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Pubblicato un nuovo decreto sulla determinazione dei compensi ex artt. 73 e 73-bis della legge sul diritto d’autore

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2 febbraio 2015, intitolato “Determinazione della misura e delle modalita’ di ripartizione del compenso dovuto a norma degli articoli 73 e 73-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, sulla protezione del diritto di autore e di altri diritti connessi al suo esercizio“.

Il decreto prevede che la misura e le modalità di determinazione e corresponsione del compenso per l’utilizzazione del fonogramma, dovuto ai sensi degli articoli 73 e 73-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, siano individuate mediante accordi stipulati fra gli organismi di intermediazione dei diritti connessi che operano a favore dei produttori di fonogrammi, rispondenti ai requisiti minimi stabiliti ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 19 dicembre 2012, e le organizzazioni di categoria maggiormente rappresentative degli utilizzatori.

E’ tuttavia fatta salva la facoltà di ciascun titolare dei diritti di stipulare, in ogni momento, accordi direttamente con gli utilizzatori dei propri fonogrammi.

Inoltre il decreto prevede che la misura e le modalità del compenso siano determinate con equità e ragionevolezza tenendo conto, tra l’altro, del valore economico dell’effettivo utilizzo dei diritti negoziati, della natura e della portata dell’uso delle opere e di altri materiali protetti.

Si dovrà tenere anche in considerazione:
a) lo scopo di lucro o non di lucro per il quale e’ effettuata l’utilizzazione;
b) gli incassi lordi o le quote degli incassi lordi corrispondenti alla parte ed al ruolo che il fonogramma o apparecchio impiegato per lo sfruttamento del fonogramma occupa nella sua pubblica utilizzazione;
c) la misura del compenso dovuto per la medesima utilizzazione dei corrispondenti diritti d’autore di cui al titolo I della legge 22 aprile 1941, n. 633.

Il decreto stabilisce che la quota dei compensi spettante agli artisti interpreti o esecutori le cui interpretazioni o esecuzioni siano fissate o riprodotte nei fonogrammi, è pari al 50% dell’ammontare globale del compenso stesso, e quindi, sembra di capire, non decurtata delle spese di incassi (ricordiamo che per legge l’incasso spetta ai produttori di fonogrammi).

Infine è precisato che l’ammontare della quota di ripartizione spettante agli artisti interpreti o esecutori, è versata ai medesimi secondo quanto disposto dagli articoli 73 e 73-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, dall’art. 39 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, nonche’ dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19 dicembre 2012.

Rimangono in vigore, se non diversamente pattuito, gli accordi stipulati prima dell’entrata in vigore del decreto.

Il Decreto Cultura è legge

L’approvazione definitiva da parte del Senato del decreto proposto dal Ministro dei Beni e delle Attività culturali, Dario Franceschini, introduce novità significative per il settore, a cominciare dall’ArtBonus, che prevede la deducibilità del 65% delle donazioni devolute per il restauro di beni culturali pubblici, le biblioteche e gli archivi, gli investimenti dei teatri pubblici e delle fondazioni lirico sinfoniche, fino a arrivare alle agevolazioni fiscali per favorire la competitività del settore turistico attraverso la sua digitalizzazione e la ristrutturazione e riqualificazione degli alberghi. Tra le maggiori innovazioni le misure per Pompei, la Reggia di Caserta, il recupero delle periferie, le semplificazioni amministrative in campo turistico, le foto libere nei musei, il riesame dei pareri delle soprintendenze, la Capitale italiana della Cultura.

“Grazie al positivo contributo di deputati e senatori – ha dichiarato il Ministro dei beni e delle attività culturali, Dario Franceschini – il decreto Cultura e Turismo è ora legge, con alcune migliorie significative al testo originale frutto del dibattito parlamentare. Finalmente anche in Italia ci sono strumenti fiscali adeguati per sostenere la cultura e rilanciare il turismo. Questa legge abbatte due barriere: quella del rapporto tra pubblico e privato e quella della separazione tra la tutela e la valorizzazione che per troppo tempo hanno monopolizzato il dibattito italiano. Adesso non ci sono più scuse: veniamo da anni di tagli, è arrivato il momento di investire”.

Equo compenso per copia privata – Polillo (Confindustria Cultura Italia): “Nessuna tassa sull’innovazione ma giusta retribuzione per copyright”

Confindustria Cultura Italia difende il decreto del Governo che ha adeguato, dopo quasi due anni dalla scadenza, i compensi per le riproduzioni ad uso personale di musica e film su device come smartphone e tablet. Marco Polillo, presidente della Federazione italiana dell’industria culturale aderente a Confindustria, che riunisce 17mila imprese che producono contenuti e che sono in prima linea nell’innovazione digitale, torna a prendere posizione sul tema: “E’ una falsa rappresentazione quella che vede l’equo compenso come una tassa sull’innovazione e nemica dei giovani consumatori di tecnologie digitali. L’adeguamento del compenso, peraltro a standard meno elevati di Paesi leader nella produzione di contenuti come Francia e Germania, è un processo in atto in molti Stati membri. Prima dell’Italia – spiega – hanno adattato il compenso a smartphone e tablet, oltre ai già citati Francia e Germania, anche Austria, Olanda, Belgio e Svezia“.

Quest’ultimo caso risulta interessante perché una delle critiche mosse al provvedimento siglato dal Ministro Franceschini sarebbe quella di non aver tenuto conto dell’evoluzione tecnologica che favorirebbe un consumo prevalente in streaming: “La Svezia, mercato leader nello streaming musicale, con il 70% del mercato che genera ricavi da questo segmento (IFPI 2013), – prosegue – lo scorso anno ha approvato una revisione della norma che include smartphone e tablet nel compenso per copia privata. Nella stessa Francia i consumatori che utilizzano lo streaming sono il 36% (Ipsos) e nel 2013 anche qui sono state elevate le tariffe su smartphone e tablet, molto al di sopra della media italiana. Insomma non è vero. Come non è vero il fatto che questo compenso frenerebbe lo sviluppo digitale in Italia: è smentito dai dati sul mercato dei device di altri Paesi dove già si può misurarne l’impatto“.

In Francia, per esempio, nel 2012 la penetrazione degli smartphone era sotto il 30% e dopo l’approvazione al rialzo del compenso, nel 2013 è salita al 53% (Comscore); in Olanda è passata dal 35% al 44% (eMarketer) e in Svezia il forecast per il 2014 prevede di arrivare al 56%. “E’ evidente – sottolinea Polillo – che l’applicazione del compenso non ha alcun effetto depressivo del mercato e in ogni caso tutti i device sono ampiamente utilizzati per archiviare contenuti protetti da copyright. Ad un costo irrisorio rispetto ad uno smartphone di fatto un consumatore ha una possibilità illimitata di riprodurre contenuti, ad esempio musicali, da una fonte legittima“.

Confindustria Cultura Italia nega anche che il “compenso possa andare a rimpinguare il bilancio della SIAE. La società ha solo un mandato per legge di incassare tale compenso ma l’intera somma viene poi ripartita agli aventi diritto, ovvero autori, editori, artisti e imprese del settore, direttamente o tramite altre collecting“.

Confermiamo il nostro appoggio – conclude Polillo – alla misura introdotta dal Governo, che riconosce l’impianto di un sistema di remunerazione che fino ad oggi, come stabilito da ripetute decisioni della Corte di Giustizia UE, è il migliore possibile“.

Emanato il decreto di riordino della materia del diritto connesso al diritto d’autore

Dopo un complesso iter procedimentale che ha visto il coinvolgimento di più dicasteri, degli operatori del settore e delle associazioni di categoria interessate, del Comitato Consultivo Permanente per il diritto d’autore e dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, il 17 gennaio 2014 è stato adottato il decreto interministeriale di riordino della materia del diritto connesso al diritto d’autore.

Il provvedimento di “Riordino, ai sensi dell’articolo 7, comma 1, del decreto-legge 30 aprile 2010, n. 64, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 giugno 2010, n. 100, della materia del diritto connesso al diritto d’autore di cui alla legge 22 aprile 1941, n. 633 e successive modificazioni” è a firma congiunta del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo pro-tempore, del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali pro-tempore e del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega per l’editoria pro-tempore, ed è stato registrato dalla Corte dei Conti il 1 aprile 2014.

Il  presidente del Nuovo IMAIE, avv. Andrea Miccichè, ha dichiarato:  “sono da apprezzare alcuni chiarimenti contenuti nel decreto che vanno nella direzione sostenuta dal Nuovo IMAIE. Il primo, è il principio secondo il quale la liberalizzazione decorre, per competenza, dalla data di comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dell’inizio delle attività delle nuove imprese; il secondo è che la liberalizzazione abbia inteso premiare la scelta dell’artista, cui spetta il diritto di individuare il soggetto cui affidare la intermediazione dei propri compensi. Siamo perfettamente consapevoli che si tratta solo di un primo passo in avanti. Ancora molto c’è da fare e confidiamo che il Governo Renzi voglia far propria la risoluzione della commissione cultura senato, che ha indicato una traccia di intervento normativo chiaro”.

Il testo è disponibile nella nostra banca dati Leggi.

Approvato il testo definitivo del decreto legislativo di attuazione della Direttiva 2011/77/UE: estesa la durata dei fonogrammi a 70 anni

Il Consiglio dei Ministri del 14 febbraio scorso ha approvato il testo definitivo del decreto legislativo di attuazione della Direttiva 2011/77/UE, che modifica la direttiva 2006/116/CE, concernente la durata di protezione del diritto d’autore e di alcuni diritti connessi (co-proponente il ministro per i Beni e le attività culturali, Massimo Bray); il provvedimento interessa produttori di fonogrammi, artisti, esecutori, interpreti musicali e società di gestione collettive che li rappresentano.

Tenuto conto che l’attuale durata della protezione (50 anni) è insufficiente a proteggere l’esecuzione per l’arco della vita degli artisti, essa viene estesa a 70 anni, anche al fine di tutelarli in un periodo della vita in cui potrebbero trovarsi a fronteggiare un calo del loro reddito. La modifica implica un evidente beneficio anche per le piccole e medie imprese operanti nel settore.
Ora si attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

L’indignazione di Gino Paoli per la mancata firma del ministro Bray sul decreto che ridetermina i compensi per copia privata

“Quando una legge dello Stato impone un termine di attuazione e un ministro della Repubblica lo disattende per moltissimi mesi, nonostante il procedimento sia concluso e il provvedimento (sulla copia privata) fosse pronto da alcuni giorni, e lui stesso avesse pubblicamente dato la sua parola di voler assumersi la responsabilita’ cosa si deve pensare? Io vengo da un pianeta dove la parole date si mantengono”.

Ad affermarlo e’ Gino Paoli, presidente della Siae, che si dice “indignato” per la mancata firma sulla copia privata. “Ci voleva il coraggio di levarsi in piedi a difendere la cultura italiana e quindi l’unico baluardo vivo che ancora la difende: la Siae – sottolinea Paoli -. Tra la tutela dei diritti degli autori e quella degli interessi economici delle multinazionali, nella vicenda dell’equo compenso per copia privata e del suo adeguamento previsto per legge, la scelta era un atto dovuto. La scelta invece e’ stata senza coraggio: rinvio, rinvio, rinvio. Non posso piu’ firmare il governo e’ dimissionario, me ne lavo le mani. Quella di non firmare il decreto e’ chiaramente una scelta politica, ma si abbia almeno il coraggio di dirlo. Che tristezza!”.

“Forse – conclude il presidente – come ci chiedono molti dei nostri associati, anche la Siae (con gli organi sociali e l’assemblea) dovra’ cominciare a riflettere se trasferire a Londra la sua sede legale e a Dublino quella fiscale”.

Fonte: AGI