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Cassazione, sentenza di condanna per riproduzione abusiva di libri

E’ stata recentemente depositata dalla Corte di Cassazione – III Sezione Penale una sentenza di condanna in tema di abusiva riproduzione di testi librari realizzata nei locali di una copisteria ubicata nelle adiacenze della cittadella universitaria di Enna.
Seguendo un percorso giurisprudenziale già affermato nel corso del 2011 e del 2009, la Corte, confermando la condanna intervenuta in appello, ha ritenuto l’imputata responsabile del reato di cui all’art. 171/ter comma 2° lettera a) e b) della legge n. 633/1941 e succ. modificazioni, in quanto è stato accertato che le opere didattiche e scientifiche sono state riprodotte integralmente, per uso non personale ed in numero superiore a cinquanta copie.
La decisione si segnala in quanto pone l’accento sulla valutazione da parte del giudice dell’impianto probatorio acquisito e lo sviluppo di un iter logico, plausibile e corretto. La Suprema Corte ha condannato il soggetto responsabile, quale titolare dell’esercizio commerciale, ad un anno di reclusione e 3mila euro di multa, nonché al risarcimento dei danni in favore della Siae costituita parte civile da liquidarsi in separata sede, oltre al pagamento delle spese processuali ed alla rifusione delle spese del grado in favore della parte civile, liquidate in 2mila euro.
L’attività di contrasto alle abusive utilizzazioni di opere librarie per usi non personali e con fini di lucro, di norma supportata da una sinergica collaborazione operativa tra i Servizi di Antipirateria della Siae e i presidi territoriali della Guardia di Finanze, è indirizzata alla salvaguardia degli interessi patrimoniali sia degli autori e degli editori che di tutto l’indotto che ruota attorno al bene libro”, dalla produzione alla distribuzione, dalle materie prime alla promozione pubblicitaria.
Il diritto d’autore è un tipico diritto immateriale e, conseguentemente, il fenomeno dell’abusiva riproduzione di opere dell’ingegno, seppur realizzata con finalità di profitto e/o lucro, non viene adeguatamente avvertito dai consumatori come attività illegale. All’astrattezza del diritto si connette una depenalizzazione del suddetto fenomeno, non percependo quale furto di creatività l’utilizzo abusivo di un bene altrui quale un opera libraria o musicale, creativa in genere.
(Corrado Lo Iacono, Sede SIAE Palermo)”