Il Tribunale di Roma si pronuncia in merito allo allo sfruttamento pubblicitario dell’immagine di un noto attore

Il Tribunale di Roma si è recentemente pronunciato in sede cautelare ” accogliendo il ricorso proposto ex artt. 156 l.a. e 700 c.p.c. ” sullo sfruttamento dell’immagine di un noto attore, distinguendo l’utilizzazione dell’immagine ai sensi degli artt. 96 ss. l.a. da quella effettuata nell’ambito dei c.d. contratti di product placement, ai sensi del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 28 intitolato Riforma della disciplina in materia di attività cinematografiche” (Ord. Trib. Roma, 23 novembre 2007, pubblicata in Foro it., 2008, I, 1711, con commento di G. Casaburi).
In particolare il Tribunale ha ritenuto che le istanze cautelari meritano accoglimento “”in quanto la campagna pubblicitaria posta in essere sulla stampa e con cartelloni affissi su tutto il territorio nazionale, appare integrare non una semplice attività di product placement, quale oggi disciplinata, per le opere cinematografiche, dal d.leg. 28/04, consistente nella possibilità (previo avviso al pubblico, nei titoli di coda, come da d.m. 30 luglio 2004, recante misure attuative dell’art. 9 d.leg. 28/04, a garanzia della trasparenza della pubblicità ) di mostrare o nominare marchi di prodotti nelle varie scene di un’opera cinematografica, con il limite della «coerenza con il contesto narrativo», ma una vera e propria forma di sfruttamento pubblicitario dell’immagine dell’artista Raoul Bova, necessitante del previo consenso del ritrattato, particolarmente ove si tratti di artista noto, del tutto esorbitante rispetto all’ambito dell’istituto del product placement””.
Né è applicabile al caso di specie l’art. 97 l.a. che “”prevede che si possa prescindere dal preventivo consenso della persona ritratta (e, dopo la morte, dei suoi parenti) solo in nome dell’interesse pubblico all’informazione (nella specie pacificamente non sussistente, trattandosi d’inserzione pubblicitaria a fini commerciali) e purché essa non rechi pregiudizio all’onore, alla reputazione od anche al decoro della persona stessa””.
Interessante è altresì il richiamo “” effettuato per accertarne la non applicabilità al caso in esame “” dell’art. 84 l.a., ai sensi del quale con il contratto di produzione di un’opera cinematografica si presumono trasferiti, in favore del produttore, i diritti di artista interprete ed esecutore. Sul punto il Tribunale ha affermato che la presunzione di cessione ex art. 84 l.a. riguarda “”salvo prova contraria (di mancata cessione, da parte dell’artista, dei relativi diritti contestualmente alla stipula del contratto di produzione dell’opera cinematografica), () lo sfruttamento del film nella sua interezza””, essendo escluse le utilizzazioni “”di singoli fotogrammi a fini pubblicitari, del tutto avulsi dall’originario contesto per il quale era stata resa la prestazione artistica e con conseguente esclusivo rilievo dell’immagine in sé dell’artista””.

Avv. Raffaella Pellegrino”

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.