Un nuovo studio dimostra che il filesharing illegale danneggia l’industria musicale

Il Journal of Law & Economics ha pubblicato uno studio condotto da Stan Liebowitz, Alejandro Zentner e altri esperti, i quali per alcuni anni hanno studiato profondamente il fenomeno, e concludono affermando che il file sharing illegale “ha causato danni significativi all’industria musicale: c’è una profonda connessione tra file-sharing e vendite dei dischi”.
Si sostiene inoltre che “lo scaricamento di MP3 riduce del 30% le probabilità di acquistare musica”.
Rafael Rob e Joel Waldfogel hanno studiato il comportamento degli studenti dei college, giugendo alla conclusione che il download ha sostituito le vendite, e che la spesa musicale è diminuita almeno del 10%, e forse in quantità ancora maggiore.
Un altro gruppo di studiosi ha verificato l’impatto delle notizie sulle cause intraprese da RIIA contro coloro che condividevano illegalmente file musicali. Lo studio dimostra come i forti
condivisori abbiano diminuito del 90% questa attività , mentre i condivisori “passegeri” di almeno 2/3. Gli studiosi concludono che le persone “hanno risposto nella direzione voluta da RIIA”.
Lo studio conferma che l’attività illegale sta tagliando i guadangi dell’industria e riducendo l’ammontare degli investimenti per i giovani artisti, e che le campagne contro il file sharing illegale sta avendo dei risultati che si riflettono nei comportamenti. Infatti il numero delle violazioni di copyright in internet è sceso dai 900 milioni del giugno 2005 agli 885 milioni del gennaio 2006.
Il testo dello studio è pubblicato all’indirizzo http://www.journals.uchicago.edu/JLE/journal/contents/v49n1.html’erFrom=-1677667616548643786Guest

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.