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Nuova testimonianza nel caso Sharman

Justin Tygar, Professore di Computer Science and Information Management all’Università della California a Berkeley, già teste nel caso Napster, è stato chiamato a rendere la propria testimonianza anche nel caso che vede coinvolti Sharman Networks azienda proprietaria del software Kazaa, da una parte e dall’altra l’industria dell’entertainment.
Alla domanda del giudice Wilcox sulle possibili soluzioni affinché non siano violati i diritti di coloro i quali utilizzano i sistemi P2P per condividere file non protetti da copyright e sia ridotto se non azzerato lo scambio illecito di file senza la preventiva autorizzazione degli aventi diritto, Tygar ha affermato che la soluzione deve essere ricercata in campo tecnico mediante l’elaborazione di un efficace sistema di Digital Rights Management e attraverso lo sviluppo di tecnologie quali il watermarking che consentano di rendere più facilmente rintracciabili i file illecitamente scambiati.
Secondo il professore non deve essere messa la bando la tecnologia che consente lo scambio dei dati, ma gli utenti che scambiano illecitamente file protetti da copyright.
Tygar ha anche affermato che ritiene non sia possibile per Sharman, da un punto di vista tecnico, realizzare una attività di filtraggio relativamente ai contenuti illecitamente scambiati e che il sistema non consente alla stessa di individuare gli utenti, ma solo di ottenere una lista di indirizzi IP.
Il professore ha inoltre asserito che una chiusura del sito da parte di Sharman non impedirebbe agli utenti di proseguire nello scambio di file e di perpetuare il sistema.
Michael Bates, Patent and Trademark attorney, per la parte attrice, anch’egli chiamato a testimoniare, ha dichiarato che il software opera delle modifiche sostanziali alle chiavi di registro delle macchine alterandone il funzionamento e arrivando ad assorbire fino al 96% della capacità della CPU.
La battaglia si profila essere molto lunga.

La redazione (Raimondo Bellantoni)