Napster ancora davanti al giudice

Per quanto Napster sia stata trasformata in un servizio di musica on-line assolutamente legale, il fantasma dell suo passato di servizio illegale di file-sharing ancora la perseguita, con uno strascico di ben 17 miliardi di dollari di danni non pagati.
Etichette musicali e produttori del settore si troveranno il 27 aprile di fronte al gruppo della BertelsmannAG in una corte di giustizia di San Francisco, quest’ultima accusata dai primi di aver tenuto attivo il servizio di file-sharing per oltre otto mesi dall’ordinanza giudiziale che ne imponeva la chiusura. Questo ritardo nel chiudere il sevizio sarebbe costato all’industria discografica i 17 miliardi di cui sopra.
Napster dichiarò bancarotta nel 2002, e la ditta produttrice di software Roxio ne rilevò l’attività , il nome ed il logo, e la rilanciò sul mercato come servizio di download di file musicali a pagamento lo scorso anno.
Gli avvocati della Bertelsmann affermano che gli attori sono fuori strada nel loro tentativo di chiedere i danni da chi in realtà aveva solo tentato di trasformare Napster in un servizio legittimo.
A questo sarebbero infatti serviti i $90 milioni che la Bertelsmann usò per finanziare Napster. Proprio tale finanziamento è però al centro della battaglia legale, giacché l’industria discografica sostiene che esso permise allo stesso servizio di non chiudere i battenti fino al luglio del 2001, momento in cui si trovò a dover obbedire all’ordinanza emessa dal Giudice Distrettuale degli Stati Uniti d’America Marilyn Patel nel novembre del 2000 e solo allora confermata dalla Corte d’Appello.
Secondo Carey Ramos, consulente di artisti e produttori musicali, un tale atteggiamento ha invogliato altri ad investire sui discendenti di Napster, quali KaZaa e Morpheus: “Napster ha creato la pirateria che ormai da quattro anni piaga l’industria di settore”.
Sempre secondo Carey Ramos, la causa si presenta facile da vincere per gli attori: “è da più di cent’anni che le corti di questo paese decidono contro terzi che infrangano la legge sul copyright. Ed i fatti dimostrano ampiamente che la Bertelsmann ha attivamente contribuito alla sopravvivenza di un servizio illegale”.
Ma lo stesso Giudice Patel ha già in passato deciso a sfavore del produttore musicale Matthew Katz, il quale aveva citato investitori di Napster perché ritenuti rei di violazione della legge sul copyright.

La redazione (Alessandro di Francia)

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.