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Il “nuovo” diritto di distribuzione

1. Premessa

Alla stesura della direttiva 2001/29/CE sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione del 22 maggio si è giunti dopo anni di intensi dibattiti[1]. La ratio fondamentale dell’intervento del legislatore comunitario può essere sintetizzata nel sesto considerando della direttiva in cui si precisa che -in assenza di una armonizzazione a livello comunitario- la produzione legislativa nazionale avrebbe potuto limitare fortemente “la libera circolazione dei servizi e prodotti che contengono proprietà intellettuale o su di essa si basano”, con la conseguenza di determinare “una nuova frammentazione del mercato interno” e “un’incoerenza normativa”[2]. Peraltro, l’esistenza di un quadro normativo frammentario e non coordinato fra i vari Paesi dell’Unione europea non avrebbe potuto favorire un fenomeno necessariamente transfrontaliero come quello generato dallo sviluppo della società dell’informazione: “L’esistenza di sensibili differenze e incertezze giuridiche in materia di protezione potrebbe ostacolare la realizzazione di economie di scala per i nuovi prodotti e servizi contenenti diritti d’autore e diritti connessi”.

In effetti, si rende necessario evidenziare un dato essenziale: nell’era delle new economy, nell’epoca in cui gradualmente si giunge alla smaterializzazione del supporto di informazione, non sono i beni materiali ad avere valore, ma le idee, i concetti, le immagini.
Da questo assunto sembra prendere le mosse il legislatore comunitario quando precisa che “L’armonizzazione proposta contribuisce all’applicazione delle quattro libertà del mercato interno e riguarda il rispetto dei principi fondamentali del diritto e segnatamente della proprietà, tra cui la proprietà intellettuale, della libertà d’espressione e dell’interesse generale” (terzo considerando), facendo leva sulla convinzione secondo cui “un quadro armonizzato in materia di diritto d’autore e di diritti connessi, creando una maggiore certezza del diritto e prevedendo un elevato livello di protezione della proprietà intellettuale, promuoverà notevoli investimenti in attività creatrici ed innovatrici, segnatamente nelle infrastrutture delle reti, e di conseguenza una crescita e una maggiore competitività dell’industria europea per quanto riguarda sia la fornitura di contenuti che le tecnologie dell’informazione nonché, più in generale, numerosi settori industriali e culturali”, con conseguenze anche nella la creazione di nuovi posti di lavoro (quarto considerando).
In ogni caso, se -da una parte- è vero che lo sviluppo tecnologico ha moltiplicato e diversificato i vettori della creazione, della produzione e dello sfruttamento , non sono affatto necessari nuovi concetti in materia di protezione della proprietà intellettuale.
E’, infatti, sufficiente “adattare e integrare le normative attuali sul diritto d’autore e sui diritti connessi per rispondere adeguatamente alle realtà economiche, quali le nuove forme di sfruttamento” (quinto considerando).
Del resto, non si può pensare che un’opera per il sol fatto di essere stata immessa nella rete Internet non possa godere della tutela giuridica prevista in materia di proprietà intellettuale, al pari di qualsiasi altra opera.

2. L’attuazione della direttiva comunitaria

Il decreto legislativo n. 68 del 9 aprile 2003, nel dare attuazione alla direttiva 2000/31/CE, segue in pieno l’impostazione del legislatore comunitario, riproducendone molto spesso la stessa terminologia.
Innanzitutto, è necessario precisare che la direttiva indicava alcune matrici tese all’armonizzazione di tre diritti patrimoniali, vale a dire:

1. il diritto di comunicazione al pubblico;
2. il diritto di distribuzione;
3. il diritto di riproduzione.

Il rafforzamento di tali diritti (la cui protezione dovrebbe contribuire nei propositi del legislatore comunitario alla salvaguardia e allo sviluppo della creatività nell’interesse di autori, interpreti o esecutori, produttori e consumatori, nonché della cultura, dell’industria e del pubblico in generale) ha la funzione di rappresentare uno strumento “in grado di garantire alla creazione e alla produzione culturale europea le risorse necessarie nonché di preservare l’autonomia e la dignità di creatori e interpreti o esecutori” (considerando 11)[3].

3. Il diritto di distribuzione

E’ all’autore che spetta la facoltà di mettere in commercio l’opera a scopo di lucro.
Si deve precisare che con l’introduzione in commercio dell’opera non corrisponde esclusivamente alla vendita, ma ad ogni forma di circolazione commerciale dell’opera, a condizione che sia presente lo scopo di lucro previsto dalla formulazione dell’art. 17, che prevede -peraltro- il diritto esclusivo di introdurre nel territorio nel territorio degli stati dell’Unione Europea le riproduzioni realizzate all’estero, per porle in circolazione.
L’art. 3 del decreto legislativo n. 68/2003 (con cui si dà attuazione alla direttiva 2001/31/CE) si è occupato dell’adeguamento del testo dell’art. 17 l.d.a., che si riferisce al diritto esclusivo di distribuzione, riconosciuto in capo all’autore[4].
Da sempre il diritto di distribuzione è stato visto soprattutto come il diritto di iniziare la commercializzazione della creazione, vale a dire -seguendo l’impostazione espressa dalla Cassazione- il diritto esclusivo di mettere in commercio, previsto fondamentalmente a tutela di un interesse privato, ossia quello dell’autore allo sfruttamento esclusivo dell’opera creata[5].
In realtà, l’oggetto del diritto di distribuzione è più ampio, dato che è quello di “mettere in commercio o in circolazione o comunque a disposizione del pubblico”.
Come autorevolmente rilevato dalla dottrina più attenta, il diritto di distribuzione attribuisce all’autore il potere di impedire il trasferimento della titolarità e dei diritti patrimoniali afferenti all’opera, così come la stessa messa a disposizione temporanea, quale il noleggio[6].
Tuttavia, nel caso in cui l’autore decida di destinare definitivamente al mercato l’opera, si verifica l’esaurimento del diritto. Tale “immissione” nel mercato (effettuata direttamente dall’autore o da terzi autorizzati dallo stesso) si produce nel caso in cui la distribuzione avvenga in Italia o in “altri Stati della Comunità europea” (il cosiddetto “esaurimento comunitario”). A questo proposito, si può ricordare che la Corte di Giustizia comunitaria, nel caso Deutsche Grammophon[7], ha per la prima volta applicato il principio dell’esaurimento comunitario dei diritti, stabilendo che il diritto di mettere in circolazione per la prima volta le opere si esaurisce anche con la vendita effettuata in un Paese membro[8].
Ed è proprio in questo settore che il nuovo decreto legislativo, pur non sostituendo la previsione normativa già novellata nel 1994, aggiunge un importante elemento. Infatti, si prevede espressamente che il diritto di distribuzione non si esaurisce affatto con la semplice comunicazione. Inoltre, come rilevato nella Relazione al Decreto, il diritto non si esaurisce nel caso in cui l’autore provveda a consegnare gratuitamente “esemplari delle opere” per fini promozionali o scientifici (e -in questo senso- viene confermato l’ultimo comma della precedente formulazione dell’art. 17 l.d.a.).

Andrea Sirotti Gaudenzi
Avvocato in Cesena (www.studiosirottigaudenzi.it) e Professore a contratto di diritto privato nell’Università degli Studi di Padova (Master in diritto della rete).

Note
[1] La direttiva riconosce espressamente agli autori un diritto esclusivo di autorizzare o vietare qualsiasi comunicazione al pubblico delle loro opere originali o delle copie. Inoltre, vengono armonizzate le norme in tema di distribuzione delle opere e viene inserito il principio del riconoscimento di un equo indennizzo all’autore in caso di copia dell’opera. Sia consentito rinviara a: A. SIROTTI GAUDENZI, Il nuovo diritto d’autore, II edizione, Maggioli, Rimini, 2003.
[2] Si veda: D. MINOTTI – A. SIROTTI GAUDENZI, Un’ampia tutela della proprietà intellettuale rafforza la posizione di creatori e interpreti, in Guida al Diritto, n.19 del 17 maggio 2003, pag. 43.
[3] Si veda: D. MINOTTI – A. SIROTTI GAUDENZI, op. cit., pag. 44.
[4] La lettera d) dell’art. 30 della legge comunitaria 2001 richiamava l’armonizzazione a favore degli autori del diritto esclusivo di autorizzare qualsiasi forma di distribuzione al pubblico dell’originale delle loro opere o di loro copie. Il diritto di distribuzione dell’originale o di copie dell’opera non si esaurisce entro i confini comunitari (eccezion fatta nel caso in cui primo trasferimento di proprietà nella Comunità sia effettuato dal titolare del diritto o con il suo consenso).
[5] Per tutte, si veda: Cass., sez. I, 7 aprile 1999, n. 3353.
[6] N. ABRIANI – G. COTTINO – M. RICOLFI, Diritto industriale, vol. II del Trattato di diritto commerciale, Cedam, Padova, 2001.
[7] Corte di Giustizia, 8 giugno 1971, Causa 78/70, in Raccolta, 1971, pag. 487.
[8] Cfr.: T. BALLARINO, Internet nel mondo della legge, Cedam, Padova, 1998, pag. 597.

About Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.