Corte di Giustizia Europea: la normativa italiana che esclude dalla gestione dei diritti d’autore le società indipendenti stabilite in un altro Stato membro è incompatibile con il diritto dell’Unione

Con sentenza del 21 marzo, causa C-10/22, la Corte di Giustizia Europea, Sez. V, ha stabilito che la normativa italiana che esclude dalla gestione dei diritti d’autore le società indipendenti stabilite in un altro Stato membro è incompatibile con il diritto dell’Unione, e costituisce una restrizione alla libera prestazione dei servizi che non è né giustificata né proporzionata.

La vicenda riguarda le modalità di attuazione della Direttiva 2014/26/UE sulla gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi (cd. Direttiva Barnier), ove nell’art. 180 della legge sul diritto d’autore, sono state escluse le entità di gestione indipendente. LEA, organismo di gestione collettiva italiano, ha chiesto al Tribunale di Roma che fosse ordinato a Jamendo, entità di gestione indipendente con sede in Lussemburgo, di cessare la sua attività di intermediazione in materia di diritti d’autore in Italia.

Secondo la normativa italiana (art. 180 l.d.a.), tale attività è infatti riservata in via esclusiva alla Società italiana degli autori ed editori nonché agli altri organismi di gestione collettiva, come LEA, mentre le entità di gestione indipendenti sono escluse (ma non dalla gestione dei diritti connessi al diritto d’autore).

Il Tribunale di Roma ha chiesto alla Corte di Giustizia se la Direttiva sulla gestione collettiva dei diritti d’autore ostasse a una normativa di uno Stato membro che esclude in modo generale e assoluto la possibilità per le entità di gestione indipendenti stabilite in un altro Stato membro di prestare i loro servizi nel primo di tali Stati membri.

Con la sua sentenza, la Corte risponde che la normativa nazionale di cui trattasi, nella misura in cui non consente alle entità di gestione indipendenti stabilite in un altro Stato membro di prestare in Italia i loro servizi di gestione  dei diritti d’autore, costituisce una restrizione alla libera prestazione dei servizi.

Sebbene tale restrizione possa in linea di principio essere giustificata dall’imperativo consistente nel tutelare i diritti di proprietà intellettuale, essa non è proporzionata poiché preclude in modo generale e assoluto a qualsiasi entità di gestione indipendente stabilita in un altro Stato membro di svolgere la sua attività nel mercato di cui trattasi. La Corte sottolinea che misure meno lesive della libera prestazione dei servizi consentirebbero di conseguire l’obiettivo perseguito. Di conseguenza, la Corte rileva che la normativa italiana contestata non è compatibile con il diritto dell’Unione.

Il testo della sentenza è già pubblicato nella nostra Banca Dati a questo indirizzo.

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.

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