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Il sistema di mercato deve cambiare

Un aspetto su cui la nostra associazione si batte sin dalla sua nascita è quello della formazione e dell’informazione.

Due aspetti essenziali per tutelare veramente il diritto di autore, anche nelle categorie che dovrebbero essere tutelate, per dar loro gli strumenti per essere in grado di tutelarsi meglio.

Ma si fa qualcosa, a parte quello che facciamo noi?

Beh, qui stendiamo un velo pietoso, nel senso che ci sono delle istituzioni che hanno questo oggetto sociale, diciamo così, io credo che bisogna ripensare il ruolo, la composizione, il tipo di approccio al problema. Ripeto, la sfida è molto interessante e molto forte, però bisogna capire che o si entra in questa logica della comunicazione con un senso di servizio e non con una assorbente concezione del potere fine a sé stesso, e allora forse si fa davvero qualcosa, e si fa qualcosa di positivo a livello mondiale, se al contrario si vede il mondo della comunicazione solo come potere, come occasione di potere, come piccolo potere,allora abbiamo perso la battaglia ancor prima di iniziarla.

Nella redazione delle leggi sul diritto di autore, stranamente, il mondo accademico non viene mai coinvolto, nonostante che si tratti di un’area giuridica che richiede una particolare specializzazione.

Direi non solo giuridica, in realtà parlare di diritto di autore è affrontare insieme i temi della comunicazione, della produzione dei supporti, della tecnologia della comunicazione dell’informazione, e insieme della sua rilevanza giuridica. Non è un caso però, che neppure il mondo accademico dia molto spazio a queste tematiche, in se stesso. Probabilmente se vi fossero state numerose iniziative di tipo accademico, un po’ come l’MIT, un po’ come il NOMISMA di Bologna , iniziative che hanno dato un marchio di autorevolezza ad alcuni programmi accademici, che in realtà nel nostro paese sono ancora un po’ troppo isolati. Se queste vi fossero state, probabilmente qualunque iniziativa legislativa avrebbe dovuto prenderne atto.
La speranza è che piano piano si inizi a pensare a vere e proprie facoltà, a corsi di laurea, e non a singole materie abbastanza isolate in un contesto anche lui fermo a fine ottocento. Tutto questo senza affrontare il problema vero che si porrà nei prossimi dieci anni e che tenderà addirittura a far passare in secondo se non in terzo piano le discussioni che si fanno oggi sul supporto digitale. Noi avremo da un lato una radio e una televisione digitale che dovranno semplificare al massimo quelle operazioni di tutela, monitoraggio e direi anche di ripartizione dei diritti che oggi sembrano tante misteriose quanto difficili da realizzare in concreto. Basterà un click per capire quante volte quel è andato, dove è andato, quante volte è stato ripetuto, e quindi anche per ripartire equamente e in modo trasparente i diritti. Questo nel giro di cinque anni.
Quindi evidentemente debbo ritenere che molte strategie e molte tecniche che oggi sembrano di avanguardia, che forse in quel momento storico non potevano che essere così, dovranno tenere conto di questa tecnologia. Non solo, il digitale ovviamente sarà un’occasione importante per l’ industria della comunicazione, perché moltiplicherà, non dico all’infinito, ma quasi, i contenuti. A livello strettamente locale, a livello nazionale, a livello addirittura transnazionale.
Quindi ogni industria che vorrà da Milano occuparsi magari di contenuti specializzati e pescare economicamente non solo nell’interesse che può esserci in una zona territoriale limitata ma addirittura in un contesto globale, sarà in grado di farlo, ponendosi anche, come esattamente già avviene sulla rete Internet, in un quadro trasmissivo globale, e magari sfruttando anche la rete Internet oltre che le possibilità satellitari.
A tutto questo dovrebbe certamente corrispondere una forte attenzione a profili di regolamentazione deontologica. Non è un caso che la Direttiva sul commercio elettronico intenda prevedere dei codici di condotta uniformi su scala prima europea, poi tendenzialmente planetaria.
Codici di condotta la cui violazione possa generare quanto meno responsabilità civile, e quindi patrimoniale, rispetto ai soggetti che non siano in regola rispetto a questi standard, che poi sono standard condivisi, voluti e accettati dalle stesse categorie. Il problema forte è quello dei consumatori, della gratuità di questi prodotti, e poi resta ancora, sia da regolamentare che da sfruttare anche dal punto di vista delle occasioni, il problema della generazione della wireless, cioè della nuova generazione dei palmari e soprattutto dei telefoni cellulari di nuova generazione che consentiranno un accesso mondiale, questo è il significato del termine UMTS, alla rete Internet, non più legato al singolo provider o a una singola area geografica.
E questo naturalmente vedrà video e foto di altissima qualità, vedrà la possibilità di trasmettere opere multimediali e anche individuali o auto produzioni o produzioni altrui, con tutti i rischi che comporta per il diritto di autore, in pochi secondi, e questo significa avere una banda larga che si porta in tasca, anzi, forse è qualcosa di più veloce della banda larga che avremo nel taschino.
E senza considerare quelli che poi contemporaneamente saranno i problemi di privacy. E su questo io credo che l’approccio della ricerca nel mondo della comunicazione è stato fin troppo scarso, probabilmente avremmo all’inizio una serie di utilizzi aziendali, e solo successivamente una diffusione di massa di questi prodotti.
Però certo è che le dimensioni saranno sempre più ristrette, la possibilità di effettuare controlli rasenterà certamente la violazione della privacy, e addirittura l’intrusione nella nostra libertà personale, e allora l’unica scelta, anche perché poi si toccano anche temi differenti, come l’accesso a contenuti controversi, la libertà di manifestare dei dissensi anche forti sul piano ideologico, insomma evidentemente resterà forse quella della autoregolamentazione.
Tuttora non solo la legge italiana ma anche quella di molti paesi stranieri non sembra considerare quello che sarà il vero rischio per il diritto di autore nel giro di pochi anni: basta portarsi un piccolo telefonino in un cinema munito di videocamera di ultima generazione per diffondere il film in Internet nel momento stesso della prima. è questo peraltro è già avvenuto, attraverso varie videocamere, molti dei DVD che vediamo per strada sono il frutto di telecamerine MP4 che possono essere candidamente nascoste in una giacca.
E allora io credo che il consumatore di tutto ciò debba essere informato e soprattutto deve cessare questo atteggiamento di compiacenza rispetto all’ acquisto di un prodotto visibilmente pirata. Forse bisogna tornare a un rilancio della cultura della produzione originale, che deve vedere coinvolti, prima di tutto, i consumatori. Il prodotto originale lo si compra perché si conosce il produttore, perché si ha quel qualcosa in più.
E forse qui una mano sulla coscienza dovrebbero forse metterla le imprese: perché compro un CD originale? Perché il prodotto mi piace, perché ho la possibilità di avere i testi delle canzoni, perché se il CD non va ho chi me lo sostituisce, perché ho la piacevolezza di collezionare un oggetto originale.
Tutte queste motivazioni in chi acquista musica o produzione cinematografica pirata non ci sono, sono semplicemente quelle di sfruttare, in modo anche selvaggio, un opera e poi rapidamente cancellarla.
Forse, se le aziende cominciassero a puntare un po’ di più sul consumatore, ad avere più attenzione, con una certa politica di customer care dell’ informazione, forse molti problemi di pirateria sparirebbero. Non ultima,ripeto ,serve una maggiore attenzione al profilo economico, che resta secondo me un aspetto ancora importante.

Prezzi imposti?

Forse questo, con l’attuale sistema di mercato, è piuttosto difficile da pensare, ma certamente non si può nascondere il fatto che il prezzo competitivo rispetto al prodotto contraffatto favorisca il prodotto originale. Non è vero quello che si può immaginare, che il prodotto contraffatto, poiché ha comunque un margine di abusività in partenza, sotto il profilo della materia prima utilizzata, o non pagare appunto il diritto di autore, avrà sempre un vantaggio in più. Questo è vero, ma sino a un certo punto, poi quando il consumatore sa di poter avere un oggetto da collezionare, e da esibire, anche questo è importante, preferirà senz’altro il prodotto originale che magari avrà la possibilità di trovare allegato a una rivista, in offerta speciale per un certo periodo, e così via. Come anche si fa per le griffe, per le auto, e così via. Questa è la cosa più facile da realizzare, io l’esempio lo vorrei fare sulla PlayStation.
Oggi come oggi, se vediamo le bancarelle dei nostri marocchini, troviamo solo PlayStation 1, non troviamo quasi nulla per PlayStation 2, che ha delle misure tecniche preventive estremamente forti, e ha dei prezzi di acquisto dei giochi molto elevati. Questo perché alla fin fine, poiché i giochi sono complicatissimi, senza avere il manuale di istruzione, e una capacità tecnica molto elevata, non si è in grado di giocare. Anche questo può essere un aspetto su cui riflettere.
Fondamentalmente, maggiore attenzione al consumatore, maggiore attenzione anche alla produzione originale. Una produzione eccessivamente massificata finisce per favorire la pirateria.

About Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.