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Considerazioni generali

Diritto d’autore in crisi? Non più in grado di tutelare efficaciemente gli aventi diritto? Diritti esclusivi non al passo con i tempi? Troppa protezione a discapito degli utenti?
Queste e altre le domande che si pongono tutti gli interessati alle vicende di questo istituto giuridico, non antichissimo ma soggetto a cambiamenti e riformulazioni come non mai.

L’istituto parrebbe però vivo e vegeto, perché capace ad adattarsi (non troppo bene, secondo alcuni) a quelle che sono le sfide tecnologiche e l’evoluzione dei rapporti sociali. Non da ultimo alla digitalizzazione, ovvero la possibilità di ridurre opere di diverso genere (immagini, testo, musica) in un unico formato, costituito da un flusso di numeri, che permette la circolazione e la fruizione delle stesse in maniera completamente diversa (e nuova) rispetto al passato attraverso le autostrade dell’informazione.

Da una parte accesso alle opere enormemente facilitato, dall’altra crisi di un modello distributivo che si riflette in una (supposta) crisi del modello giuridico. Non più copyright (diritto alla copia) allora, ma access right (diritto di accesso all’opera, si veda su questo tema RICOLFI, Il diritto d’autore, in Trattato di diritto commerciale, CEDAM): si è allora ribaltata la prospettiva del diritto d’autore?

Le riflessioni in tema di circolazione delle opere su reti telematiche (interattive) ce le portiamo da diversi anni: si è infatti incominciato ad affrontare il problema già verso la fine degli anni ’80. La normativa attuale è quindi il frutto di un percorso legislativo non più locale, ma internazionale, in quanto i problemi affrontati toccano il globo intero.
Quindi necessità di una armonizzazione internazionale delle norme sul diritto di autore, basilare per la creazione di un mercato interattivo che favorisca investimenti e ritorno degli stessi.

Il percorso si è snodato partendo da una ipotesi di protocollo allegato alla Convenzione di Berna, che è poi sfociato nei due trattati WIPO Copyright Treaty e WIPO Performances And Phonograms Treaty del dicembre 1996. La soluzione accolta per risolvere i problemi legati alla digitalizzazione è di matrice europea, e parte non da una ridefinizione di diritti esclusivi esistenti o dalla definizione di nuovi diritti, ma da un “ombrello” (umbrella solution) internazionale di cui i vari stati destinatari possono usufruire adattandolo come meglio credono alla propria legislazione interna. Quindi si parla di “making avaible right”, diritto di messa a disposizione al pubblico, in modo che chiunque possa liberamente accedervi da un luogo o in un momento di sua scelta, senza definire con precisioni gli atti che comportano tale messa a disposizione, senza spiegare quali comportamenti siano leciti e quali non. Una soluzione flessibile, che può essere applicata oggi e nel futuro. Il diritto di messa a disposizione copre infatti tutti i tipi di trasmissioni interattive.
Soluzione accettata globalmente, e che ritroviamo nella Direttiva 29/2001/CE, predisposta per recepire nell’ordinamento comunitario i due trattati WIPO di cui sopra.

Nei vari consideranda della Direttiva troviamo ragioni e motivi della necessità dell’armonizzazione, e i modi con cui questa armonizzazione è stata attuata.

Il D. Lgs. 9 aprile 2003, n. 68 traspone quindi nel nostro ordinamento le indicazioni dei trattati WIPO, così come recepite dalla Comunità Europea. Purtroppo conosciuto quasi esclusivamente per la misura dei compensi per copia privata, oggetto di più critiche, il Decreto in realtà opera un consistente rimaneggiamento della nostra legge, ridefinendo (rectius riposizionando) ben tre diritti esclusivi, dettando una nuova disciplina relativa alle eccezioni e limitazioni degli stessi, adeguando una ormai logora terminologia, e così via.

Possiamo però parlare di un’occasione mancata? Al di là dei problemi di eccessi di delega (ricordiamo che il D. Lgs. in oggetto è il frutto di una delega del Parlamento al Governo), rimangono all’interno della regolamentazione del diritto di autore ancora molti punti oscuri, una terminologia non sempre coerente, i soliti problemi interpretativi.
E soprattutto, da più parti comincia a levarsi la voce critica di una eccessiva tutela non compensata da una adeguata limitazione dei diritti esclusivi a favore degli utenti.

Se è vero che il diritto d’autore conferisce agli autori e ai loro aventi diritto un monopolio temporaneo, al fine di incentivare la creazione e gli investimenti, è anche vero che deve promuove la libertà di espressione e la circolazione delle idee, e favorire la diffusione delle opere e l’accesso alle informazioni. Il raggiungimento di un punto ottimale di equilibrio tra queste (a nostro parere non conflittuali) esigenze dovrebbe essere il fine perseguito dal legislatore.

Fine che a oggi non pare ancora raggiunto. Lasciamo quindi la parola (o meglio la penna) ai diversi studiosi che hanno affrontato alcuni aspetti del D. Lgs. 68/03, ringraziandoli caldamente per il lavoro svolto.

Giovanni d’Ammassa

About Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.