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Indagine Nielsen per AIE a Editech: ben il 97% di chi compera i libri online sceglie quelli di carta. Il 41% acquista ebook

Gli italiani? Con un click su internet si portano a casa un libro di carta: ben il 97% di chi compera i libri online sceglie quelli di carta. Ma c’è anche un 41% che online si compera ebook. E sono quasi la metà (arrivano al 49%, per la precisione) se consideriamo chi scarica ebook gratuiti. E’ quanto emerge dall’indagine di Nielsen “Consumer book buying, in digital and print” presentata in anteprima a Editech 2015, l’appuntamento sull’innovazione tecnologica nel settore dell’editoria libraria, organizzato dall’Associazione Italiana Editori (AIE) e in corso oggi e domani a Fiesole.

L’indagine mette in luce per la prima volta nel nostro Paese in modo puntuale le risposte dei consumatori italiani su come scoprono e acquistano online libri ed ebook: lo studio è stato infatti svolto su un campione di 2000 individui rappresentativo degli utenti digital, di età compresa tra i 18 e i 64 anni. Una fotografia sui comportamenti di acquisto in anni in cui proprio i comportamenti di acquisto e d’informazione sono cambiati profondamente.

Gli ebook? Si scaricano (e si leggono) su computer e tablet, prima di tutto – Tra chi acquista online gli ebook, uno su tre dichiara di leggerlo su PC o computer portatile, uno su tre di farlo su tablet (più frequentemente, iPad). Uno su 5 lo fa su un e-reader (con Kobo proprio davanti al Kindle), ma c’è anche un italiano su sei che lo legge sul cellulare.

L’attenzione al prezzo per chi acquista online – Due su cinque, tra gli italiani che comprano spesso o sempre libri, lo fa online per cercare il prezzo migliore, con un terzo degli acquisti che convergono sugli store. La leva del prezzo è così importante che ben un quarto di chi ha risposto afferma di comperare spesso ebook per il prezzo più basso rispetto all’edizione cartacea.

Come trovare il libro giusto (online)? Con i reading o attraverso i siti di librai ed editori – Non basta più l’articolo su un quotidiano o un settimanale. Né (da sola) la tv, né l’email marketing o tanto meno la pubblicità. Oggi i libri di carta si scoprono – e quindi poi si comprano – online prima di tutto grazie ai reading degli autori e alla serialità della narrazione. Gli ebook, invece, dopo aver navigato sui siti delle librerie online (in primis), sui siti degli autori ed editori (in seconda battuta) e poi, ancora, grazie a reading degli autori.

Come si scopre un titolo? – Con la diffusione dell’uso di internet cambiano le dinamiche di acquisto ma anche le modalità per scoprire il titolo da comprare con un click. Il passaparola funziona ancora bene per i libri di carta, meno per gli ebook, in cui blog e riviste online di libri risultano molto più efficaci. In entrambi i casi, l’email marketing o le newsletter di librai ed editori slittano agli ultimi posti per efficacia, così come l’ADV.

Le abitudini online degli italiani – Sette italiani su dieci, tra i 18 e i 64 anni, naviga su internet ogni giorno. Due terzi usa Facebook e Twitter ogni settimana, mentre la metà legge ogni settimana un quotidiano online e compra o cerca prodotti online. Un terzo usa ogni settimana giochi online, tv o film online. Chi acquista ebook utilizza molto di più i social media rispetto a chi compera i libri di carta. I preferiti? Facebook su tutti, seguito da WhatsApp, Youtube e Google+ e Twitter. L’impegno settimanale nelle attività online decresce con l’età, in particolare per i social media e per guardare film e tv online. Al contrario cresce con l’aumentare dell’età la lettura di quotidiani e periodici online.

ISTAT: indagine sugli italiani e le nuove tecnologie

Nel 2014, aumenta rispetto all’anno precedente la quota di famiglie che dispongono di un accesso ad Internet da casa e di una connessione a banda larga (rispettivamente dal 60,7% al 64% e dal 59,7% al 62,7%).

Le famiglie con almeno un minorenne sono le più attrezzate tecnologicamente:l’87,1% possiede un personal computer, l’89% ha accesso ad Internet da casa. All’estremo opposto si collocano le famiglie di soli anziani ultrasessantacinquenni: appena il 17,8% di esse possiede il personal computer e soltanto il 16,3% dispone di una connessione per navigare su Internet.

Tra il 2013 e il 2014 per alcuni beni tecnologici si riduce il divario tra le famiglie in cui il capofamiglia è un dirigente, un imprenditore o un libero professionista e quelle in cui è un operaio: per il telefono cellulare abilitato da 23,5 a 16,1 punti percentuali, per l’accesso ad Internet da casa da 18,7 a 13,6 punti percentuali e per la disponibilità di una connessione a banda larga da 18,6 a 14,4 punti percentuali.

Rimane stabile il divario sul territorio. Le famiglie del Centro-nord che dispongono di un personal computer e di un accesso ad Internet da casa sono rispettivamente il 66% e il 66,6%, contro il 57,3% e il 58,3% delle famiglie del Mezzogiorno. Quest’ultima ripartizione registra un forte ritardo anche nella connessione alla banda larga: 56,4% contro 65,4% del Centro-nord.

Nel 2014 oltre la metà delle persone con almeno 3 anni di età (54,7%) utilizza il pc e oltre la metà della popolazione di 6 anni e più (57,3%) naviga su Internet.

Rispetto al 2013 rimane stabile l’uso del personal computer mentre aumenta quello di Internet (+2,5 punti percentuali). In particolare aumenta l’uso giornaliero del web (+3,3 punti percentuali).

Sono ancora forti le differenze di genere e di generazione. Utilizza il personal computer il 59,3% degli uomini, a fronte del 50,2% delle donne, naviga su Internet il 62,3% degli uomini e il 52,7% delle donne. I maggiori utilizzatori del personal computer e di Internet restano i giovani 15-24enni (rispettivamente, oltre l’83% e oltre l’89%).

Aumenta leggermente la quota di utenti che accedono ai siti della Pubblica Amministrazione per ottenere informazioni. Sono il 29,8% degli utenti di Internet, in aumento dal 28,5% del 2013.

Cresce anche l’e-commerce: nel 2014 il 34,1% degli individui di 14 anni e più che hanno usato Internet ha ordinato e/o comprato merci e/o servizi per uso privato. I settori che registrano la crescita maggiore sono gli articoli per la casa (+5,1 punti percentuali) e gli abiti e gli articoli sportivi (+3,8 punti percentuali).

Circa un terzo degli utenti di Internet ha fatto ricorso a servizi cloud per accedere ai propri file. Gli spazi per l’archiviazione/condivisione su Internet sono usati soprattutto dagli uomini (il 30,2% contro il 26,1% delle donne) e dalle persone tra i 18 e i 34 anni.

Più libri più liberi: è segno meno per i piccoli editori, in linea con il trend generale del mercato. In controtendenza invece il campione degli espositori di Più libri più liberi

E’ segno meno per i piccoli editori nei primi dieci mesi del 2014, con performance sostanzialmente in linea con il resto del mercato. E’ quanto emerge dall’indagine condotta da Nielsen e presentata a Più libri più liberi – la Fiera nazionale della piccola e media editoria che ha aperto ieri a Roma – che per la prima volta allarga la tradizionale indagine condotta sulle piccole case editrici presenti alla manifestazione romana a tutti i 5.663 marchi di editori che hanno un venduto nei canali trade libri per un valore non superiore a 10milioni di euro.

I piccoli editori registrano un calo a copie vendute del -3,4% (al netto della Grande distribuzione organizzata) mentre per il resto del mercato è del -3,2%. Va meglio il valore del venduto anche per le diverse politiche di prezzo adottate: -2,5% per i piccoli, -3,0% per gli altri (sempre al netto della Gdo).

Questo andamento di tutti i piccoli, se ricondotto solo agli editori presenti a Più libri più liberi cambia, e molto, registrando un +1,1% nelle vendite di copie (sempre esclusa la Gdo) e un +2,2% del fatturato. In altre parole, esiste una punta di diamante, in buona parte presente tra gli espositori di Più libri più liberi, in grado non solo di registrare un segno più ma di smorzare il segno meno del mercato nel suo complesso.

Il trend complessivo del mercato? In miglioramento. Ma il segno è ancora negativo: se si considerano tutti i canali (grande distribuzione compresa), a fine ottobre si registra complessivamente un -4.6% di fatturato (circa 43milioni di euro in meno rispetto allo stesso periodo del 2013 nei canali trade e sempre esclusi gli ebook): è ancora un segno meno, certo, ma, grazie alla timida ripresa estiva, in leggero recupero rispetto al -5.3% dei primi tre mesi dell’anno. Le copie di libri di carta venduti nei primi dieci mesi del 2014 segnano invece un -7.1% (pari a circa 5.5milioni di copie vendute in meno rispetto allo stesso periodo del 2013).

Il mercato per genere: cresce ulteriormente il peso dei libri per bambini e ragazzi, al punto che le copie vendute raggiungono il 20,5% del totale e si avvicinano sempre di più al segmento della fiction straniera (che è il genere più venduto, pesa il 26,1%). Solo al terzo posto si trova, a copie, la fiction italiana (15,3%). In termini di fatturato il segmento bambini, in crescita, detiene comunque il terzo posto (dopo la fiction straniera e la non fiction specialistica, cioè i libri di filosofia, critica letteraria, ecc.).

I generi nel mercato dei piccoli editori: Per i piccoli editori circa un quarto delle copie vendute riguarda la non fiction pratica (cioè libri di manualistica, cucina, salute, tempo libero e lifestyle, guide). Seguono i libri per bambini (con il 18,3%) e quindi la non fiction specialistica (17,9%). Rispetto allo scorso anno cresce la fiction italiana dello 0,6%, diminuisce di quasi il 10% la fiction straniera.

La dichiarazione: “Sia il Rapporto AIE sulla piccola e media editoria che l’indagine Nielsen confermano – ha commentato il presidente dell’Associazione Italiana Editori Marco Polillo – che – al di là dei segni meno generalizzati – esiste circa un 10% di piccoli e medi editori che non solo crescono ma crescono tanto da smorzare i segni meno complessivi. Quel 10% di editori, con i suoi vari marchi, sta qui a Più libri più liberi e questo ci rende orgogliosi. Noi siamo qui per aiutarli a ‘far fare loro il salto’, questo è il compito e l’obiettivo di questa Fiera: non solo una vetrina, ma un laboratorio, un’occasione di formazione e di network. Secondo noi si vince anche così”.

Più libri più liberi: il 6 dicembre a Roma un’indagine AIE quali-quantitativa racconta gli universi narrativi e di mercato che nascono oggi dai libri

Da un libro, un universo (narrativo e pure di mercato). E’ proprio così: quelli che erano fino a poco tempo fa percorsi creativi e autoriali, mondi narrativi, occasioni di consumo, mercati ancora relativamente separati e autonomi stanno progressivamente, ma in modo inarrestabile, convergendo. Vale non più solo per libri e film, ma pure per le serie tv (anche distribuite attraverso il web) e i libri o i videogiochi e i libri (e sempre viceversa).

Quali sono le dimensioni produttive dei vari settori e gli interscambi produttivi? Basti un solo dato: circa un film su quattro nelle sale nasce da un libro. Nel 2009 i film che erano tratti da libri (talvolta in edizioni diverse) rappresentavano il 23,1% delle uscite nelle sale italiane, nel 2012 salgono al 25,6% e hanno una quota pressoché analoga nel 2013: 24,4%. Se la crescita è anche dovuta a edizioni (soprattutto nell’ambito del fumetto e della graphic novel o della letteratura di genere) con una loro serialità anche editoriale, il processo appare comunque consolidato e in crescita sul medio-lungo periodo. Una trasformazione che riguarda tutto il settore se nel 2013 il 21% di questi titoli è pubblicato da piccole e medie case editrici.

Di tutto questo si parlerà a Più libri più liberi nel convegno -organizzato dall’Associazione Italiana Editori (AIE), in collaborazione con IE-Informazioni editoriali e Anica- Libri, film, serie tv e videogiochi: universi narrativi e di mercato, in programma sabato 6 dicembre alle 11 nella Sala Smeraldo al Palazzo dei Congressi all’EUR in occasione della presentazione dell’aggiornamento dell’indagine che l’Ufficio studi AIE realizza dal 2009 sul tema Libri&Film ma allargando in questa edizione lo sguardo alla serialità televisiva, ai videogiochi e alle loro relazioni con il modo delle aziende editoriali. Interverranno Roberto Recchioni (Sergio Bonelli Editore), Giovanni Peresson (Ufficio studi AIE) e Elena Vergine Giornale della Libreria»).

Più libri più liberi: il 4 dicembre a Roma la presentazione dell’indagine Nielsen sul mercato della piccola e media editoria, a confronto con l’andamento generale del mercato 2014

Migliora il trend del mercato complessivo del libro di carta nel 2014, anche se il segno resta meno. A fine ottobre si registra infatti un -4.6% di fatturato (circa 43milioni di euro in meno rispetto allo stesso periodo del 2013 nei canali trade, cioè librerie, online, grande distribuzione – sono esclusi gli ebook): è ancora un segno meno, certo, ma, grazie alla timida ripresa estiva, in leggero recupero rispetto al -5.3% dei primi tre mesi dell’anno. Le copie di libri di carta venduti nei primi dieci mesi del 2014 segnano invece un -7.1% (pari a circa 5.5milioni di copie vendute in meno rispetto allo stesso periodo del 2013).

E’ una prima evidenza dall’indagine Nielsen, che sarà presentata alla Fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi (Roma, 4 -8 dicembre) nell’ambito dell’incontro organizzato dall’Associazione Italiana Editori (AIE) Il mercato della piccola editoria nel 2014, in programma giovedì 4 dicembre alle 16 nella Sala Smeraldo del Palazzo dei Congressi dell’EUR a Roma.

La ricerca – condotta da Nielsen su un campione omogeneo di circa 400 editori espositori di Più libri più liberi, a confronto con l’andamento più generale dei canali trade – sarà la base per fornire una prima fotografia del mercato del libro della piccola e media editoria. Interverranno, moderati da Giovanni Peresson (Ufficio studi AIE), Marco Polillo (presidente AIE), Monica Manzotti (Nielsen) e Alice Di Stefano (Fazi Editori).

Seguirà, alle 18, sempre in Sala Smeraldo, l’incontro Apocalittici o disintegrati? in cui – a partire da un’indagine economica sulla piccola editoria a cura di AIE, punteggiata non solo di segni meno – si confronteranno editori e politici. Interverranno Antonio Monaco (Presidente Gruppo piccoli editori AIE), Antonio Palmieri (Commissione Cultura – Camera dei deputati), Giovanni Peresson (Ufficio Studi AIE), Flavia Piccoli Nardelli (Vicepresidente Commissione Cultura – Camera dei deputati), moderati da Fabio Del Giudice (Relazioni Istituzionali AIE).

I segni meno non bastano infatti a raccontare la piccola e media editoria. Proprio per dare un segnale positivo, ad aprire la giornata inaugurale della Fiera sarà l’incontro La cucina dell’editore. Ripartire da un’eccellenza italiana? in programma alle 15, sempre in Sala Smeraldo: un dialogo tra responsabili dei canali di vendita ed editori che metterà a nudo, in previsione di Expo2015 e dati AIE alla mano, i punti di forza di questo mercato. I libri di food rappresentano oggi il 15,5% della produzione di manualistica, in crescita del 22,6% dal 2010. Interverranno Roberto Da Re Giustiniani (Kellerman Editore), Antonio Monaco (Edizioni Sonda), Anna Prandoni (Cucina Italiana), moderati da Giovanni Peresson (Ufficio studi AIE).

Salone libro: per fortuna ci sono (ancora) i libri per ragazzi. Contengono i segni meno del 2013 e del 2014. Il settore nel complesso nel primo scorcio del 2014 segna un -5,3%

I libri per bambini e ragazzi? Gli unici a contenere davvero i segni meno del mercato del libro nel 2013. E così pure nei primi mesi del 2014. E’ la conferma che emerge dall’indagine Nielsen presentata il 9 maggio scorso, nell’ambito del convegno Cosa tiene accese le stelle? Editori e lettori dopo tre anni di segni meno, organizzato dall’Associazione Italiana Editori (AIE), in collaborazione con il Salone internazionale del libro di Torino, per fotografare il mondo del libro nel 2013 e nel primo trimestre del 2014.

Il segmento dei bambini è il vero baluardo alla crisi, confermando una crescita nel 2013, sia a copie (+3,3%) che a valore (+3,1%). Tanto da ridurre la perdita complessiva del mercato del libro 2013: -6,2% a valore e -2,3% a copie nei canali trade (quelli rivolti al pubblico: librerie, librerie online e grande distribuzione) rispetto al 2012. In numeri assoluti questo significa che gli italiani hanno acquistato lo scorso anno, nel complesso, 99,2milioni di volumi (ma 2,3milioni in meno del 2012) e hanno speso circa 1,2miliardi di euro (81milioni di euro in meno del 2012). Al di là del segmento ragazzi, nel 2013 si sono evidenziati andamenti negativi in tutti gli altri grandi settori, con punte del 13.2% in meno nella non fiction pratica (guide, tempo libero, lifestyle), e della non fiction specialistica (opere di filosofia, scienze sociali, management e business, che hanno registrato un -8,6% a valore). Performance migliori della media, ma pur sempre negative, ci sono state per la fiction (-5,4% a valore) e per la saggistica (non fiction generale -4,2% a valore).

E come si è aperto il 2014? Leggermente meglio in termini di valore ma peggio a copie: in questi primi tre mesi si sono venduti 1,4milioni di libri in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Si è registrato infatti un – 6,8% a copie e un -5,3% a valore. Si sta assistendo però a un altro fenomeno significativo in questo primo scorcio di anno: lo spostamento negli acquisti degli italiani dalle fasce di prezzo basso (1-5 euro) ai libri di fascia intermedia (7-20 euro). E’ dunque finito il tempo dei libri low cost? Certamente non è un problema di formato: sia il tascabile che il rilegato rilevano un andamento simile, con un -4%. Curioso che il 70% dei volumi in formato paperback sia di fiction.

I canali nel 2014: il libro si compra sempre più nelle librerie di catena e online: cresce il peso delle vendite dei libri nelle librerie di insegna (franchising compreso), che coprono ormai quasi la metà delle vendite italiane dei canali trade (e arrivano a pesare per il 43.5% delle vendite complessive, erano al 42,2% nel 2013). Si riduce ulteriormente la quota delle librerie indipendenti (che passano dal 35,6% al 34,9%). Cresce (poco, a sorpresa) l’online, al netto di Amazon, che raggiunge quota 6,6% (era il 6,3% lo scorso anno). In sofferenza è la grande distribuzione (che passa dal 15,9% al 15%).

I settori nel 2014: per fortuna ci sono (ancora) i ragazzi: il segmento bambini è l’unico che continua a contribuire in modo positivo (+0,3) alla variazione del mercato a valore. In particolare, forte impulso viene dalla fascia 10-13 anni. Contribuiscono invece in negativo tutti gli altri generi: dalla fiction (-1,5%) alla saggistica (non fiction generale, -0,8%), sino alla non fiction pratica e specialistica (-1,1% a valore).

Ma comprare i libri equivale a leggerli? NO. Nel 2013 sono stati infatti 19,2milioni gli italiani che hanno acquistato un libro di carta e ben 21,9milioni quelli che hanno dichiarato di averli letti. Lo stesso vale per gli ebook: 1milione di italiani lo scorso anno ha dichiarato di aver acquistato un libro digitale ma quasi il doppio, 1,9milioni, ha affermato di averlo letto.

Il mercato ebook cresce troppo lentamente? Copre oggi circa il 3% del mercato trade, secondo le stime dell’Ufficio studi AIE, e raggiunge i 30milioni di euro circa di giro d’affari. Nel 2013 sarebbero stati scaricati tra i 4 e i 7milioni di titoli in digitale.

Il commento – “I dati ci restituiscono una fotografia impietosa – ha sottolineato il presidente di AIE Marco Polillo – ma lasciano intravedere una speranza: quella delle famiglie con bambini che leggono e che credono al valore della lettura. Il mondo e il mercato del libro va quindi oltre questi segni meno: c’è il digitale che pur con piccoli numeri si sta imponendo e permette di sperimentare nuove esperienze di lettura, ci sono le iniziative di promozione che in tutta Italia ci restituiscono uno scenario diverso, fatto di esperienze positive. Il nostro mondo sta cambiando pelle. E’ il momento in cui l’editore investe sul lungo periodo, con tenacia“.

Carta o digitale per studiare all’università? Gli universitari li usano già entrambi. Ciò che cambia è come studiano

Carta o digitale per studiare all’università? Domanda “da vecchi”, gli universitari li usano già entrambi. Ciò che cambia è come studiano non su cosa. Se vogliono imparare davvero cercano dappertutto, tra i libri e sul web. Se sono interessati a minimizzare gli sforzi rispetto all’esame, usano quel che è più funzionale. Certo è che metà degli studenti che hanno partecipato a questa indagine vogliono approfondire. E’ uno spaccato positivo quello che emerge dall’indagine presentata oggi dall’Associazione Italiana Editori (AIE) a Roma e che mappa come gli universitari studiano usando supporti diversi: condotta da AIE, in collaborazione con Consiglio Universitario Nazionale (CUN), Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) e Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR), ha interessato gli oltre duemila studenti universitari tra i diciotto e trent’anni che hanno partecipato al concorso è-book, all’interno del Maggio dei libri. E’ disponibile da oggi in un ebook a cura di AIE e Marina Micheli, Stili di studio degli universitari italiani tra carta e digitale sulle principali piattaforme online per la collana tutta digitale dei Quaderni del Giornale della Libreria. Cosa ne emerge?

Il discrimine non è tra carta e digitale ma tra chi studia per apprendere e chi studia per passare gli esami. I primi, infatti, in base ai dati dell’indagine, usano di tutto, non fanno distinzione tra carta e digitale. Quel che conta è il contenuto. I secondi tendono a semplificare, talvolta – pragmaticamente – anche loro senza distinguere tra carta e digitale, talvolta concentrandosi sul digitale come strumento ottimo per “il minimo sforzo” (e forse il minimo futuro…).

Il digitale quindi integra o sostituisce? Integra (a parte il fenomeno-slides): Le slides di lezione e le risorse web consigliate dal docente sono le uniche modalità di studio che risultano essere (almeno in parte) sostitutive e non integrative dei manuali, che restano comunque lo strumento principale per lo studio. Sono anche correlate con uno studio più superficiale: chi si concentra su queste fonti poi non approfondisce, né su carta, né su digitale.

I 5 identikit di chi studia oggi all’università (nel dettaglio sono in allegato): gli studenti sono stati classificati in cinque categorie, sulla base delle modalità prevalenti di studio. Gli Onnivori, che usano di tutto e per fortuna sono la categoria più numerosa (quasi 4 studenti su 10 di quelli che hanno partecipato all’indagine oggi sono così), gli Esploratori, che arricchiscono con approfondimenti autonomi (su web o libri) e sono il 13% (insieme agli Onnivori rappresentano la metà degli studenti del campione). I Tradizionalisti, che tendono a usare poco le tecnologie, concentrandosi soprattutto sullo studio del manuale. I Pragmatici, che usano un po’ tutte le fonti che aiutano a passar gli esami, a partire dai manuali, ma non approfondiscono per proprio conto. E poi ci sono i Minimalisti, gli unici a usare meno i manuali, sostituiti da slide o fonti web del docente: quasi due universitari su 10 tra quelli che hanno partecipato all’indagine oggi studiano così .

“I dati e l’indagine” – ha sottolineato la presidente del Gruppo accademico professionale di AIE Mirka Daniela Giacoletto Papas – “ci confermano che è venuto il momento di smettere di discutere se i libri di studio devono essere di carta o digitale per tornare a parlare dei contenuti e dei modi migliori per stimolare i ragazzi ad approfondire, a non accontentarsi del minimo, perché “Il futuro è nei libri che leggi” come ci dice lo slogan bellissimo del vincitore dell’edizione 2013 di è-book Matteo Zocchi. E, aggiungo, possono benissimo essere libri digitali. Carta e digitale appaiono come elementi naturali del paesaggio in cui i nativi digitali si muovono. Non li vedono in contrasto. Li usano entrambi, secondo le occasioni e le finalità del momento. Per gli editori è forse questo il messaggio principale che viene dall’indagine: come gli studenti ‘onnivori’ delineati dalla ricerca, dovremo utilizzare tutte le possibilità che le tecnologie ci offrono. Ragionando su ciò che più è utile agli studenti. Approfondendo”.

Unioncamere Piemonte: la cultura produce ricchezza e occupazione. 6,4 miliardi di euro il valore aggiunto generato e 121mila gli occupati

Quanto pesa la cultura in Piemonte? A questa domanda risponde il report sull’impatto economico della cultura in Piemonte “La cultura che stimiamo. Stimiamo la cultura” realizzato per il secondo anno da Unioncamere Piemonte, Camera di commercio di Torino, Compagnia di San Paolo, Finpiemonte S.p.A., e Osservatorio culturale del Piemonte e scaricabile dal sito all’indirizzo www.pie.camcom.it/laculturachestimiamo.

I risultati dell’indagine sono stati presentati martedì 17 dicembre presso la sede di Unioncamere Piemonte.
La cultura continua a rivelarsi un importante driver di sviluppo per il Piemonte. Il nostro sistema produttivo culturale sta mostrando una buona capacità di reazione a quelle stesse difficoltà congiunturali che hanno invece creato più difficoltà all’andamento complessivo dell’economia piemontese: la cultura, infatti, continua a generare ricchezza e occupazione – dichiara Ferruccio Dardanello, Presidente di Unioncamere Piemonte -. A partire da questi dati, diventa ancora più miope la tendenza a non puntare su un comparto che, adeguatamente inserito nelle proposte turistiche, non può che contribuire allo sviluppo economico e sociale della nostra regione“.

Alessandro Barberis, Presidente della Camera di commercio di Torino, ha sottolineato: “Da tempo come Camera di commercio promuoviamo indagini per quantificare oggettivamente l’impatto degli eventi culturali sull’economia locale nel suo complesso: se sono infatti già di per sé rilevanti i 6,4 miliardi di valore aggiunto generati direttamente, addirittura in crescita rispetto all’anno precedente, lo sono ancor di più i 18 miliardi di ricadute trasversali. Investire in cultura non è dunque un lusso per pochi, ma una ‘fabbrica’ di benessere e occupazione per tutti i settori economici locali“.

La crisi non ha distrutto l’interesse per la cultura di un pubblico torinese sempre più attento e partecipe, anzi. Credo che questo segni un ‘punto di non ritorno’ per una città che sa apprezzare e valutare le produzioni culturali” – ha dichiarato Marco Demarie, responsabile dell’Ufficio Studi, Programmazione e Documentazione della Compagnia di San Paolo – “Naturalmente, si tratta di un punto di nuova partenza e non di arrivo: in particolare, bisognerà che la programmazione culturale punti più alla qualità che alla quantità, che i vari tipi di pubblico apprendano a compartecipare al costo delle occasioni culturali, anche mediante un nuovo mecenatismo diffuso, che la cultura diventi occasione di impresa. Cultura e social innovation sono ambiti che possono abbastanza facilmente imparare ad andare a braccetto e che possono trovare in Piemonte un ambiente adeguato e preparato“.

Il Presidente di Finpiemonte S.p.A., Fabrizio Gatti, ha aggiunto: “A conferma della rilevanza strategica degli investimenti nell’ambito culturale, la Commissione Europea ha recentemente varato il nuovo programma ‘Europa Creativa’, che sosterrà cultura e creatività mettendo a disposizione un budget di 1,46 miliardi di euro, incrementando così le risorse del 10% rispetto all’attuale programmazione. Sono fiducioso che la consolidata collaborazione tra gli attori regionali nell’elaborare il rapporto oggi presentato sia un buon punto di partenza per lavorare insieme affinché l’industria culturale del Piemonte trovi i migliori strumenti per usufruire di tutte le opportunità di finanziamento, valorizzando le proprie competenze e professionalità“.

Il Direttore dell’Osservatorio Culturale del Piemonte, Luca dal Pozzolo, ha dichiarato che: “Il 70% piemontesi pensa che la cultura rivestirà un ruolo cruciale per l’economia del futuro e che gli investimenti nei beni e nelle attività culturali contribuiranno al benessere collettivo diffuso soprattutto in quelle porzioni di territorio più decentrate. Tuttavia la crisi mette a dura prova la tenuta del sistema nel suo complesso, evidenziando la frammentarietà e i limiti della programmazione delle risorse economiche decrescenti. Diventa sempre più pressante una pianificazione attenta e puntuale degli interventi in cultura per comprendere le complessità emergenti da diversi punti di vista“.

Anche Michele Coppola, Assessore alla Cultura e alle Politiche Giovanili della Regione Piemonte ha sottolineato che: “Negli ultimi vent’anni Torino e il Piemonte hanno investito in cultura esaltando così il dna della nostra Regione. Abbiamo trasformato il nostro territorio e creato ricadute economiche, occupazionali e turistiche uniche. La seconda edizione di La cultura che stimiamo. Stimiamo la cultura conferma la centralità del comparto cultura per il Piemonte. Ne riafferma l’importanza nel migliorare la qualità della vita e nel contribuire alla produzione di benessere e di ricchezza, sempre con attenzione ai valori economici e occupazionali che le industrie culturali e creative sono in grado di creare, nonostante la crisi“.

La valutazione economica della cultura in Piemonte 
Nel 2012 le 33.148 imprese del sistema produttivo culturale registrate in Piemonte (raggruppate nei quattro comparti delle industrie creative, industrie culturali, performing arts e arti visive, e patrimonio storico-artistico) hanno creato un valore aggiunto pari a circa 6,4 miliardi di euro, il 5,8% della ricchezza regionale, e impiegato oltre 121mila unità, il 6,0% dell’occupazione piemontese, consolidando l’importanza rivestita all’interno del sistema economico regionale. In un contesto generale che ha visto il valore aggiunto piemontese (a valori correnti) contrarsi dell’1,3% tra il 2011 e il 2012, e la base occupazionale regionale diminuire di 1,1 punti percentuale, la ricchezza generata dal sistema produttivo culturale è aumentata dello 0,4% e il relativo numero di occupati dell’1,6%. Il sistema culturale riveste in Piemonte un’importanza maggiore rispetto a quanto si osserva a livello complessivo in Italia, dove crea il 5,4% della ricchezza e impiega il 5,7% degli occupati.
Le oltre 33mila imprese registrate in Piemonte non rappresentano, tuttavia, gli unici attori del sistema produttivo culturale. Esiste, infatti, soprattutto per quanto concerne alcune attività legate al patrimonio storico-artistico-architettonico, una rilevante presenza di istituzioni pubbliche e non profit. In base ai primi risultati del 9° Censimento generale dell’industria e dei servizi e Censimento delle istituzioni non profit, a fine 2011 si contavano in Piemonte 11.068 istituzioni non profit culturali, impegnate principalmente in attività ricreative e di socializzazione, e in ambito artistico e culturale in senso stretto.
Aggiungendo il contributo delle istituzioni pubbliche e di quelle non profit, il sistema produttivo culturale piemontese arriva a generare un valore aggiunto pari a 6,8 miliardi di euro, il 6,1% del totale dell’economia.
La cultura estende, inoltre, i propri effetti anche al di fuori dei confini settoriali individuati per il sistema produttivo culturale, permeando altre attività economiche, come effetto delle interdipendenze che legano tra di loro le varie produzioni. Per ogni euro attivato da una delle attività che ricade all’interno del perimetro del sistema produttivo culturale piemontese, se ne attivano, al di fuori di questo, mediamente 1,7.
I 6,8 miliardi di euro prodotti dal sistema produttivo culturale (allargato ai contributi delle istituzioni pubbliche e non profit) sono, dunque, in grado di attivarne altri 11,5, per un valore aggiunto complessivo della filiera culturale pari a 18,3 miliardi di euro.
Il sistema produttivo culturale vede, così, crescere il proprio ruolo all’interno del sistema economico piemontese: l’incidenza sul valore aggiunto complessivo regionale passa dal 6,1% al 16,5%.

Le misure regionali a favore della cultura
In Piemonte numerosi attori, istituzionali e non, realizzano interventi in ambito culturale e la Regione ne sostiene le attività, con l’obiettivo di tutelare il patrimonio culturale del territorio e favorire la diffusione della cultura. Nel 2012 Finpiemonte ha erogato, per conto della Regione Piemonte, contributi alla Cultura, riferiti al 2009 (in un caso 2008), 2010, 2011 e 2012 per oltre 47 milioni di euro, indirizzati a oltre 1.200 beneficiari.

I consumi culturali: il racconto di una crisi 
Nel 2011 i festeggiamenti legati al 150° Anniversario dell’Unità d’Italia avevano attratto un considerevole numero di visitatori da fuori regione, con sensibili effetti positivi non solo a Torino, ma in molte aree del Piemonte, grazie a un programma di manifestazioni che si è rivelato fortemente attrattivo fuori regione e ha trainato verso l’alto sia le presenze turistiche che gli arrivi, come pure le affluenze relative ai beni culturali.
Non è una sorpresa, dunque, se il confronto fra il 2012 e il 2011 segni un calo importante del pubblico museale in Piemonte. Tuttavia, se i 3,7 milioni di visite registrate nel 2012 a livello del Sistema Museale Metropolitano di Torino, in contrazione del 24,6% rispetto al 2011, si mantengono, nonostante l’aggravarsi della crisi economica, su livelli superiori a quelli registrati nel 2010 e nel 2009, i circa 680mila ingressi rilevati nel resto del territorio piemontese, il 32,4% in meno rispetto all’anno precedente, appaiono in lieve contrazione anche rispetto agli anni precedenti il 2011. Gli incassi al botteghino per gli spettacoli dal vivo nel 2012 sono aumentati dell’1,7% rispetto all’anno precedente, attestandosi a 38,1 milioni di euro, così come parallelamente è aumentata l’offerta di rappresentazioni del 3,5% (circa 11mila spettacoli), tuttavia i biglietti venduti sono calati dell’1,8% (2,1 milioni). Sul fronte dei consumi cinematografici, nel 2012 sono stati venduti in Piemonte 7,9 milioni di biglietti in 359 schermi. Rispetto all’anno precedente le presenze nelle sale piemontesi sono calate del 12,8% a parità di numero di schermi e di posti.

Per scaricare l’indagine completa:
http://images.pie.camcom.it/f/StudiPubblicazioni/22/22718_UCCP_16122013.pdf

Più libri più liberi: dati Nielsen, – 6,5% il mercato del libro rispetto allo scorso anno, – 5,3% per i piccoli editori. Limitano il “crollo” grazie ai libri per bambini.

I piccoli e medi editori? Perdono meno dei grandi in termini di fatturato, “salvati” dai libri per ragazzi. Con una sorpresa: il canale in cui pesano di più è l’online. La conferma viene dall’indagine Nielsen presentata oggi a Più libri più liberi – la Fiera nazionale della piccola e media editoria in programma fino all’8 dicembre al Palazzo dei Congressi dell’EUR – che fotografa il mercato del libro (venduto, a prezzo di copertina) nei canali trade (librerie, online, grande distribuzione) sino a fine ottobre e, nello specifico, indaga il segmento della piccola e media editoria, utilizzando il campione omogeneo di circa 400 editori espositori di Più libri più liberi.
Peggiora l’andamento del mercato complessivo del libro: A fine ottobre si registra un -6,5% a valore (circa 65milioni di euro in meno rispetto allo stesso periodo del 2012 nei canali trade). E’ un – 13,8% rispetto al 2011 (circa 151milioni di euro in meno). E’ però solo un -2,1% a copie. Se poi dal mercato escludiamo la grande distribuzione i dati cambiano, con una perdita a valore leggermente inferiore (-6%) e un calo a copie decisamente più alto (-4,2%).
Anche per il 2013 maggio si conferma come l’unico mese positivo nell’arco dell’anno.
I generi: i libri per bambini consolidano la crescita, segno più per la fiction: si accentua il peso dei libri per ragazzi, che arrivano a coprire il 14,6% (era il 13,3% nel 2012) delle vendite. Perde qualcosa la fiction straniera (che copre il 25%, era il 25,4% nello stesso periodo del 2012), cresce quella italiana (raggiunge il 14,1%, era il 13,8% nel 2012) così come riprende quota la saggistica (la cosiddetta non fiction generale, oggi 17,3%, era al 17,1% nel 2012). In calo la non fiction pratica (guide, libri per il tempo libero, libri di cucina, famiglia e benessere che passa dal 16 al 15,1%) e la non fiction specialistica (vi rientrano testi di management, giurisprudenza, business, economia, computer, IT, che passa dal 14,5 al 14%).
I piccoli editori: perdono tanto a copie ma meno a valore: oggi la piccola editoria copre tra l’8 e il 9% del mercato del libro. Perde, confermando anche il trend generale, più dei grandi editori a copie, meno a valore: dai dati, da cui si è esclusa la grande distribuzione, che tratta solo marginalmente la produzione dei piccoli editori, si evince che i piccoli perdono – 6,2% a copie e un -5,3% a valore. La ragione? I prezzi dei piccoli editori risultano in media più alti di quelli dell’anno scorso. E non è un caso che diminuisca il peso dei tascabili negli assortimenti.
I generi importanti per i piccoli: boom dei libri per bambini, cresce la saggistica. Meno 30% (circa) per la fiction italiana: cresce tanto il segmento bambini per i piccoli editori. E raggiunge il 24,1% delle copie vendute: uno su quattro delle copie di libri venduti dai piccoli editori sono libri per bambini. A valore la percentuale si abbassa al 18,3% ma resta un dato molto significativo: i ragazzi crescono a copie del 7,7% rispetto al 2012, del 13,5% a valore. Segno più anche per la saggistica (con un +0,4% a valore). Tutti gli altri generi registrano cali anche molto importanti: -28% la fiction italiana, -14,6% quella straniera, – 5,7% la fiction pratica, – 3,5% quella specialistica.
Quale è il canale più significativo per i piccoli? Sorpresa, le librerie online: è la libreria online (al netto di Amazon) il canale su cui i piccoli e medi editori hanno il maggior peso (con esclusione della grande distribuzione). Pesano per l’11,9% sulle librerie online, “solo” per il 9,9% su quelle indipendenti e per il 7,4% su quelle di catena.
Il commento – “Purtroppo – ha spiegato il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Marco Polillo – anche questi dati mantengono quel trend negativo cominciato da alcuni anni. Esistono tuttavia situazioni particolari su cui occorre riflettere: lo spostamento verso l’online delle vendite dei piccoli editori potrebbe essere dovuto non solo da una maggiore familiarizzazione del pubblico alle vendite sul web ma anche – e questo sarebbe in prospettiva molto pericoloso – da un minore assortimento nelle librerie della produzione dei piccoli. Contrastante è anche ciò che riguarda i valori dei libri per bambini: è estremamente significativo che questo particolare mercato continui a essere in controtendenza rispetto a quello generale. E’ da studiare allora quella che sembrerebbe una disaffezione nei confronti del libro da parte dei genitori”.

Più libri più liberi: il 5 dicembre a Roma la presentazione dell’indagine Nielsen sul mercato del libro

Peggiora nella seconda parte dell’anno l’andamento del mercato complessivo del libro. A fine ottobre si registra infatti un -6,5% a valore (circa 75milioni di euro in meno rispetto allo stesso periodo del 2012 nei canali trade, in altre parole librerie, online, grande distribuzione): un segno meno che aggrava il -4,4% dei primi quattro mesi dell’anno e il -5,4% dei primi otto mesi dell’anno.

E’ un primo, significativo, dato che emerge dall’indagine Nielsen, che sarà presentata alla Fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi (Roma, 5- 8 dicembre), nell’ambito dell’incontro di apertura organizzato dall’Associazione Italiana Editori (AIE), in collaborazione con Unioncamere, La crisi dentro la crisi, in programma giovedì 5 dicembre, alle 14 nella Sala Rubino del Palazzo dei Congressi dell’EUR.

L’indagine – condotta da Nielsen su un campione omogeneo di circa 400 editori espositori di Più libri più liberi, a confronto con l’andamento più generale dei canali trade – sarà la base per fornire una prima fotografia sul mercato del libro. Partendo poi da una ricerca realizzata dall’Ufficio studi AIE nella seconda metà del 2013 si presenteranno i dati relativi alle criticità proprie del settore, a confronto con un’indagine analoga condotta oltre dieci anni fa (2002). Interverranno Monica Manzotti (Nielsen), Giovanni Peresson (Ufficio studi AIE), Paolo Marcesini (Direttore MEMO Grandi Magazzini Culturali). Seguirà una tavola rotonda a cui prenderanno parte Antonio Monaco (presidente del Gruppo Piccoli editori AIE), Domenico Mauriello (direttore responsabile Centro studi Unioncamere), Domenico Sturabotti (direttore Fondazione Symbola), moderati da Stefano Salis (giornalista Il Sole 24 Ore).

Ma, in questo scenario, cosa ne è dell’editore? Self-publishing, player internazionali, nuovi canali di vendita e digitale ne stanno lentamente trasformando il lavoro quotidiano? Sarà un vero confronto alla pari, con un piccolo e un grande editore a rispondere su stessi temi e provocazioni, il cuore dell’incontro La funzione editoriale, in programma giovedì, 5 dicembre, alle 16 nella sala Rubino del Palazzo.

All’appuntamento, a cura di AIE, interverranno Riccardo Cavallero, direttore generale Libri trade Gruppo Mondadori, e Sandro Ferri, Edizioni E/O, provocati da Cristina Mussinelli (consulente editoria digitale AIE).