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Il Consiglio di Stato rimanda al giudice ordinario la questione del Fondo di Solidarietà della SIAE

Con sentenza pubblicata lo scorso 23 giugno, il Consiglio di Stato, decidendo in sede di appello alla sentenza n. 6957 del 11 luglio 2013 del T.A.R. Lazio, ha rimandato al giudice ordinario la questione della soppressione dell’assegno di professionalità erogato dal Fondo di Solidarietà della Società Italiana Autori ed Editori S.I.A.E. agli associati che ne avevano maturato il diritto secondo la regole  contenute negli Statuti e Regolamenti passati dell’Ente.

Tale assegno mensile, ammontante a circa 615,00 euro, era stato soppresso con un provvedimento dell’allora Commissario Luigi Rondi nel periodo natalizio del 2011.

Contro tale provvedimento un nutrito gruppo di autori associati SIAE si era rivolto al TAR che, con la citata sentenza, aveva respinto le loro domande statuendo sia la legittimità del provvedimento del Commissario, che la competenza del giudice amministrativo.

Invece il Consiglio di Stato, con una articolata argomentazione, ha ritenuto che “poiché l’oggetto essenziale del presente giudizio riguarda il regolamento del Fondo di solidarietà, il quale rientra tra i provvedimenti di organizzazione della SIAE, la giurisdizione del giudice amministrativo è da escludere“.

Consiglio di Stato, Sentenza  n. 3081 del 23 giugno 2017

 

Tribunale di Roma: Megavideo condannata a risarcire 12 milioni di euro a RTI Mediaset per violazione del diritto d’autore

Il Tribunale di Roma, Sezione specializzata in materia di impresa, ha condannato Megavideo Ltd, non costituitasi in giudizio, a risarcire oltre 12 milioni di euro a Reti Televisive Italiane SpA per le violazioni dei diritti di utilizzazione economica sui programmi televisivi prodotti da quest’ultima e messi a disposizione del pubblico, in modalità streaming, nel sito Megavideo.

I fatti presi in considerazione dal Tribunale risalgono a circa sei anni fa, e, come noto, la piattaforma di streaming gratuito è stata chiusa nel 2012. La società di Hong Kong non si è costituita in giudizio e ne è stata dichiarata la contumacia.

Come parametro per la quantificazione del risarcimento del danno, è stato utilizzato il cd. “prezzo del consenso” con liquidazione equitativa da parte del Tribunale.

Il testo integrale della sentenza è disponibile nella nostra Banca Dati Giurisprudenza.

Tribunale di Milano: i moonboots sono opera creativa ex art. 2 n. 10 l.d.a

i Moon Boots ben possano fregiarsi delle caratteristiche di opera creativa, dotata di valore artistico al fine dell’accesso alla tutela prevista dall’art. 2 n. 10 della legge sul diritto d’autore”, in considerazione del loro particolare impatto estetico, che, alla sua comparsa sul mercato, ha profondamente mutato la stessa concezione estetica dello stivale doposci, divenendo vera e propria icona del design italiano e della sua capacità di fare evolvere in modo irreversibile il gusto di un’intera epoca storica in relazione agli oggetti d’uso quotidiano.

Così ha deciso il Tribunale di Milano, Sezione specializzata in materia di impresa, con la sentenza n. 8628 depositata il 12 luglio scorso nella causa intrapresa da Tecnica Group, assistita dall’Avv. Carlo Sala di Milano.

Secondo il collegio, tutti i dati evidenziati inducono (in sintonia con le indicazioni provenienti dalla giurisprudenza: Trib. Milano 28.11.2006 sulla Pantom Chair, Trib. Milano 29.12.06, sulla lampada Arco, Trib. Milano 18.1.07, Trib. Monza 15.7.08, sulle opere di Le Corbusier) a ritenere che i Moon Boots costituiscano a tutti gli effetti un esempio di come il design industriale possa talvolta portare l’arte, intesa come creativa ed innovativa interpretazione del mondo, nell’ambito del quotidiano.

Deve riconoscersi infatti agli oggetti di design la capacità di esprimere concezioni artistiche della realtà che cambia, di anticipare modalità espressive, subendo tendenze ed influenze di movimenti artistici propri dell’epoca cui appartengono ed in cui sono state realizzate e ad essi contribuendo. Questo sembra essere il valore anche dei Moon Boots, che condivide con poche centinaia di altri prodotti industriali in tutte le branche del design (a fronte elle migliaia e migliaia di realizzazioni pur creative che si affollano nel panorama della produzione industriale.

La sentenza è disponibile nella nostra Banca Dati Giurisprudenza.

“Happy Birthday to you” è pubblico dominio: la decisione della Corte Federale del Distretto della California

Moltissimi giornali italiani hanno diffuso la notizia della decisione della Corte Federale del Distretto della California che ha stabilito che la famosissima canzone “Happy Birthday to you” (in italiano “Tanti auguri a te”) sia di pubblico dominio.

Noi di Dirittodautore.it vi diamo la possibilità di leggere il testo integrale della sentenza, che trovate linkata qui di seguito:

Decisione della Corte Distrettuale della California del 22 settembre 2015

SIAE: accolto il ricorso in Commissione Tributaria Regionale sulla questione della legittimità del bollino prima del 2009

Con una sentenza depositata il 6 luglio, la Commissione Tributaria Regionale di Roma ha accolto il ricorso in appello proposto dalla Siae contro la Edizioni Master. Una vicenda che ribadisce la piena legittimità del contrassegno Siae, anche negli anni precedenti al 2009, anno di emanazione del Decreto del presidente del Consiglio dei Ministri che ha confermato l’obbligatorietà del bollino e risolto i precedenti dubbi sollevati dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Nel 2012, in primo grado presso la Commissione Tributaria Provinciale di Roma, la società Edizioni Master aveva ottenuto il rimborso delle somme versate per i contrassegni tra il 2004 e il 2008.

Il 6 luglio è stata depositata la decisione di appello – di cui nei prossimi giorni verranno pubblicate le motivazioni – che riconosce il corretto operato della Siae e annulla eventuali obblighi di rimborso di quest’ultima.

Fonte: www.siae.it

Tribunale di Roma: non si posso utilizzare fotografie pubblicate su Facebook senza il consenso dell’autore

La pubblicazione di foto su Facebook nella pagina di chi le ha scattate “non comporta la cessione integrale dei diritti fotografici”. Così ha affermato la IX Sezione, specializzata in materia di impresa, del Tribunale di Roma, che ribadisce l’applicazione delle regole del diritto d’autore anche per le foto pubblicate sul social network.

Secondo il Tribunale, la libertà di utilizzo dei contenuti pubblicati dagli utenti con l’impostazione ‘Pubblica’ “non riguarda infatti i contenuti coperti da diritti di proprietà intellettuale degli utenti, rispetto ai quali l’unica licenza è quella non esclusiva e trasferibile concessa a Facebook”. In base a tale principio l’autore di alcune foto ha ottenuto il risarcimento del danno da parte di un quotidiano che aveva pubblicato le foto stesse senza alcuna autorizzazione.

Il caso nasce dalla pubblicazione di alcune foto nella pagina personale Facebook di un giovane fotografo scattate dallo stesso in una nota discoteca romana. Le foto erano poi apparse, all’insaputa dell’autore, in un quotidiano nazionale a corredo di una serie di articoli giornalistici, relativi al fenomeno della frequentazione dei locali notturni da parte di soggetti di giovane età e, successivamente, riutilizzate anche da alcuni programmi televisivi di rilievo nazionale.

Fonte: Adnkronos

SIAE: sentenza del Tribunale di Bologna condanna contraffattore al risarcimento dei danni

Lo scorso febbraio il Tribunale di Bologna, accogliendo le richieste formulate dalla Divisione Legale della Direzione Generale della Siae, ha condannato la signora C.G. ad una pena di 8 mesi di reclusione e 2.000 euro di multa a causa di un’ingente quantità di supporti illegali, contenenti musica e film, prodotta presso lo stabilimento Digital Press di Calderara del Reno.

L’operazione è stata effettuata nel 2009 dalla Guardia di Finanza di Venezia, insieme all’Ufficio Antipirateria della Siae, la Federazione contro la Pirateria Musicale (FPM) e la Federazione internazionale dell’Industria Fonografica (IFPI). I supporti sequestrati sono stati più di 80.000 oltre a tre linee di produzione presenti nella fabbrica.

Le matrici provenivano dagli Stati Uniti ed erano duplicate nello stabilimento bolognese.

I supporti illeciti venivano poi inviati in Olanda in mezzo a scarti di produzione e smerciati in territorio olandese e tedesco confezionati in cofanetti e venduti al prezzo di 80 euro.

L’imputata è stata anche condannata al risarcimento dei danni nei confronti di Siae ed è stata concessa una provvisionale immediatamente esecutiva per l’importo di 50.000 euro.

Corte di Giustizia Europea: nel caso di violazione del diritto d’autore in Internet, il giudice è esclusivamente competente a conoscere del solo danno cagionato nel territorio dello Stato membro al quale appartiene

L’articolo 5, punto 3, del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, deve essere interpretato nel senso che, nel caso di un’asserita lesione ai diritti d’autore e ai diritti connessi al diritto d’autore garantiti dallo Stato membro del giudice adito, quest’ultimo è competente, in base al criterio del luogo in cui il danno si è concretizzato, a conoscere di un’azione per responsabilità per la lesione di tali diritti in conseguenza della messa in rete di fotografie tutelate su un sito Internet accessibile nell’ambito territoriale della sua giurisdizione. Tale giudice è esclusivamente competente a conoscere del solo danno cagionato nel territorio dello Stato membro al quale appartiene.

Così ha statuito la Corte di Giustizia Europea con sentenza del 22 gennaio scorso, disponibile nella nostra banca dati Giurisprudenza.

Corte di Cassazione: sentenza in merito al prolungamento del diritto d’autore di sei anni previsto per gli eventi bellici

Con sentenza del dicembre scorso, la Cassazione ha chiarito i termini entro i quali è possibile applicare il prolungamento della tutela del diritto d’autore di sei anni previsto per gli eventi bellici.

Secondo la Corte, i cessionari che intendono avvalersi della suddetta facoltà devono applicare la procedura stabilita dal Decreto Legislativo n. 440 del 1945, articolo 4, (come modificato dall’allegato alla Legge n. 650 del 1996, comma 57) che prevede che “il cessionario che intende avvalersi delle facoltà di cui all’articolo 3 del presente decreto, dovrà, sei mesi dalla entrata in vigore del Decreto Legge n. 545 del 1996, darne comunicazione, mediante lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, all’autore o ai suoi eredi e legatari e all’ufficio della proprietà letteraria, artistica e scientifica……(omissis). Adempiute tali formalità, il cessionario potrà continuare nell’esercizio dei diritti esclusivi per il periodo di maggiore estensione della durata del diritto d’autore, salva la facolta’ dell’autore o dei suoi eredi e legatari di far valere il diritto al corrispettivo secondo le disposizioni del presente decreto”.

In estrema sintesi, i beneficiari del prolungamento della protezione delle opere sono gli autori ovvero i produttori cinematografici (titolari di un autonomo diritto di sfruttamento dei diritti economici dell’opera cinematografica v. articolo 78 ter l.d.a.); ma i cessionari dei predetti diritti possono continuare l’utilizzo dei diritti loro ceduti purché abbiano, nel termine di sei mesi dianzi indicato effettuato opportuna comunicazione di voler continuare nello sfruttamento economico dei detti diritti previo accordo sull’adeguato consenso.

La sentenza è disponibile, nel testo integrale, nella nostra banca dati Giurisprudenza.

Tribunale di Roma: gli alberghi devono pagare l’equo compenso agli attori per la diffusione televisiva dei film

Gli alberghi devono pagare l’equo compenso agli attori per la diffusione televisiva di film e di fiction: questo è quanto ribadito dalla sezione della proprietà intellettuale del Tribunale di Roma.

“Si tratta di una vittoria importante per l’Istituto e per l’ intera categoria degli artisti”, afferma l’avvocato Andrea Miccichè, presidente del Nuovo Imaie.

Ha poi aggiunto il Presidente: “Una decisione in linea con l’impostazione che il Nuovo Imaie ha da sempre adottato: qualsivoglia pubblica divulgazione di film o di fiction genera il diritto dell’attore di percepire un separato compenso, che è a carico di coloro che sfruttano l’opera”.

Corte di Giustizia Europea: la copia privata è legale solo se la fonte è legale

La Quarta sezione della Corte di Giustizia Europea con sentenza del 10 aprile scorso, ha statuito che il diritto dell’Unione, in particolare l’articolo 5, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2001/29/CE, in combinato disposto con il paragrafo 5 di tale articolo, dev’essere interpretato nel senso che osta a una normativa nazionale che non fa distinzione tra la situazione in cui la fonte a partire dalla quale una riproduzione per uso privato è realizzata è legale e la situazione in cui tale fonte è illegale.
Pertanto, la direttiva 2004/48/CE dev’essere interpretata nel senso che non è applicabile ad un procedimento in cui i debitori dell’equo compenso chiedono al giudice del rinvio di statuire contro l’organizzazione incaricata della riscossione e della ripartizione di tale compenso tra i titolari dei diritti d’autore, che si oppone a tale domanda.

Siamo soddisfatti nel leggere che la Corte di Giustizia dell’Unione Europea” ha commentato il presidente della Siae Gino Paoli, “sottolinea la necessità dell’equo compenso per gli autori, confermando ancora una volta che il compenso per copia privata è da intendersi solo per le opere protette dal diritto d’autore e non per le riproduzioni illegali“.

In sostanza la Corte ha chiarito che la copia privata è permessa solamente nel caso in cui la fonte da cui è realizzata la copia sia legale. Nella pratica, non è possibile applicare le norme sulla copia privata di cui alla direttiva 2001/29/CE e presenti nella nostra l.d.a. agli artt. 71-sexies e ss., se il fonogramma o il videogramma sono di provenienza illecita.

La normativa italiana considera la copia privata solo con riferimento alle fonti lecite di riproduzione, come si legge dalla relazione illustrativa del DM del 30/12/2009 e come si evince dal riconoscimento del TAR. A tale proposito l’avvocato generale della Corte Europea di Giustizia ha sottolineato che in alcuni Stati Membri, tra cui la Repubblica Italiana “la legge che assicura la trasposizione della direttiva 2001/29 esclude l’applicazione della copia privata alle riproduzioni realizzate a partire dalle fonti illecite“.

In Italia sono 250mila gli iscritti alle 10 associazioni audiovisive e, grazie alla copia privata, viene tutelato il loro lavoro e, soprattutto il diritto alla creatività. “Quotidianamente combattiamo contro la pirateria e l’illegalità” conclude Paoli, “due pesanti realtà che sempre più ostacolano il lavoro degli autori e delle produzioni italiani“.

Il Nuovo IMAIE esprime soddisfazione per la sentenza che sancisce il diritto irrinunciabile alla copia privata

Con la sentenza pubblicata in questi giorni e relativa alla causa SKY – SIAE, di cui abbiamo dato notizia nei giorni scorsi, il Tribunale di Milano conferma il principio dell’irrinunciabilità dell’equo compenso per copia privata, poiché si tratta di compenso diverso da quello oggetto del procedimento.

Questa sentenza conferma quanto da sempre da noi sostenuto – dice il Presidente Nuovo IMAIE, Andrea Miccichè – ovvero che l’equo compenso per copia privata è un diritto indipendente e diverso dagli altri diritti riconosciuti agli artisti, interpreti ed esecutori ai quali, quindi, spetta un diritto irrinunciabile all’ equo compenso per copia privata a prescindere da qualsiasi diverso accordo in merito. La sentenza – conclude Miccichè –fa quindi luce su una questione fondamentale, confermando che anche a fronte di una eventuale cessione del diritto all’ equo compenso per copia privata, gli artisti interpreti esecutori mantengono comunque la piena legittimazione a ricevere la quota di copia privata di loro spettanza“.