USA: Il training dell’IA è fair use, ma la pirateria per costruire le library non è giustificata

Una storica sentenza del Tribunale Distrettuale della California del Nord, datata 23 giugno 2025, traccia una linea netta nella disputa sul copyright tra autori e sviluppatori di intelligenza artificiale. L’uso di opere protette per addestrare un modello linguistico è considerato “trasformativo” e rientra nel fair use, ma l’acquisizione di tali opere da fonti pirata per creare una library costituisce una violazione del diritto d’autore.
Nel caso che vede contrapposti un gruppo di autori (tra cui Andrea Bartz, Charles Graeber e Kirk Wallace Johnson) e la società di intelligenza artificiale Anthropic, il giudice William Alsup ha emesso un’ordinanza che distingue nettamente le diverse modalità di utilizzo delle opere protette per l’addestramento dell’IA generativa “Claude” (provvedimento disponibile su CourtListener, Bartz v. Anthropic, PBC, No. C 24-05417 WHA).
I fatti di causa
Anthropic, per addestrare i suoi modelli linguistici (LLM), ha assemblato una vasta “biblioteca di ricerca” acquisendo milioni di libri attraverso due canali principali:
a) Il download illegale di intere biblioteche digitali da noti siti pirata, come Books3, Library Genesis (LibGen) e PiLiMi.
b) L’acquisto di milioni di libri cartacei, che sono stati poi “distruttivamente scansionati” (privati della rilegatura e digitalizzati) per essere archiviati, scartando gli originali.
Gli autori hanno citato in giudizio Anthropic per violazione del copyright, sostenendo che l’intera operazione fosse illegale. La società si è difesa invocando il principio del “fair use“.
La decisione del Tribunale: tre usi, tre valutazioni diverse
Il giudice ha analizzato separatamente tre distinti tipi di utilizzo delle opere, giungendo a conclusioni differenti per ciascuno.
1. Le copie per l’addestramento (Training): È Fair Use
La corte ha stabilito che l’uso delle opere per addestrare l’IA Claude è “straordinariamente trasformativo” (spectacularly so) e, pertanto, costituisce un fair use. Secondo l’ordinanza, lo scopo non era quello di replicare o sostituire le opere originali, ma di utilizzare i testi per mappare relazioni statistiche tra frammenti di testo al fine di creare uno strumento capace di generare nuovo contenuto testuale. Un punto cruciale della decisione è che gli autori non hanno dimostrato che l’output finale di Claude abbia mai riprodotto copie delle loro opere o parti sostanziali di esse. Il giudice ha paragonato il processo all’apprendimento umano: “Come ogni lettore che aspira a diventare scrittore, gli LLM di Anthropic si sono addestrati sulle opere non per replicarle o soppiantarle, ma per svoltare e creare qualcosa di diverso“.
2. Le copie acquistate e digitalizzate: È Fair Use
Anche la pratica di acquistare libri cartacei e trasformarli in file digitali per la propria biblioteca interna è stata considerata fair use. Il tribunale ha interpretato questa azione come un semplice cambio di formato finalizzato a risparmiare spazio e a consentire la ricerca, non a creare nuove copie da distribuire. Poiché la copia cartacea originale veniva distrutta nel processo e la nuova copia digitale non veniva condivisa all’esterno, l’operazione non lede gli interessi tutelati dalla legge sul copyright.
3. Le copie piratate per la biblioteca centrale: NON è Fair Use
La valutazione è stata diametralmente opposta per quanto riguarda il download di opere da siti pirata. Il giudice ha sentenziato che la creazione di una biblioteca permanente e per uso generale utilizzando materiale rubato non può essere giustificata. Questa pratica è stata vista come un modo per sostituire il mercato legale e per evitare di pagare le opere, un’azione che costituisce di per sé una violazione.
La corte ha respinto l’argomentazione di Anthropic secondo cui la finalità trasformativa (l’addestramento) potesse sanare l’illegalità dell’acquisizione iniziale. “Non esiste una deroga al Copyright Act per le aziende di IA”, si legge nell’ordinanza.
La pirateria “è intrinsecamente e irrimediabilmente una violazione“, anche se le copie vengono poi usate per uno scopo lecito.
Conclusioni e prospettive
L’ordinanza concede ad Anthropic una vittoria parziale, riconoscendo come fair use le copie funzionali all’addestramento e quelle risultanti dalla digitalizzazione di libri legalmente acquistati. Tuttavia, respinge la richiesta di archiviazione per quanto riguarda le copie piratate.
Si andrà quindi a processo sulla questione delle copie illegali utilizzate per costruire la biblioteca di Anthropic, dove verranno discussi i danni, siano essi effettivi o statutari, con una possibile valutazione della volontarietà dell’infrazione.
Il fatto che Anthropic abbia successivamente acquistato copie di libri che aveva precedentemente piratato non la solleverà dalla responsabilità per il furto iniziale, ma potrà incidere sulla quantificazione dei danni.
Questa decisione rappresenta un punto di riferimento fondamentale per i futuri contenziosi in materia, stabilendo che, sebbene il processo di training dell’IA possa essere considerato trasformativo, ciò non conferisce agli sviluppatori una libertà di piratare le opere per acquisire i dati necessari.



