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I figli di Audrey Hepburn vincono nuovamente in Tribunale: condannata la società che ha commercializzato t-shirt con l’immagine della nota attrice

Con Sentenza n. 940/2019 il Tribunale di Torino ha condannato la società 2223 S.A.S. per l’utilizzo illecito dell’immagine di Audrey Hepburn su capi di abbigliamento commercializzati dalla stessa società senza il consenso all’uso del ritratto dell’attrice da parte dei soggetti legittimati.

Ai sensi del combinato disposto degli artt. 93 e 96 della Legge 633/1941 il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa ovvero, dopo la morte, senza il consenso dei suoi eredi.

Il Tribunale, in motivazione, richiama inoltre l’art. 10 del codice civile che, sotto la rubrica “abuso dell’immagine altrui” dispone che “Qualora l’immagine di una persona o dei genitori, del coniuge o dei figli sia stata esposta o pubblicata fuori dei casi in cui l’esposizione o la pubblicazione è dalla legge consentita, ovvero con pregiudizio al decoro o alla reputazione della persona stessa o dei detti congiunti, l’autorità giudiziaria, su richiesta dell’interessato, può disporre che cessi l’abuso, salvo il risarcimento dei danni”.

L’art. 97 L.d.a. pone un limite al predetto divieto nel caso in cui la riproduzione dell’immagine sia giustificata “dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali” quando, però, “la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico”.

La liceità dell’utilizzo dell’immagine altrui senza il consenso del soggetto è configurabile, dunque, solo qualora sussisti un interesse pubblico di informazione, circostanza certamente non riscontrabile nel caso di specie.

Inoltre, l’utilizzazione dell’immagine di persona notoria, in mancanza del relativo consenso, configura responsabilità extracontrattuale derivante dall’annacquamento dell’immagine per la perdita di valore commerciale della stessa. Nel caso in esame tale “annacquamento”, specifica il Tribunale, si evince dalle fotografie delle magliette che riproducono Audrey Hepburn con il dito medio alzato o ricoperta da tatuaggi o, ancora, con gomme da masticare in bocca, ricorrendo, dunque, anche l’ipotesi di cui all’art. 97 comma 2 L.d.a. ai sensi del quale  “Il ritratto non può tuttavia essere esposto o messo in commercio, quando l’esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all’onore, alla riputazione od anche al decoro nella persona ritrattata

Di seguito il link alla Sentenza https://www.giurisprudenzadelleimprese.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/03/20190227_RG12322-2017-1.pdf

Costanza Ruggiero

Avvocato civilista, collabora con lo Studio legale d'Ammassa & Partners. Cantante di una rock band, corista e solista gospel, appassionata di disegno libero.

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