nominare Consiglieri di amministrazione i “rappresentanti del Ministero vigilante o di altre amministrazioni pubbliche, di organizzazioni imprenditoriali e sindacali e di altri enti esponenziali”;

ai sensi dell’articolo 11 dello statuto della SIAE, il collegio dei revisori è composto di cinque membri effettivi e due supplenti, tra cui uno effettivo, con funzioni di presidente, ed uno supplente, nominati dal Ministro dell’economia e delle finanze;

ai sensi dell’articolo 11 dello statuto della SIAE, i membri del collegio dei revisori sono scelti tra persone in possesso di specifica professionalità iscritte nel registro dei revisori contabili;

in base al combinato disposto dell’articolo 11 dello statuto della SIAE e dell’articolo 13, comma 1, lettera h), del decreto legislativo n. 419 del 1999, il Presidente ed un componente supplente sono nominati “in rappresentanza” del Ministro dell’economia e delle finanze;

ai sensi dell’articolo 12 dello statuto della SIAE, il collegio dei revisori svolge i compiti indicati dagli articoli 2397 e seguenti del codice civile;

in base all’articolo 2403 del codice civile il collegio dei revisori ha il dovere di vigilare sull’osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione ed in particolare sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla società e sul suo concreto funzionamento;

in base all’articolo 2405 del codice civile, il collegio dei revisori ha il dovere di assistere alle adunanze del consiglio di amministrazione e alle assemblee;

l’articolo 6 dello statuto prevede espressamente l’incompatibilità della carica di consigliere con quelle di membro dell’assemblea e di componente delle commissioni di sezione;

in base al combinato disposto dell’articolo 7 e dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 419 del 1999, l’organizzazione ed il funzionamento della SIAE devono essere ispirati al rispetto dei principi di distinzione tra attività di indirizzo ed attività di gestione, di cui al decreto legislativo 165 del 2001, e successive modifiche;

l’articolo 13, comma 1, lettera f) del decreto legislativo n. 419 del 1999 impone che il compenso spettante ai componenti degli organi di amministrazione, ordinari o straordinari, siano determinati con decreto del Ministro vigilante, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, sulla base di eventuali direttive del Presidente del Consiglio dei ministri;

il medesimo articolo 13, comma 1, lettera f), del decreto legislativo n. 419 del 1999 impone che anche la determinazione dei gettoni di presenza per i componenti dell’organo assembleare avvenga con analogo decreto;

l’articolo 13 dello statuto disciplina in modo esaustivo le funzioni del direttore generale della SIAE;

l’articolo 13, comma 2, lettera b), dello Statuto dispone, in particolare, che il Direttore Generale “esercita le funzioni che gli sono affidate dal consiglio di amministrazione e quelle previste dai regolamenti della società e gestisce l’attuazione delle decisioni del consiglio di amministrazione allocando conseguentemente le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili”;

l’articolo 13, comma 2, lettera c) dello Statuto dispone, in particolare, che il Direttore generale “sovraintende alle attività di acquisizione delle entrate ed esercita altresì i poteri di spesa nei limiti delle previsioni di bilancio”;

con nota del 9 dicembre 2004, il Ministero per i beni e le attività culturali, Dipartimento per lo spettacolo e lo sport, ha ritenuto che il Consiglio di amministrazione della SIAE, nella composizione conseguente alla nomina, dovesse circoscrivere la propria attività alla individuazione del sostituto del Presidente, al quale dar mandato di curare gli adempimenti necessari per la sollecita convocazione dell’Assemblea e assicurare gli adempimenti demandati al Presidente, limitatamente alla gestione ordinaria della società ;

ai sensi dell’articolo 13, comma 1, lettera g) del decreto legislativo 419 del 1999 e dell’articolo 9 dello Statuto le funzioni demandate al Presidente consistono esclusivamente nel convocare e presiedere l’assemblea e il consiglio di amministrazione e rappresentare legalmente la società ;

la predetta nota non pone alcuna limitazione alle attività e alle funzioni gestionali che, in forza delle inderogabili ed inequivocabili disposizioni di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 419 del 1999 e delle disposizioni di cui agli articoli 13 e 14 dello Statuto, spettano esclusivamente al Direttore generale e ai Dirigenti, le cui funzioni non sono state affatto ridotte o menomate dalla sentenza del Consiglio di Stato n. 7857 del 2004;

l’articolo 7, comma 6, del decreto legislativo n. 419 del 1999 impone la separazione contabile tra la gestione relativa alla tutela del diritto d’autore e dei diritti connessi e la gestione relativa agli ulteriori servizi, prescrivendo che per ciascuna delle gestioni deve essere perseguito obbligatoriamente l’equilibrio finanziario;

l’articolo 6 dello statuto prevede espressamente l’incompatibilità della carica di consigliere con quelle di membro dell’assemblea e di componente delle commissioni di sezione,

si chiede di sapere se risulti che corrisponda al vero:

che il Consiglio di amministrazione avrebbe determinato i propri compensi, in violazione dell’articolo 13, comma 1, lettera f) del decreto legislativo n. 419 del 1999 e che il Collegio dei revisori non ha mai denunciato tale circostanza ‘ qualora sia vera ‘ né all’assemblea né all’Amministrazione vigilante;

che la disciplina relativa all’esercizio dei poteri di spesa sarebbe dettata da una semplice delibera consiliare che, attribuendo gli stessi al Consiglio di amministrazione, contrasta con gli articoli 13 e 14 dello statuto e con il principio di distinzione tra attività di indirizzo e attività di gestione e che il Collegio dei revisori non avrebbe mai assunto alcuna iniziativa formale idonea a denunciare tale illegittimità ;

che il Collegio dei revisori, nel corso della riunione del 21 dicembre 2004, avrebbe formulato al Consiglio di amministrazione considerazioni di opportunità allo stesso Collegio non spettanti e, per di più, prive di qualsivoglia fondamento giuridico, fino ad arrivare a sostenere l’inopportunità dell’affidamento al Direttore generale dei poteri allo stesso attribuiti espressamente dall’articolo 13, comma 2, lettera b), dello statuto;

che la suddetta valutazione di opportunità ‘ qualora fosse stata effettivamente espressa nel corso della riunione del 21 dicembre 2004 ‘ era idonea a condizionare i lavori del Consiglio di amministrazione della SIAE e ad indurlo e autorizzarlo a continuare a svolgere la propria attività nel più totale dispregio delle leggi e dello Statuto;

che, a vari mesi dall’insediamento del Direttore generale, allo stesso sarebbe tuttora inibito l’esercizio dei poteri di spesa ed i conseguenti poteri di firma, peraltro attribuitigli espressamente dallo Statuto e che ‘ ove così fosse ‘ il Collegio dei revisori non avrebbe mai denunciato tale violazione statutaria e di legge;

che i poteri di firma sarebbero tuttora delegati al Presidente, ai dirigenti e ancora al Vice Direttore generale facente funzioni di direttore generale;

che il Collegio dei revisori, nella riunione del Consiglio di amministrazione del 29 luglio 2004, avrebbe disatteso i propri compiti e violato palesemente il disposto dell’articolo 2403 del codice civile, sostenendo la necessità che fosse adottata una deliberazione che fissasse ambiti e limiti di operatività alle funzioni del Direttore generale, già nominato e non ancora insediato, e che tale adozione dovesse essere contestuale o propedeutica alla definizione del contratto da stipulare con il designato Direttore generale;

che fino al 29 luglio 2004 le funzioni del Direttore generale sarebbero state svolte da un Vice Direttore generale per il quale il Collegio dei revisori non aveva mai ritenuto di sostenere ‘ al contrario di quanto invece ritenuto indispensabile per il Direttore generale ‘ la necessità di una deliberazione che fissasse ambiti e limiti di operatività alle sue funzioni;

che proprio sulla base di tale atteggiamento del Collegio dei revisori il Consiglio di amministrazione avrebbe ritardato per circa tre mesi l’insediamento del Direttore generale, con gravissimo danno economico e funzionale alle attività della SIAE;

che il Consiglio di amministrazione, con una delibera adottata nella riunione del 7 settembre 2004, avrebbe violato contestualmente le disposizioni dell’articolo 13 dello statuto, il principio di distinzione tra attività di indirizzo e attività di gestione, gli articoli 11 e 49 del contratto collettivo di lavoro dei dirigenti della SIAE e gli articoli del regolamento generale della SIAE relativi alle filiali e alle circoscrizioni mandatarie e che il Collegio dei revisori non avrebbe assunto alcuna iniziativa formale idonea ad impedirlo né avrebbe mai denunciato formalmente all’assemblea e all’Amministrazione vigilante i suddetti profili di illegittimità ;

che il Consiglio di amministrazione avrebbe conferito vere e proprie deleghe gestionali a singoli consiglieri, come sembrerebbe essere confermato dal fatto che questi, tra l’altro, sarebbero giunti a scegliere direttamente collaboratori della società come, ad esempio, sarebbe successo per le nomine relative all’area comunicazione e della rivista aziendale, effettuate illegittimamente dal Consiglio di amministrazione su espressa designazione di un consigliere di amministrazione, in evidente violazione sia del principio di distinzione tra attività di indirizzo e attività di gestione, sia delle disposizioni del codice civile che consentono la delega solo ove lo statuto prevede espressamente tale possibilità , e che ‘ qualora fosse vero ‘ il Collegio dei revisori non avrebbe mai assunto alcuna iniziativa formale idonea ad impedire ciò o a correggere tale illegittima prassi;

che il Consiglio di amministrazione della SIAE, nella riunione del 14 ottobre 2004, attraverso l’attribuzione di incarichi all’ufficio di controllo interno senza aver previamente fissato obiettivi e risultati da raggiungere, né direttive o programmi generali di attività e attraverso la sottoposizione al controllo del medesimo ufficio di tutti i dirigenti e dipendenti della struttura organizzativa della SIAE, avrebbe violato la disposizione dell’articolo 13 del decreto legislativo 419 del 1999 e i principi del decreto legislativo 286 del 1999, e che il Collegio dei revisori non avrebbe assunto alcuna iniziativa formale idonea a far rilevare gli eventuali profili di illegittimità sussistenti ma che, al contrario, avrebbe espresso il parere che gli incarichi dell’ufficio di controllo interno dovevano essere potenziati;

che il Consiglio di amministrazione, nella riunione del 16 novembre 2004, attraverso l’istituzione di un oneroso e illegittimo ufficio di diretta collaborazione nel cui ambito sarebbero stati inseriti vari uffici e strutture svolgenti funzioni gestionali, avrebbe violato la disposizione dell’articolo 13 del decreto legislativo 419 del 1999, i principi del decreto legislativo 165 del 2001, le disposizioni di cui agli articoli 13 e 14 dello Statuto e che il Collegio dei revisori non avrebbe assunto alcuna iniziativa formale idonea a far rilevare i profili di illegittimità sussistenti;

che il rispetto dell’equilibrio finanziario previsto dall’art. 7, comma 6, del decreto legislativo 419 del 1999 sarebbe stato garantito solo attraverso il rinvio ad esercizi successivi di poste quali l’adeguamento inflativo delle retribuzioni dei dipendenti con operazioni contabili che non evidenziano la reale situazione finanziaria della SIAE, che avrebbe altresì dovuto comprimere le provvigioni dei mandatari e cassare le retribuzioni di risultato dei dirigenti per far fronte, tra le altre spese inutili, al costo miliardario in vecchie lire della rivista “Viva Verdi” e all’esorbitante ingiustificata consulenza attribuita ad un soggetto lo stesso giorno delle dimissioni dall’incarico di Consigliere di amministrazione, circostanza quest’ultima che, ove corrispondente al vero, dimostrerebbe le pratiche di scambio in uso al vigente Consiglio di amministrazione a scapito del denaro degli autori;

che il Collegio dei revisori ed il suo Presidente avrebbero omesso di partecipare alle sedute del Consiglio di amministrazione, o avrebbero abbandonato le stesse prima che le riunioni fossero sciolte, venendo così meno all’obbligo di assistere alle adunanze, sancito dall’articolo 2405 del codice civile, e che tale atteggiamento si sarebbe registrato da ultimo lo scorso 8 febbraio;

che il Collegio dei revisori, in più occasioni, non avrebbe adempiuto con la necessaria diligenza ai doveri inderogabili sullo stesso incombenti in base all’articolo 2403 e seguenti del codice civile, ed in particolare al dovere di vigilare sull’osservanza della legge e dello statuto, come sembrerebbe dimostrato dalla circostanza che numerose delibere approvate dal Consiglio di amministrazione della SIAE, assunte senza alcuna censura del Collegio, sarebbero state dichiarate illegittime il giorno 8 febbraio 2005 solo a seguito dell’intervento dell’amministrazione vigilante;

che in più di un’occasione, a partire dal suo insediamento, il Collegio dei revisori avrebbe posto all’attenzione del Consiglio di amministrazione la improcrastinabile necessità di adottare un piano industriale, ma che nonostante la sua mancata adozione da parte del Consiglio di amministrazione a distanza di quasi due anni dal suo insediamento, il Collegio non avrebbe mai avvertito l’amministrazione vigilante della gravità derivante dall’evidente incapacità del Consiglio di amministrazione e dei gravi danni a cui tale incapacità del Consiglio di amministrazione avrebbe esposto in modo irreversibile la SIAE e i suoi associati;

che, nonostante la chiara denuncia presentata ‘ anche con un documento lasciato agli atti ‘ il 21 dicembre 2004 in corso di Assemblea da alcuni membri della medesima Assemblea della SIAE, con la quale si evidenziavano una serie di irregolarità , tra cui anche quella dell’illegittima composizione dell’Assemblea, a causa della presenza di un soggetto non legittimato a parteciparvi in quanto decaduto dallo status di membro dell’Assemblea sin dal momento della sua nomina a Consigliere di amministrazione ‘ carica ricoperta per ben 5 mesi ‘ per via dell’incompatibilità tra le due cariche prevista dallo Statuto, il Collegio dei revisori nulla avrebbe eccepito e nulla ha avrebbe fatto per evitare che l’Assemblea, riunita per designare il Presidente ed i Consiglieri di amministrazione, procedesse a svolgere i suoi lavori pur nell’evidente irregolarità della sua composizione, a maggior ragione rilevante per quanto concerne la designazione del Presidente e dei Consiglieri di amministrazione che prevede particolari maggioranze per il quorum costitutivo e deliberativo, il cui mancato rispetto, peraltro, ha portato il Consiglio di Stato ad annullare la precedente designazione del 26 giugno 2003;

che, nonostante il silenzio dello Statuto ed il chiaro disposto dell’art. 8, comma 2, delle disposizioni di attuazione del codice civile e dell’articolo 2372, comma 1, del codice civile ‘ in base ai quali “se non è vietato dall’atto costitutivo o dallo statuto, gli associati possono farsi rappresentare nell’assemblea da altri associati mediante delega scritta anche in calce all’avviso di convocazione” ‘ la possibilità di farsi rappresentare in assemblea tramite delega non sarebbe riconosciuta a tutti i membri dell’Assemblea della SIAE, ma in modo arbitrario e irragionevole solo ai membri che siano persone giuridiche, con il risultato assurdo e illegittimo di “ostacolare” la piena partecipazione ai lavori dell’Assemblea da parte dei membri persone fisiche e di “favorire” solo quella dei membri persone giuridiche; e se così fosse, se il Collegio dei revisori non abbia mai denunciato tale prassi assurda e illegittima, specialmente nel corso dell’Assemblea del 21 dicembre 2004 che era stata convocata per la designazione del Presidente e dei Consiglieri di amministrazione, per le quali lo Statuto prevede particolari maggioranze per il quorum costitutivo e deliberativo, e se il Ministro per i beni e le attività culturali non ritenga di far convocare una nuova assemblea, questa volta regolarmente costituita e che possa operare nel pieno rispetto della normativa vigente e dei diritti di partecipazione di tutti gli aventi diritto;

che il Collegio dei revisori non avrebbe mai eccepito l’illegittima composizione del Consiglio di amministrazione della SIAE, all’interno del quale sedeva illegittimamente un soggetto che era contemporaneamente ‘ come lo è oggi ‘ rappresentante dell’AIE, Associazione Sindacale degli Editori ‘ come testimoniato, peraltro, a quanto consta all’interrogante, da quanto da egli stesso dichiarato nel corso di un’audizione informale dinnanzi alla 7a Commissione permanente del Senato ‘ mettendo così a serio repentaglio la legittimità delle delibere assunte dal Consiglio di amministrazione.

Laddove tutte le circostanze sopra indicate dovessero risultare corrispondenti al vero, si chiede inoltre di sapere:

quali siano il senso ed il ruolo del Collegio dei revisori, atteso che l’intero Collegio grava sulle casse degli autori per varie centinaia di migliaia di euro senza però che lo stesso svolga alcuna attività utile per la società né adempia i minimi compiti attribuiti dallo Statuto e dalla normativa vigente;

se e quali iniziative intenda assumere il Ministro dell’economia e delle finanze al fine di garantire che il Presidente del collegio dei revisori e il membro supplente dallo stesso nominati svolgano e adempiano al meglio alle funzioni loro conferite nel sicuro e costante rispetto della legalità ;

se il Ministro dell’economia e delle finanze non intenda revocare le nomine di sua competenza, onde individuare soggetti all’altezza dei compiti statutariamente e legislativamente previsti;

se e quali necessarie ed indispensabili iniziative intendano assumere, nell’ambito delle rispettive competenze, il Ministro per i beni e le attività culturali e il Ministro dell’economia e delle finanze onde verificare l’autentico rispetto dell’equilibrio finanziario che l’art. 7, comma 6, del decreto legislativo 419 del 1999 impone sia perseguito sia con riferimento alla gestione relativa alla tutela del diritto d’autore e dei diritti connessi, sia con riferimento alla gestione relativa agli ulteriori servizi;

se e quali necessarie iniziative intendano assumere, nell’ambito delle rispettive competenze, il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro per i beni e le attività culturali e il Ministro dell’economia e delle finanze per porre termine ‘ qualora le situazioni sopra denunciate corrispondessero a verità – all’evidente incapacità dimostrata dal Consiglio di amministrazione della SIAE e dal Collegio dei revisori e al loro dannoso e illegittimo funzionamento;

se, nell’ambito delle rispettive competenze, il Presidente del Consiglio dei ministri ed il Ministro per i beni e le attività culturali non ritengano opportuno, oltre che doveroso, informare il Consiglio dei ministri sulle illegittimità compiute dal Consiglio di amministrazione (come apparirebbe confermato da una recente presa di posizione del Ministero vigilante), presieduto dallo stesso soggetto che oggi è stato nuovamente designato alla medesima carica, e valutare attentamente l’opportunità che il predetto soggetto sia nominato Presidente, atteso che il Presidente della SIAE deve essere nominato con decreto del Presidente della Repubblica, ai sensi dell’art. 3 della legge n. 400 del 1988.

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.