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Sentenza della Corte di Cassazione in tema di sincronizzazione di opera musicale

Tornando nuovamente a trattare il tema della sincronizzazione di un’opera musicale, la Corte di Cassazione, con sentenza n. 29811 del 12 dicembre 2017, ha espresso il seguente principio: “in tema di diritto d’autore, l’attività di «sincronizzazione» di un’opera musicale — intesa quale abbinamento od associazione permanente tra l’opera e le immagini (fisse o in movimento) — integra un abbinamento della stessa a immagini che dà luogo ad un prodotto diverso (un’opera cinematografica, audiovisiva, un filmato pubblicitario, un prodotto multimediale, uno sceneggiato televisivo e simili), attività che rientra nell’ambito delle facoltà esclusive dell’autore della composizione stessa, ai sensi dell’art. 12, secondo comma, LDA e laddove essa sia effettuata in difetto di preventivo consenso, costituisce violazione anche degli artt. 18 e 61 LDA“, confermando l’orientamento giurisprudenziale sul tema.

La sentenza segue il ricorso proposto avverso una sentenza della Corte di Appello di Roma, la n. 5477/2012, da noi fortemente criticata nel passato.

La Corte ha anche precisato che il diritto di sincronizzazione di un’opera musicale non è intermediato da SIAE.

Concludendo, la Cassazione ha espresso i seguenti principi di diritto, condivisibili in toto:

In tema di protezione del diritto di autore e con riferimento alle opere musicali, la «sincronizzazione», che è una forma di manipolazione ad uso riproduttivo di opere musicali, rientra nelle prerogative esclusive del loro autore a mente degli artt. 12 e 61 LDA, a prescindere dalla tipologia e dal contenuto del supporto, del prodotto o del mezzo audiovisivo cui la composizione musicale viene abbinata — sia esso un’opera cinematografica o audiovisiva, un filmato pubblicitario, un prodotto multimediale, uno sceneggiato televisivo e simili — dovendosi ragionevolmente escludere la riconducibilità della «sincronizzazione» dell’opera musicale tra quelle utilizzazioni ricomprese nell’accezione di «pubblica esecuzione».

In tema di protezione del diritto di autore e con riferimento alle opere musicali, l’art. 180 LDA non autorizza la SIAE a concedere il diritto alla «sincronizzazione» delle opere musicali attraverso la loro diffusione coniugata – in via elettronica – con le immagini, nei vari
format in cui esse vengono telediffuse, non essendo tale facoltà ricompresa nella richiamata previsione di legge (l’art. 180) e non rientrando tra i compiti istituzionali della SIAE.

In tema di protezione del diritto di autore e con riferimento alle opere musicali, il contratto con il quale la SIAE, ai sensi dell’art. 180 LDA, dia «licenza» per l’utilizzazione delle opere musicali in favore di un’impresa radio-televisiva, non comporta l’inclusione della sua utilizzazione nell’ambito di uno sceneggiato televisivo (o fiction o sequal o soap opera) per il tramite della cd. tecnica di «sincronizzazione» dell’opera musicale con le immagini televisive.

Cassazione: i dentisti non devono corrispondere il compenso ex artt. 73 e 73-bis l.d.a. per la musica di sottofondo in sala d’attesa

Nel confermare i principi già elaborati da alcune decisioni della Corte di Giustizia europea, la Cassazione ha confermato, con ordinanza depositata l’8 febbraio scorso, che i dentisti non sono obbligati a corrispondere il compenso ex artt. 73 e 73-bis della legge sul diritto d’autore, riguardante le cd. utilizzazioni secondarie del fonogramma, con riguardo la musica di sottofondo diffusa in sala d’attesa.

La Corte ha dapprima rammentato che il “dictum della Corte di Giustizia costituisce una regola iuris applicabile dal giudice nazionale in ogni stato e grado di giudizio“, con la conseguenza che la sentenza della Corte di Giustizia è fonte di diritto oggettivo anche retroattiva.

La Corte ha poi ricordato la sentenza della Corte di Giustizia n. 162/12 Del Corso a proposito degli studi dentistici, ove, nel richiamare i precedenti specifici in materia di definizione di pubblico, è stato osservato che “il pubblico, ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29, riguarda un numero indeterminato di destinatali potenziali e comprende, peraltro, un numero di persone piuttosto considerevole“, e che “relativamente, poi, al criterio attinente ad un numero di persone piuttosto considerevole, quest’ultimo mira a porre in evidenza che la nozione di pubblico comporta una certa soglia de minimis, il che esclude da detta nozione una pluralità di interessati troppo esigua, se non addirittura insignificante”.

I Giudici concludono quindi che nel caso degli studi dentistici, la sentenza 162/12 CGE è giunta alla conclusione che i clienti che si susseguono in uno studio dentistico non costituiscono un numero di persone particolarmente considerevole da costituire un pubblico, e pertanto questo principio deve essere applicato anche nel contesto normativo italiano.

 

Cassazione Penale: la mancata statuizione sulla distruzione di una tesi di laurea contraffatta comporta l’annullamento della sentenza di merito con rinvio al giudice competente

Spetta alla Corte d’Appello valutare la sussistenza dei presupposti per la richiesta di distruzione, in particolare con riferimento ai limiti di cui all’art. 160 della legge sul diritto d’autore. La mancata statuizione sulla distruzione di una tesi di laurea contraffatta comporta l’annullamento della sentenza di merito con rinvio al giudice competente.

Così si è pronunciata la terza sezione della Corte di Cassazione penale, con sentenza depositata lo scorso 15 gennaio e disponibile nella nostra banca dati Giurisprudenza.