L’industria musicale intende tracciare gli utenti P2P

Alcune aziende del settore musicale stanno cercando di convincere un giudice a permettere loro di ottenere i nominativi dei soggetti sospettati di distribuire file musicali in Rete, senza preventivamente adire le vie legali.
La richiesta viene interpretata come la tipologia di azione che l’industria musicale vuole porre in essere per ovviare al problema della pirateria.
L’Internet provider Verizon si è opposto alla citazione in giudizio, affermando che una decisione di tale tipo trasformerebbe il settore degli IP in un collettore di cause relative al copyright e metterebbe a rischio anche gli utenti innocenti.
Il giudice distrettuale John D. Bates, di fronte al quale il caso si sta dibattendo, ha sottolineato l’ambiguità del Digital Millennium Copyright Act, che da una parte ha il compito di sostenere le leggi sul copyright, mentre dall’altra protegge le aziende che forniscono la tecnologia dall’assunzione di dirette responsabilità .
Il giudice ha infatti affermato che il Congresso avrebbe dovuto definire il contenuto della legge in modo più chiaro e privo di ambiguità .
Lo stesso Bates ha dichiarato di voler prendere una decisione in tempi brevi, ma nessuna delle parti è in grado di prevedere quanto tempo debba ancora trascorrere.
L’udienza successiva alla citazione, che tradizionalmente viene vista come una mera necessità procedurale, sta assumendo un particolare valore, soprattutto per l’industria discografica che sulla base della decisione presa, potrebbe far partire tutta una serie di lettere di diffida per esercitare pressione sui file swappers.

La redazione

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.