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Diritto di seguito: in Gazzetta Ufficiale l’elenco degli autori che non hanno ancora rivendicato i compensi

 

La Società Italiana Autori ed Editori (SIAE) ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 99 del 30 aprile 2015 l’elenco degli autori per i quali non è stato ancora rivendicato il diritto di seguito.

L’articolo 47 del Regolamento di esecuzione della disciplina prevista dalla Legge sul diritto d’autore n. 633/41 a tutela del diritto di seguito prevede infatti che la SIAE pubblichi semestralmente sulla Gazzetta Ufficiale l’elenco degli autori per i quali non è stato ancora rivendicato il diritto maturato a seguito di una vendita delle loro opere.

Si tratta del diritto riconosciuto all’autore di un’opera d’arte e ai suoi aventi causa di percepire un compenso calcolato in percentuale sul prezzo delle vendite, successive alla prima, delle opere stesse, concluse grazie a “intermediari professionisti del mercato”.

La SIAE ha già provveduto a dare notizia della vendita agli aventi diritto o ai loro aventi causa di cui possiede i recapiti e a pubblicare trimestralmente sul proprio sito istituzionale un apposito elenco delle vendite avvenute.

Come dispone il secondo comma dell’art.154 della Legge sul diritto d’autore n.633/41, i compensi del diritto di seguito sono tenuti a disposizione dalla SIAE per gli aventi diritto per un periodo di cinque anni dal momento in cui gli stessi sono divenuti esigibili.

Gli autori il cui nominativo è presente nell’elenco – o i loro aventi causa – dovranno contattare gli Uffici SIAE – Sezione OLAF – Viale della Letteratura 30, 00144 Roma – per far valere il proprio diritto a norma di legge.

La normativa, i contatti e la modulistica relativa all’esercizio del diritto sono in ogni caso presenti sul sito istituzionale della SIAE (http://www.siae.it/OlafDDS.asp), cui si rinvia.

Copia privata: sentenza del Consiglio di Stato statuisce la legittimità del compenso

Il Consiglio di Stato, con sentenza pubblicata il 18 febbraio scorso, ha deciso in merito agli appelli proposti contro diverse sentenze del Tar Lazio del 2012 da diversi produttori di apparecchi e supporti digitali. La sentenza è disponibile, nel testo integrale, nella nostra banca dati Giurisprudenza.

Il Consiglio di Stato ha rimesso all’esame della CGUE una serie  questioni di corretta interpretazione del diritto comunitario, nei termini che seguono:

1) se l’ordinamento comunitario – e segnatamente il considerando 31 e l’articolo 5, paragrafo 2, lettera b) della direttiva 2001/29/CE – osti a una disciplina nazionale (in particolare: l’articolo 71-sexies della LDA italiana in combinato operare con l’art. 4 del d.m. 30 dicembre 2009) la quale preveda che, nel caso di supporti e dispositivi acquistati per scopi manifestamente estranei a quelli di copia privata – ossia per uso esclusivamente professionale-, la determinazione dei criteri di esenzione “ex ante” dal prelievo sia rimessa alla contrattazione –o “libera negoziazione”- privatistica, con particolare riguardo ai “protocolli applicativi” di cui al citato art. 4, in assenza di previsioni generali e di alcuna garanzia di parità di trattamento tra Siae e soggetti obbligati al versamento del compenso, o loro associazioni di categoria”;

2) se l’ordinamento comunitario – e segnatamente il considerando 31 e l’articolo 5, paragrafo 2, lettera b) della direttiva 2001/29/CE – osti a una disciplina nazionale (in particolare: l’articolo 71-sexies della LDA italiana in combinato operare con il d.m. 30 dicembre 2009 e con le istruzioni impartire dalla SIAE in tema di rimborsi) la quale preveda che, nel caso di supporti e dispositivi acquistati per scopi manifestamente estranei a quelli di copia privata – ossia per uso esclusivamente professionale -, il rimborso possa essere richiesto dal solo utente finale anziché dal produttore dei supporti e dispositivi.

Non possiamo che esprimere grande soddisfazione per la decisione di ieri del Consiglio di Stato che, confermando le sentenze del Tar Lazio del 2012, ha integralmente rigettato i ricorsi presentati contro la copia privata, che è e resta un compenso giusto e perfettamente legittimo. La sentenza è senza ombre e chiude la porta, speriamo definitivamente, a ogni strumentalizzazione contraria al diritto degli autori e editori italiani di vedere remunerate le loro opere” ha dichiarato il presidente della Siae, Gino Paoli.

Quanto alle esenzioni ‘ex ante’ per gli apparecchi a uso esclusivamente professionale, e quindi non suscettibili di uso per copia privata, la Siae ha sino a oggi operato nel rispetto dell’ incarico assegnatole dall’ ordinamento nazionale. Del resto, il criterio dettato dalla stessa Corte di Giustizia per l’ individuazione delle predette esenzioni è quello della manifesta estraneità dei dispositivi alla copia privata (e quindi manifesta destinazione dei dispositivi stessi a un uso esclusivamente professionale)“.

Viva il Consiglio di Stato. Viva il diritto d’ autore“- commenta Paoli – “e se poi qualcuno volesse fissare dei criteri generali per gli usi professionali, la Siae sarà contenta e persino sollevata di doverli applicare“.

In seguito ai ricorsi proposti per l’ annullamento del decreto ministeriale 30 dicembre 2009 sulla determinazione dell’ equo compenso per copia privata, di cui è giunta recentemente la sentenza dal Consiglio di Stato, Enzo Mazza, presidente Fimi (Federazione dell’ industria musicale italiana) afferma: “La decisione del Consiglio di Stato in materia di copia privata conferma l’ impianto italiano e respinge le pretese di annullare il D.M. del 30 dicembre 2009“.

Mazza ha inoltre aggiunto che “il rinvio alla Corte di Giustizia con riferimento al tema dei protocolli applicativi Siae per l’ uso professionale non potrà fare altro che chiarire ulteriormente l’estensione del prelievo, cosa che come industria musicale abbiamo sempre auspicato“.

Per Confindustria Cultura, la sentenza parziale del Consiglio di Stato conferma la piena legittimità del Decreto dell’allora Ministro Bondi rigettando nel merito tutti i motivi di ricorso degli appellanti. “Le censure dedotte sono infondate e vanno respinte: le sentenze impugnate del TAR meritano di essere confermate”, un pronunciamento piuttosto eloquente ed emblematico a favore delle ragioni dei titolari dei diritti e del provvedimento del 2009 con si è previsto l’aggiornamento dei compensi per copia privata. La remissione alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per uno specifico e limitato aspetto, relativo alla compatibilità del nostro impianto normativo (primario e secondario) per l’esenzione ex ante del prelievo per gli usi esclusivamente professionali, tramite protocolli applicativi, non sposta di una virgola il giudizio complessivo sul sistema di prelievo italiano e cioè di conformità, proporzionalità e ragionevolezza del quadro vigente, aggiornato, come noto, nel 2014 dal Ministro Dario Franceschini. La Sesta Sezione della massima giustizia amministrativa ha infatti ribadito, in tutte le sue parti, le decisione assunte dal TAR, confermando l’infondatezza e l’inconsistenza giuridica del ricorso degli appellanti, sottolineando, ancora una volta, che ciò che conta ai fini della soggezione all’obbligo di pagamento dell’equo compenso è che apparecchiature, dispositivi e supporti di riproduzione siano idonei (“la mera capacità, idoneità, potenzialità di realizzazione di copie private da parte di tali apparecchi”) a essere utilizzati per realizzare copie private, potendo causare un pregiudizio potenziale all’autore dell’opera protetta.

Per il Presidente del NuovoImaie Andrea Miccichè, “questa sentenza non solo conferma la piena legittimità delle tariffe di Copia Privata stabilite nel Decreto Bondi, ma sferra un duro colpo ai continui attacchi che gli autori, i produttori e gli artisti interpreti e esecutori continuano a subire da parte di aziende che sempre più massicciamente ottengono un successo commerciale grazie alla loro capacità di riprodurre contenuti tutelati“. È una decisione fondamentale, quindi, per tutto il settore creativo e, in particolare, per gli artisti interpreti esecutori. “I compensi per copia privata per gli interpreti esecutori” – conclude Miccichè – rappresentano una componente significativa dei loro diritti oltre che fonte di sostegno e promozione delle loro attività artistiche e professionali”.

Anche Audiocoop, il coordinamento delle etichette discografiche indipendenti italiane, esprime soddisfazione per la sentenza del Consiglio di Stato. “Hanno vinto la logica della tutela e dello sviluppo del diritto d’autore contro chi, senza pagare alcun prezzo equo, ritiene di poter diffondere la creatività culturale praticamente a titolo gratuito per sfruttarla al massimo tenendo per sé, in gran parte piattaforme multinazionali monopoliste, il massimo del profitto senza condividerlo in maniera più giusta con la filiera creativa culturale e musicale come richiesto a gran voce da più parti da ogni parte del mondo, anche da grandi artisti. Ora dopo questa vittoria che tutto il settore saluta con soddisfazione è tempo urgente di rispondere agli impegni presi come filiera della musica con il Ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini, che ha siglato con forza tale decreto, a tutela dei contenuti del made in Italy culturale, con l’allestimento di un tavolo tecnico presso il Mibact insieme alla Siae e alle associazioni della discografia e dell’audiovisivo per investire una parte dei maggiori introiti per i diritti nell’innovazione e nella creatività, nei giovani e nel futuro, nelle opere prime e nei festival e nelle piattaforme Made in Italy che valorizzano i giovani talenti guardando così con maggiore fiducia al futuro culturale del nostro paese“.

La Finlandia cambia il sistema di copia privata

Come già in precedenza la Spagna, in Finlandia nei giorni scorsi è stata approvata una modificata al sistema di copia privata di fonogrammi e videogrammi, ove è stato eliminato il prelievo dai supporti e apparecchi di riproduzione e istituito un fondo speciale, gestito dal Governo, che si occuperà di finanziare e distribuire il compenso agli aventi diritto (autori ed editori musicali, artisti interpreti esecutori, produttori discografici, produttori audiovisivi).

Ricordiamo che nella UE, il sistema del prelievo vige in tutti i paesi, tranne Inghilterra e Irlanda, dove la copia privata è proibita, e Spagna e Finlandia che hanno istituito il fondo speciale.

USA: il presidente di Ascap chiede compensi adeguati per gli autori

Nel corso dell’assemblea annuale degli associati dell’ASCAP – American Society of Composers, Authors and Publishers, il presidente Paul Williams ha pronunciato un discorso nel quale evidenzia le criticità per la tutela del diritto d’autore e le sfide per il futuro. Secondo Williams, le attuali regole USA per la concessione di licenze di utilizzo delle opere sono ormai datate e devono essere adeguate all’attuale mercato della musica.

Gli autori e gli editori devono poter ricavare il giusto compenso dal loro lavoro creativo: “Non è un segreto che i giganti di Internet che controllano i canali di distribuzione musicale stiano facendo pressioni in ogni ambito per proteggere i loro profitti economici, non i nostri. Non è un segreto che cerchino in ogni modo di pagare il meno possibile per la musica. Ecco perché è assolutamente necessario far sentire la nostra voce”.

Nel suo discorso Paul Williams ha elencato cinque punti sui quali insistere per rendere più efficace la tutela del diritto d’autore fra cui la presenza di una forte tutela normativa e il ruolo delle società di autori come intermediari per la negoziazione dei diritti di utilizzazione.

Fonte: www.siae.it

Corte di Giustizia Europea: la copia privata è legale solo se la fonte è legale

La Quarta sezione della Corte di Giustizia Europea con sentenza del 10 aprile scorso, ha statuito che il diritto dell’Unione, in particolare l’articolo 5, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2001/29/CE, in combinato disposto con il paragrafo 5 di tale articolo, dev’essere interpretato nel senso che osta a una normativa nazionale che non fa distinzione tra la situazione in cui la fonte a partire dalla quale una riproduzione per uso privato è realizzata è legale e la situazione in cui tale fonte è illegale.
Pertanto, la direttiva 2004/48/CE dev’essere interpretata nel senso che non è applicabile ad un procedimento in cui i debitori dell’equo compenso chiedono al giudice del rinvio di statuire contro l’organizzazione incaricata della riscossione e della ripartizione di tale compenso tra i titolari dei diritti d’autore, che si oppone a tale domanda.

Siamo soddisfatti nel leggere che la Corte di Giustizia dell’Unione Europea” ha commentato il presidente della Siae Gino Paoli, “sottolinea la necessità dell’equo compenso per gli autori, confermando ancora una volta che il compenso per copia privata è da intendersi solo per le opere protette dal diritto d’autore e non per le riproduzioni illegali“.

In sostanza la Corte ha chiarito che la copia privata è permessa solamente nel caso in cui la fonte da cui è realizzata la copia sia legale. Nella pratica, non è possibile applicare le norme sulla copia privata di cui alla direttiva 2001/29/CE e presenti nella nostra l.d.a. agli artt. 71-sexies e ss., se il fonogramma o il videogramma sono di provenienza illecita.

La normativa italiana considera la copia privata solo con riferimento alle fonti lecite di riproduzione, come si legge dalla relazione illustrativa del DM del 30/12/2009 e come si evince dal riconoscimento del TAR. A tale proposito l’avvocato generale della Corte Europea di Giustizia ha sottolineato che in alcuni Stati Membri, tra cui la Repubblica Italiana “la legge che assicura la trasposizione della direttiva 2001/29 esclude l’applicazione della copia privata alle riproduzioni realizzate a partire dalle fonti illecite“.

In Italia sono 250mila gli iscritti alle 10 associazioni audiovisive e, grazie alla copia privata, viene tutelato il loro lavoro e, soprattutto il diritto alla creatività. “Quotidianamente combattiamo contro la pirateria e l’illegalità” conclude Paoli, “due pesanti realtà che sempre più ostacolano il lavoro degli autori e delle produzioni italiani“.

UE: la Commissione Giuridica del Parlamento Europeo approva la Relazione sulla copia privata

La Commissione Giuridica del Parlamento Europeo ha approvato maertedì scorso la Relazione sulla copia privata a grande maggioranza dei componenti. La Relazione va in votazione all’Assemblea plenaria del Parlamento prevista per il prossimo 27 febbraio.

Il compenso non ricadrà sui consumatori, come vorrebbe far credere una campagna di stampa di parte e come già accade in Francia e in Germania, ma sarà un minor guadagno a carico dei produttori multinazionali.

La Relazione presentata della parlamentare Françoise Castex conferma, in tutti i suoi aspetti, la validità del modello italiano di copia privata, sostenuto dalla SIAE, che risponde a tutti i requisiti necessari. Nel documento si auspica che altri Paesi adeguino i loro ordinamenti a questi requisiti, affinché nel territorio dell’Unione si possa avere un regime armonizzato di questo importante istituto che, mentre assicura la libera fruizione da parte di tutti dei prodotti culturali, remunera i titolari dei diritti e consente ai produttori di device un sempre maggiore successo commerciale dei loro prodotti.

Françoise Castex ha twittato: “Europa digitale non ha ancora ucciso Europa della cultura!”

Il testo del progetto di relazione è disponibile al seguente link:
http://www.europarl.europa.eu/meetdocs/2009_2014/documents/juri/pr/1005/1005980/1005980it.pdf