Nuova interpellanza parlamentare sulla vicenda S.I.A.E.

Riportiamo il testo di una nuova interpellanza presentata al Senato nella seduta n. 797 dell’11 maggio scorso.

Legislatura 14º – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 797 del 11/05/2005

Interpellanze

CURTO, BALBONI, BEVILACQUA, BOBBIO Luigi, BONATESTA, BONGIORNO, BUCCIERO, CARUSO Antonino, COLLINO, CONSOLO, COZZOLINO, DANIELI Paolo, DE CORATO, DELOGU, DEMASI, FLORINO, GRILLOTTI, KAPPLER, MAGNALBO’, MASSUCCO, MEDURI, MENARDI, MORSELLI, MUGNAI, MULAS, PACE, PALOMBO, PEDRIZZI, PELLICINI, PONTONE, RAGNO, SALERNO, SEMERARO, SERVELLO, SPECCHIA, TATO’, TOFANI, ULIVI, VALDITARA, ZAPPACOSTA

– Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per i beni e le attività culturali e dell’economia e delle finanze

– Premesso che:

la SIAE è, per espressa previsione dell’articolo 7 del decreto legislativo n. 419 del 1999, un ente pubblico a base associativa;

ai sensi dell’articolo 7, comma 8, del decreto legislativo n. 419 del 1999, come modificato dall’articolo 2 del decreto-legge n. 63 del 2005, la SIAE è sottoposta alla vigilanza del Ministro per i beni e le attività culturali, che la esercita congiuntamente con il Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Ministro dell’economia e delle finanze per le materie di sua specifica competenza;

il Consiglio di Stato, con decisione n. 7857 del 2004, ha annullato la designazione assembleare del 26 giugno 2003 ed i conseguenti decreti di nomina in forza dei quali sono stati nominati il presidente della SIAE ed i membri del consiglio di amministrazione;

ai sensi dell’articolo 13, comma 1, lettera b), del decreto legislativo n. 419 del 1999, la nomina dei consiglieri di amministrazione della SIAE è effettuata con decreto del Ministro vigilante ed è esplicitamente vietato nominare consiglieri di amministrazione i “rappresentanti del Ministero vigilante o di altre amministrazioni pubbliche, di organizzazioni imprenditoriali e sindacali e di altri enti esponenziali”;

ai sensi dell’articolo 11 dello statuto della SIAE, il collegio dei revisori è composto di cinque membri effettivi e due supplenti, tra cui uno effettivo, con funzioni di presidente, ed uno supplente, nominati dal Ministro dell’economia e delle finanze;

ai sensi dell’articolo 11 dello statuto della SIAE, i membri del collegio dei revisori sono scelti tra persone in possesso di specifica professionalità iscritte nel registro dei revisori contabili;

in base al combinato disposto dell’articolo 11 dello statuto della SIAE e dell’articolo 13, comma 1, lettera h), del decreto legislativo n. 419 del 1999, il presidente ed un componente supplente sono nominati “in rappresentanza” del Ministro dell’economia e delle finanze;

ai sensi dell’articolo 12 dello statuto della SIAE, il collegio dei revisori svolge i compiti indicati dagli articoli 2397 e seguenti del codice civile;

in base all’articolo 2403 del codice civile il collegio dei revisori ha il dovere di vigilare sull’osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione ed in particolare sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla società e sul suo concreto funzionamento;

in base all’articolo 2405 del codice civile, il collegio dei revisori ha il dovere di assistere alle adunanze del consiglio di amministrazione delle assemblee;

l’articolo 6 dello statuto prevede espressamente l’incompatibilità della carica di consigliere con quelle di membro dell’assemblea e di componente delle commissioni di sezione;

in base al combinato disposto dell’articolo 7 e dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 419 del 1999, l’organizzazione ed il funzionamento della SIAE devono essere ispirati al rispetto dei principi di distinzione tra attività di indirizzo ed attività di gestione, di cui al decreto legislativo n. 165 del 2001 e successive modifiche;

l’articolo 13, comma 1, lettera f), del decreto legislativo n. 419 del 1999 impone che il compenso spettante ai componenti degli organi di amministrazione, ordinari o straordinari, sia determinato con decreto del Ministro vigilante, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, sulla base di eventuali direttive del Presidente del Consiglio dei ministri;

il medesimo articolo 13, comma 1, lettera f), del decreto legislativo n. 419 del 1999 impone che anche la determinazione dei gettoni di presenza per i componenti dell’organo assembleare avvenga con analogo decreto;

l’articolo 13 dello statuto disciplina in modo esaustivo le funzioni del direttore generale della SIAE;

l’articolo 13, comma 2, lettera b), dello statuto dispone, in particolare, che il direttore generale “esercita le funzioni che gli sono affidate dal consiglio di amministrazione e quelle previste dai regolamenti della società e gestisce l’attuazione delle decisioni del consiglio di amministrazione allocando conseguentemente le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili”;

l’articolo 13, comma 2, lettera c), dello statuto dispone, in particolare, che il direttore generale “sovrintende alle attività di acquisizione delle entrate ed esercita altresì i poteri di spesa nei limiti delle previsioni di bilancio”;

con nota del 9 dicembre 2004, il Ministero per i beni e le attività culturali, Dipartimento per lo spettacolo e lo sport, ha ritenuto che il consiglio di amministrazione della SIAE, nella composizione conseguente alla sentenza del Consiglio di Stato n. 7857 del 2004, dovesse circoscrivere la propria attività alla individuazione del sostituto del presidente e alla gestione ordinaria della società ;

la predetta nota, nel ritenere ancora in carica cinque consiglieri, di cui due designati successivamente dall’assemblea in sostituzione di due consiglieri designati il 26 giugno 2003, presenta notevoli profili di dubbia legittimità rispetto alla decisione del Consiglio di Stato, il cui rispetto e la cui doverosa e corretta esecuzione dovevano partire dal fatto che nessun consigliere di designazione assembleare potesse essere ritenuto ancora legittimamente in carica;

l’articolo 7, comma 6, del decreto legislativo n. 419 del 1999 e l’articolo 1, comma 2, lettera g), dello statuto impongono la separazione contabile tra la gestione relativa alla tutela del diritto d’autore e dei diritti connessi e la gestione relativa agli ulteriori servizi, prescrivendo che per ciascuna delle gestioni deve essere perseguito obbligatoriamente l’equilibrio finanziario;

l’articolo 6 dello statuto prevede espressamente l’incompatibilità della carica di consigliere con quelle di membro dell’assemblea e di componente delle commissioni di sezione,

si chiede di sapere se risulti che corrisponda al vero:

che il consiglio di amministrazione ha determinato i propri compensi, in violazione dell’articolo 13, comma 1, lettera f), del decreto legislativo n. 419 del 1999 e che il collegio dei revisori non ha mai denunciato tale circostanza – qualora sia vera – né all’assemblea né all’Amministrazione vigilante;

che i compensi del collegio dei revisori sono stati determinati dal consiglio di amministrazione con la stessa delibera che ha determinato i compensi del presidente, dei consiglieri e dei membri dell’assemblea;

che, con una semplice delibera, il consiglio di amministrazione ha disciplinato l’esercizio dei poteri di spesa, attribuendosene la titolarità , in contrasto con gli articoli 13 e 14 dello statuto e con il principio di distinzione tra attività di indirizzo e attività di gestione e che il collegio dei revisori non ha mai espresso la sua posizione al riguardo utile ad evidenziare e sanare tale illegittimità ;

che il collegio dei revisori, nella riunione del consiglio di amministrazione del 29 luglio 2004, è venuto meno ai propri doveri e ha violato in modo evidente quanto previsto dall’articolo 2403 del codice civile, nel momento in cui avrebbe sostenuto la necessità che fosse adottata una deliberazione che fissasse ambiti e limiti di operatività alle funzioni del direttore generale, già nominato e non ancora insediato, e che tale adozione dovesse essere contestuale o propedeutica alla definizione del contratto da stipulare con il designato direttore generale;

che mai prima di allora era stato espresso analogo avviso, allorquando le funzioni del direttore generale erano svolte da un vice direttore facente funzioni;

che il collegio dei revisori, nel corso della riunione del 21 dicembre 2004 e nel consiglio d’amministrazione del successivo 23 dicembre, ha formulato al consiglio di amministrazione considerazioni di opportunità allo stesso collegio non spettanti e, per di più, prive di qualsivoglia fondamento giuridico, fino ad arrivare a sostenere l’inopportunità dell’affidamento al direttore generale dei poteri allo stesso attribuiti espressamente dall’articolo 13, comma 2, lettera b), dello statuto;

che la suddetta posizione ha condizionato i lavori del consiglio di amministrazione della SIAE, inducendolo, tra l’altro, a continuare a svolgere la propria attività nel più totale dispregio delle leggi e dello statuto;

che, per non pochi mesi dall’insediamento del direttore generale, allo stesso è stato inibito l’esercizio dei poteri di spesa ed i conseguenti poteri di firma, peraltro attribuitigli espressamente dallo statuto e che il collegio dei revisori non avrebbe mai denunciato tale violazione statutaria e di legge;

che il consiglio di amministrazione, con una delibera adottata nella riunione del 7 settembre 2004, avrebbe violato contestualmente le disposizioni dell’articolo 13 dello statuto, il principio di destinazione tra attività di indirizzo e attività di gestione, gli articoli 11 e 49 del contratto collettivo di lavoro dei dirigenti della SIAE e gli articoli del regolamento generale della SIAE relativi alle filiali e alle circoscrizioni mandatarie e che il collegio dei revisori non avrebbe assunto alcuna iniziativa formale idonea ad impedirlo né avrebbe mai denunciato formalmente all’assemblea e all’Amministrazione vigilante i suddetti profili di illegittimità ;

che il consiglio di amministrazione ha conferito vere e proprie deleghe gestionali a singoli consiglieri, come sembrerebbe essere confermato dal fatto che questi, tra l’altro, sarebbero giunti a scegliere direttamente collaboratori della società come, ad esempio, sarebbe successo per le nomine relative all’area comunicazione e della rivista aziendale, effettuate illegittimamente dal consiglio di amministrazione su espressa designazione di un consigliere di amministrazione, in evidente violazione sia del principio di distinzione tra attività di indirizzo e attività di gestione, sia delle disposizioni del codice civile che consentono la delega solo ove lo statuto prevede espressamente tale possibilità , e che – qualora fosse vero – il collegio dei revisori non avrebbe mai assunto alcuna iniziativa formale idonea ad impedire ciò o a correggere tale illegittima prassi;

che il consiglio di amministrazione della SIAE, nella riunione del 14 ottobre 2004, attraverso l’attribuzione di incarichi all’Ufficio di controllo interno senza aver previamente fissato obiettivi e risultati da raggiungere, né direttive o programmi generali di attività e, attraverso la sottopposizione al controllo del medesimo Ufficio di tutti i dirigenti e dipendenti della struttura organizzativa della SIAE, avrebbe violato la disposizione dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 419 del 1999 e i principi del decreto legislativo n. 286 del 1999, e che il collegio dei revisori non avrebbe assunto alcuna iniziativa formale idonea a far rilevare gli eventuali profili di illegittimità sussistenti ma che, al contrario, avrebbe espresso il parere che gli incarichi dell’Ufficio di controllo interno dovevano essere potenziati;

che il consiglio di amministrazione, nella riunione del 16 novembre 2004, attraverso l’istituzione di un oneroso e illegittimo ufficio di diretta collaborazione nel cui ambito sarebbero stati inseriti vari uffici e strutture svolgenti funzioni gestionali, avrebbe violato le disposizioni dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 419 del 1999, i principi del decreto legislativo n. 165 del 2001, le disposizioni di cui agli articoli 13 e 14 dello statuto e che il collegio dei revisori non avrebbe assunto alcuna iniziativa formale idonea a far rilevare i profili di illegittimità sussistenti;

che il rispetto dell’equilibrio finanziario previsto dall’articolo 7, comma 6, del decreto legislativo n. 419 del 1999 sarebbe stato garantito solo attraverso il rinvio ad esercizi successivi di poste quali l’adeguamento inflativo delle retribuzioni dei dipendenti con operazioni contabili che non evidenziano la reale situazione finanziaria della SIAE, che avrebbe altresì dovuto comprimere le provvigioni dei mandatari e cassare le retribuzioni di risultato dei dirigenti per far fronte, tra le altre spese inutili, al costo miliardario in vecchie lire della rivista “Viva Verdi” e dell’esorbitante ingiustificata consulenza attribuita ad un soggetto lo stesso giorno delle dimissioni dall’incarico di consigliere di amministrazione, circostanza quest’ultima che, ove corrispondente al vero, dimostrerebbe le pratiche di scambio in uso al vigente consiglio d’amministrazione a scapito del denaro degli autori;

che il collegio dei revisori ed il suo presidente avrebbero omesso di partecipare alle sedute del consiglio di amministrazione, o avrebbero abbandonato le stesse prima che le riunioni fossero sciolte, venendo così meno all’obbligo di assistere alle adunanze, sancito dall’articolo 2405 del codice civile, e che tale atteggiamento si sarebbe registrato in modo clamoroso l’8 febbraio;

che il collegio dei revisori, in più occasioni, non avrebbe adempiuto con la necessaria diligenza ai doveri inderogabili sullo stesso incombenti in base agli articoli 2403 e seguenti del codice civile, ed in particolare al dovere di vigilare sull’osservanza della legge e dello statuto, come sembrerebbe dimostrato dalla circostanza che numerose delibere approvate dal consiglio di amministrazione della SIAE, assunte senza alcuna censura del collegio, sarebbero state dichiarate illegittime il giorno 8 febbraio 2005 solo a seguito dell’intervento dell’Amministrazione vigilante;

che in più di una occasione, a partire dal suo insediamento, il collegio dei revisori avrebbe posto all’attenzione del consiglio di amministrazione la indifferibile necessità di adottare un piano industriale, ma che nonostante la sua mancata adozione, da parte del consiglio di amministrazione, a distanza di più di un anno dal suo insediamento, il collegio non ha mai rappresentato all’Amministrazione vigilante la gravità derivante dall’evidente incapacità del consiglio di amministrazione e dai notevoli danni a cui tale incapacità del consiglio di amministrazione avrebbe esposto in modo irreversibile la SIAE e i suoi associati;

che, nonostante la chiara denuncia presentata il 21 dicembre 2004 in corso di assemblea da alcuni membri della medesima assemblea della SIAE, i quali evidenziavano una serie di irregolarità , tra cui anche quella dell’illegittima composizione dell’assemblea, a causa della presenza di un soggetto non legittimato a parteciparvi in quanto decaduto dallo status di membro di assemblea sin dal momento della sua nomina a consigliere di amministrazione – carica ricoperta per ben 5 mesi – per via dell’incompatibilità tra le due cariche prevista dallo statuto, il collegio dei revisori nulla avrebbe eccepito e nulla avrebbe fatto per evitare che l’assemblea, riunita per designare il presidente ed i consiglieri di amministrazione, procedesse a svolgere i suoi lavori pur nell’evidente irregolarità della sua composizione, a maggior ragione rilevante per quanto concerne la designazione del presidente e dei consiglieri di amministrazione, che prevede particolari maggioranze per il quorum costituito e deliberativo, il cui mancato rispetto, peraltro, ha portato il Consiglio di Stato ad annullare la precedente designazione del 26 giugno 2003;

che i membri dell’assemblea hanno ricevuto l’avviso di convocazione per l’assemblea del 21 dicembre 2004 oltre i termini previsti, che addirittura molti di questi hanno ricevuto la convocazione dopo la data fissata per la riunione e che il presidente dell’assemblea ha omesso di verificare la regolarità della convocazione ed in particolare che l’avviso fosse giunto a tutti nei termini previsti e, se così fosse, se il collegio dei revisori non abbia ammonito il presidente sulla necessità di tali adempimenti, incombenti sul presidente stesso, a garanzia della partecipazione di tutti i soggetti legittimati e della validità delle delibere che l’assemblea del 21 dicembre 2004 avrebbe assunto (designazione del presidente e dei consiglieri di amministrazione), e se il Presidente del Consiglio ed il Ministro per i beni e le attività culturali non ritengano opportuno che venga convocata una nuova assemblea, questa volta regolarmente costituita e che possa operare nel pieno rispetto della normativa vigente e dei diritti di partecipazione di tutti gli aventi diritto;

che il collegio dei revisori non avrebbe mai eccepito l’illegittima composizione del consiglio di amministrazione della SIAE, all’interno del quale sedeva illegittimamente un soggetto che era contemporaneamente ‘ come lo è oggi ‘ rappresentante dell’AIE, Associazione Sindacale degli Editori ‘ come testimoniato, peraltro, a quanto consta agli interpellanti, da quanto da egli stesso dichiarato nel corso di un’audizione informale dinanzi alla 7a Commissione permanente del Senato ‘, mettendo così a serio repentaglio la legittimità delle delibera assunte dal consiglio di amministrazione;

che il collegio dei revisori avrebbe eccepito l’illegittimità delle delibere assunte dal consiglio di amministrazione nelle riunioni dell’8 febbraio 2005 e 9 marzo 2005, a causa della presenza di 4 consiglieri sui 5 attualmente in carica, e del fatto che parecchie di queste delibere eccedessero l’ordinaria amministrazione, e che, addirittura, uno o più componenti del collegio hanno espresso riserva di impugnare tali delibere dinanzi all’autorità giudiziaria;

che, invece, sulla base degli orientamenti dell’Amministrazione vigilante, le delibere adottate dal consiglio di amministrazione andrebbero considerate validamente e legittimamente assunte in quanto adottate, coerentemente alle disposizioni di cui all’art. 2388 del codice civile, alla presenza della maggioranza degli amministratori in carica e con il voto favorevole di tutti i presenti; se così fosse, ci si chiede quale dei due orientamenti diametralmente opposti sia da ritenere più conforme alle disposizioni normative vigenti e, qualora fosse errato il parere del collegio dei revisori, se e quali misure si intenda adottare per garantire che le funzioni previste a presidio della legalità siano esercitate da un organo composto da soggetti competenti che non si prestino agli interessi strumentali di parte che sinora, ove confermato, avrebbero determinato la profonda illegittimità dei provvedimenti adottati dal consiglio di amministrazione guidato dal presidente designato;

che si è determinata una gravissima situazione di contrasto tra l’attuale consiglio di amministrazione in composizione ridotta ed il collegio dei revisori tale da pregiudicare il normale funzionamento della SIAE e da spingere il consiglio di amministrazione a decidere di sospendere i propri lavori sino a quando l’Amministrazione vigilante non avesse risolto in modo definitivo le suddette questioni;

che il Ministero dell’economia e delle finanze, pur non esprimendosi, per quanto di sua competenza, in maniera contraria all’approvazione del bilancio preventivo per il 2005, ha tuttavia evidenziato che lo stesso presenta, in violazione dell’art. 7, comma 6, del decreto legislativo n. 419 del 1999 e dell’art. 1, comma 2, lettera g), dello statuto, un disavanzo nella gestione servizi pari a 4,1 milioni di euro e ha invitato, al riguardo, il Ministero per i beni e le attività culturali ad adoperarsi affinché la SIAE, per il futuro, si uniformi al dettato normativo, mostrando così di subordinare la sua approvazione alla condizione che tale disavanzo non sia presente nel bilancio del 2005; qualora tutto ciò dovesse trovare conferma, ci si chiede come giudichino le autorità vigilanti, il Ministero dell’economia e delle finanze, in primis, il fatto che il collegio dei revisori, come dimostrano le dichiarazioni riportate dalla stampa, ha fornito all’assemblea della SIAE una versione riduttiva della nota del Ministero dell’economia e delle finanze limitandosi a dire che il Ministero ha approvato il bilancio preventivo ed omettendo di riferire le suddette criticità rilevate nonché l’esplicito invito al Ministero per i beni e le attività culturali di adoperarsi affinché la SIAE si uniformi quanto prima al dettato normativo;

che a carico di uno dei consiglieri designati il 21 dicembre 2004, Diego Cugia, è stato aperto un procedimento penale a seguito di una denuncia per violenza e oltraggio ad organi collegiali, derivante da alcune sue presunte affermazioni circa le pressioni dallo stesso e da altri consiglieri designati esercitate sui Presidenti delle Commissioni parlamentari permanenti di Camera e Senato al fine di impedire che venisse espresso un parere negativo sulla proposta di Franco Migliacci a presidente della SIAE;

che l’attuale l’assemblea della SIAE – al pari del consiglio di amministrazione designato il 26 giugno 2003 – rappresenta al massimo il 20% della base associativa della SIAE sia in quanto a numero di iscritti sia in quanto a percentuale degli incassi generati rispetto al totale dell’intera SIAE; se ciò risultasse conforme al vero, se e quali urgenti e indispensabili iniziative intendano intraprendere, nell’ambito delle rispettive competenze, il Presidente del Consiglio e il Ministro per i beni e le attività culturali affinché si ponga fine a questa clamorosa ingiustizia e si consenta finalmente alla base associativa di essere realmente e compiutamente rappresentata in seno ai suoi Organi.

Laddove tutte le circostanze sopra indicate dovessero risultare corrispondenti al vero, si chiede inoltre di sapere:

quali siano il senso ed il ruolo del collegio dei revisori, atteso che l’intero collegio grava sulle casse degli autori per varie centinaia di migliaia di euro senza però che lo stesso svolga alcuna attività utile per la società né adempia i minimi compiti attribuiti dallo statuto e dalla normativa vigente;

se e quali iniziative intenda assumere il Ministro dell’economia e delle finanze al fine di garantire che il presidente del collegio dei revisori e il membro supplente dallo stesso nominati svolgano e adempiano al meglio le funzioni loro conferite nel sicuro e costante rispetto della legalità ;

se il Ministro dell’economia e delle finanze non intenda revocare le nomine di sua competenza, onde individuare soggetti all’altezza dei compiti statutariamente e legislativamente previsti;

se e quali necessarie ed indispensabili iniziative intendano assumere, nell’ambito delle rispettive competenze, il Presidente del Consiglio, il Ministro per i beni e le attività culturali e il Ministro dell’economia e delle finanze onde verificare l’autentico rispetto dell’equilibrio finanziario che l’art. 7, comma 6, del decreto legislativo n. 419 del 1999 impone sia perseguito sia con riferimento alla gestione relativa alla tutela del diritto d’autore e dei diritti connessi, sia con riferimento alla gestione relativa agli ulteriori servizi;

se e quali necessarie iniziative intendano assumere, nell’ambito della rispettive competenze, il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro per i beni e le attività culturali e il Ministro dell’economia e delle finanze per porre termine – qualora le situazioni sopra denunziate corrispondessero a verità – all’evidente incapacità dimostrata dal consiglio di amministrazione della SIAE e dal collegio dei revisori e al loro dannoso e illegittimo funzionamento;

se e quali iniziative intendano intraprendere il Presidente del Consiglio dei ministri ed il Ministro per i beni e le attività culturali, affinché non sia nuovamente e gravemente violata la chiara disposizione di cui all’articolo 13, comma 1, lettera b), del decreto legislativo n. 419 del 1999 che vieta categoricamente di nominare consiglieri di amministrazione i “rappresentanti del Ministero vigilante o di altre amministrazioni pubbliche, di organizzazioni imprenditoriali e sindacali e di altri enti esponenziali”, visto che l’assemblea della SIAE ha nuovamente designato un rappresentante della AIE che, si ripete, è l’Associazione Sindacale degli Editori;

se il Presidente del Consiglio dei ministri ed il Ministro per i beni e le attività culturali, al fine di garantire il proficuo e legittimo funzionamento della SIAE, non ritengano ormai urgente e non più rinviabile la decisione di disporre il commissariamento della SIAE che si sarebbe già dovuto disporre subito dopo la pubblicazione della sentenza del Consiglio di Stato n. 7857 del 2004.

(2-00719 p. a.)

MONTAGNINO – Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca –

Premesso:

che la situazione relativa agli organici dei docenti per il prossimo anno scolastico é tanto drammatica da rischiare di comprometterne l’avvio;

che, a fronte di migliaia di nuove iscrizioni, non solo non viene garantito un corrispondente aumento di posti di insegnamento ma si assiste ad una paradossale riduzione degli stessi;

che in Sicilia è previsto un taglio di 416 cattedre e di 1.000 posti per il personale ATA, quasi il 50 per cento della riduzione di organico effettuata a livello nazionale;

che nella Provincia di Caltanissetta, a fronte di una popolazione scolastica invariata, si assiste ad una riduzione di circa 57 posti rispetto all’anno scorso;

che tale decisione provocherà inevitabilmente ulteriori gravi danni in un contesto già caratterizzato da rilevanti problemi economici ed occupazionali e da una dispersione scolastica superiore alla media nazionale;

che esiste una stretta correlazione tra dispersione scolastica, devianza e utilizzo dei minori da parte della criminalità organizzata;

che tale scelta si rivela estremamente penalizzante dal punto di vista dell’offerta formativa e determina seri problemi di ordine sociale;

che una politica così in antitesi con le reali esigenze del territorio rischia di creare situazioni difficilmente gestibili e di compromettere l’ordine pubblico,

si chiede di conoscere:

se rientri tra gli intendimenti del Ministro in indirizzo una urgente revisione dei parametri per la definizione degli organici, ponendo rimedio ai tagli indiscriminati e ingiustificati sia nei contesti territoriali caratterizzati da incremento delle iscrizioni che in quelli con popolazione scolastica invariata;

se, in coerenza con l’aumento delle nuove iscrizioni, non si ritenga opportuno procedere ad un adeguato incremento degli organici;

come si intenda, nell’Anno europeo della cittadinanza attraverso l’educazione, garantire il diritto alla formazione dei giovani siciliani e della provincia di Caltanissetta salvaguardando la qualità dell’offerta formativa, che passa prima di tutto da un’adeguata dotazione degli organici.

La redazione

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.