Torino, distribuivano film e software attraverso la rete universitaria: condannati

Avevano abusivamente duplicato e, sapendo di trattarsi di copie non autorizzate, distribuito e detenuto a scopo commerciale programmi per elaboratore, giochi per psx, video CD, utilizzando un computer di una associazione studentesca configurato come server FTP nel Politecnico di Torino: due studenti sono stati condannati rispettivamente a cinque e quattro mesi di reclusione, oltre al pagamento di una multa di 800 e 460 euro e al risarcimento del danno in favore delle parti civili S.I.A.E. e F.A.P.A.V. da liquidarsi in separata sede.

IL FATTO
Nel luglio 1999 il responsabile della rete informatica e telematica del Politecnico di Torino richiedeva l’intervento delle Forze dell’Ordine, insospettito dal notevole traffico di collegamenti via Internet che si registrava sulla banda dell’Ateneo, quasi saturandole nelle ore notturne. Dai controlli era risultato che l’intensità dei traffici originava da un personal computer, in uso all’associazione studentesca denominata AEGEE operante all’interno dell’Università , configurato anche come server FTP.

Nell’area erano presenti in forma completa, n. 24 programmi informatici (alcuni applicativi, altri contenenti giochi per computer), n 16 giochi per Playstation e 24 film in formato video compact disc. Per tutte le opere indicate mancava la licenza d’uso o documentazione idonea a comprovare un legittimo acquisto, e il valore commerciale dei programmi e dei giochi rinvenuti, considerati i prezzi praticati a quell’epoca al pubblico (comprensivi di I.V.A.), era stimabile in circa 30/35 milioni di lire.

L’accesso all’area suddetta era consentito solamente a utenti previamente autorizzati e muniti di apposita password, ed era gestita con il sistema dei crediti: l’utente che accedeva, prima doveva caricare sull’area una certa quantità di dati in suo possesso e solo in seguito poteva prelevare i dati che lo interessavano (c.d. downloading), spendendo il credito ottenuto. Dai log risultava che il sito FTP era attivo dal novembre 1998;
Il p.c. configurato come server era fornito di quattro dischi rigidi con capacità , rispettivamente, di 3.5, 17, 20 e 20 gigabyte (memoria di massa). I due hard disc con capacità di 20 GB ciascuno rappresentavano all’epoca la migliore tecnologia esistente sul mercato, considerato anche che mediante tali strumenti veniva effettuata la connessione alla rete Internet, sfruttando l’alta velocità di collegamento di cui disponeva il Politecnico.

LE MOTIVAZIONI
I reati per cui gli imputati sono stati condannati sono quelli di cui all’art. 171-bis, 171-ter della legge 633/41.
Il giudice ha riconosciuto che gli imputati hanno svolto un ruolo determinante nella distribuzione on line del materiale detenuto, e che tale condotta configura “anche la detenzione a scopo commerciale, condotta preparatoria e prodromica alla successiva (e verificatasi) distribuzione dei programmi a terzi, mediante operazioni di downloading.
Infatti gli imputati hanno agito nell’esercizio di un’attività non occasionale, né isolata, con la predisposizione e lo sfruttamento di mezzi ad alta tecnologia; attività che non si è esaurita con la creazione del sito FTP e che aveva quale scopo quello di offrire servizi in rete e lo scambio di beni. Si è trattato, dunque di un’attività a carattere professionale (in quanto non episodica), imprenditoriale (in quanto dotata di un’organizzazione di persone e mezzi) e avente natura commerciale (in quanto finalizzata alla produzione di servizi ed allo scambio di beni, nella specie di una notevole quantità di programmi, alcuni di ingente valore economico
“.

Relativamente al fine di lucro, (le condotte assumono rilevanza penale solo se sorrette dal dolo specifico costituito dal fine di lucro – N.B. in questo caso si applica la legge sul diritto di autore non ancora modificata dalla legge 248/00, che ha sostituito al fine di lucro quello di profitto), il giudice ha ritenuto che ” e’ di tutta evidenza allora come si sia in presenza di un accrescimento della sfera patrimoniale degli agenti, realizzato mediante l’acquisizione di nuovi beni prima non posseduti. E’ riduttivo, infatti, riconoscere nella fattispecie concreta un semplice risparmio di spesa, proprio perché le condotte sono state poste in essere non per un uso privato, ma per procurarsi e diffondere opere protette, creare un canale di scambio idoneo a porre sul mercato le opere stesse, il tutto nell’esercizio di un’attività imprenditoriale di messa a disposizione dei servizi del server FTP“.

Nella sentenza sono inoltre trattati altri capi di imputazione, quali il reato di ricettazione (per il quale gli imputati sono stati assolti) e il possesso di software idoneo a rendere inefficaci le protezioni poste sui programmi per elaboratore.

Il testo integrale della senteza è disponibile all’indirizzo
http://www.dirittodautore.it/areasoci/docum.asp?IdCatDl=42&cat=2002

La redazione

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.