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L’imprenditore che utilizza software duplicato non è imputabile ai sensi dell’art. 171 bis LA.

Il 20 aprile scorso il Tribunale di Torino si è pronunciato sul caso di un imprenditore che aveva duplicato programmi per un valore di circa trenta milioni, assolvendolo con la motivazione che, affinché sussista il fine di lucro (inteso come volontà diretta specificamente a lucrare dalla riproduzione) richiesto dalla norma, non è sufficiente che si utilizzi il software copiato all’interno della propria attività , ma è necessario che questo venga immesso nel mercato.
La sentenza è in linea con la giurisprudenza precedente. Copiare un programma è un atto illecito già pesantemente sanzionato in sede civile (risarcimento danni) e in casi meno gravi, nei quali non c’è vendita e commercializzazione del prodotto copiato, appare eccessivo cercare una condanna penale a tutti i costi.

Ripreso da “Scontro legale sui pirati del software”, da “Il Sole 24 Ore” del 30 giugno 2000, autore Avv. Laura Turini

About Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.