Il Consiglio di Stato decide in merito al diritto morale dell’autore di un’opera architettonica ai sensi dell’art. 20, comma II, l.a.

Con la sentenza n. 1749 depositata il 15 aprile 2008 il Consiglio di Stato si è pronunciato sull’art. 20, comma II, l.a., e sulla possibilità per gli eredi dell’autore di un’opera architettonica di far valere il diritto ivi riconosciuto.
Come noto, l’art. 20, comma II, l.a., introduce un temperamento al diritto morale d’autore all’integrità dell’opera e stabilisce che l’autore di un’opera dell’architettura non può opporsi alle modifiche che si rendano necessarie, durante o dopo la sua realizzazione; se tuttavia l’opera è riconosciuta di importante carattere artistico dall’autorità competente (come individuata dall’art. 15, del R.D. 18 maggio 1942, n. 1369), all’autore spetta il diritto di studiare e attuare le modifiche.
Il Consiglio di Stato, con la sentenza in questione, ha stabilito che “il diritto (cosiddetto diritto morale d’autore) di intervenire qualora vengano progettati nuovi lavori all’immobile, opera del suo ingegno, in modo da salvaguardare l’impostazione originaria (…) può essere esercitato esclusivamente dal suo titolare, essendo egli solo in grado di valutare la compatibilità di nuovi lavori con il disegno artistico originale, eventualmente coordinandoli con quest’ultimo”. Il Consiglio ha poi precisato che nel caso di specie, essendo gli architetti deceduti nelle more del giudizio, “è venuto meno l’oggetto della tutela, non potendo il diritto morale d’autore essere imputato a soggetti diversi dai creatori dell’opera, e nemmeno agli eredi i quali, quandanche fossero in proprio dotati di adeguate capacità professionali ed artistiche, esprimono necessariamente delle personalità distinte da quelle degli autori”.
Tale decisione ha confermato l’interpretazione degli artt. 20 e 23 della legge sul diritto d’autore già fornita dal Consiglio di Stato, secondo cui “una interpretazione logica e teleologica, induce a ritenere che non tutte le facoltà comprese nel diritto morale di autore possano trasmettersi agli eredi, bensì solo quelle che possano essere esercitate senza necessità dell’apporto personale e diretto dell’autore. In particolare, possono trasmettersi agli eredi le facoltà di cui al comma 1 dell’art. 20, perché non necessitano di esercizio personale da parte dell’autore (…). Per quanto riguarda le facoltà di cui al comma 2 dell’art. 20, spettanti all’autore di opera architettonica, () è altresì chiaro che lo studio e l’attuazione delle modifiche sono facoltà strettamente personali, che possono essere esercitate solo dall’autore, e non dai suoi eredi, atteso che () implicano il possesso di cognizioni tecniche e di doti artistiche che intrinsecamente appartengono solo all’autore. Ne consegue che nel diritto morale di autore che si trasmette agli eredi ai sensi dell’art. 23, L. n. 633 del 1941, non rientrano le facoltà strettamente personali di cui all’art. 20, co. 2, di chiedere il riconoscimento dell’importante carattere artistico dell’opera in funzione dello studio e attuazione delle modifiche all’opera medesima, facoltà esercitabili solo dall’autore dell’opera architettonica” (Cons. Stato, sez. VI, 26 luglio 2001, n. 4122).

Avv. Raffaella Pellegrino

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.