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Non accenna a placarsi la polemica in merito alla sentenza Grokster in USA

A quasi un mese di distanza dalla decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti in merito al caso Grokster, la sentenza è ancora al centro della accesa discussione tra gli aventi diritto, soddisfatti per la decisione e il mondo delle aziende e degli sviluppatori del settore IT, i quali ritengono che la decisione ponga in serio pericolo la loro attività .
Secondo Don Verilli, partner di Jenner & Block, studio legale che si è occupato direttamente del caso, la decisione non coinvolge tanto gli aspetti tecnologici quanto la tipologia di ‘business’ posta in essere in quanto la decisione della Corte conferma quanto asserito nella famosa sentenza Sony Betamax: questa afferma che la tecnologia è sostanzialmente neutrale rispetto all’utilizzo illecito che alcuni soggetti possono farne.
Secondo Fred von Lohmann di the Electronic Frontier Foundation, la decisione crea invece molte ‘zone d’ombra’ che lasciano le aziende esposte alla possibilità di essere perseguite legalmente mettendo a repentaglio la propria attività .
Secondo Lohmann la responsabilità indiretta nei casi di violazione di copyright può portare a conseguenze apocalittiche derivanti dalla richiesta di danni cogente prevista dalle norme.
Per questo motivo Lohmann intende richiedere un emendamento alla normativa che modifichi il predetto punto, allo scopo di evitare cause miliardarie che mettano in ginocchio le aziende per violazioni alle stesse non ascrivibili in modo diretto.
Secondo Verilli invece tali rischi non vi sarebbero poiché la decisione relativa al caso Grokster è stata presa sulla scorta del fatto che il sito P2P avesse posto in essere la propria attività essendo pienamente consapevole del fatto che il programma sarebbe stato impiegato per scopi illeciti, tesi avallata dal fatto che avesse utilizzato un tipo di comunicazione rivolto precipuamente ad attirare gli utenti orfani di Napster chiuso per le ben note vicende giudiziarie.
Secondo Lohmann l’unica soluzione equa consisterebbe in un pronunciamento del Congresso che stabilisse un sistema di ‘collective licensing’ per i siti P2P, creando così un meccanismo di compensazione molto più remunerativo di costose azioni legali.

La redazione (Raimondo Bellantoni)

About Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.