Italiani denunciati per il file-sharing

Sono 30 gli utenti italiani denunciati per aver messo illegalmente a disposizione grandi quantità di files musicali attraverso servizi peer-to-peer in rete. L’indagine, collegata a una di livello internazionale, ha finora visto la Guardia di Finanza sequestrare Personal Computers, hard disks e altri supporti simili.
Lo hanno annunciato la IFPI (International Federation of Phonographic Industry) e la FIMI (Federazione dell’Industria Musicale Italiana).
Jay Berman, presidente della IFPI, ha dichiarato: “l’annuncio non dovrebbe rappresentare una sorpresa. Nel corso dell’ultimo anno l’industria discografica è stata particolarmente attiva, sia a livello internazionale che locale, nell’informare ed educare sui danni generati dalla pirateria musicale online, spiegando le normative vigenti in tema di utilizzo di opere protette da diritto d’autore e promovendo i siti che dispongono di un ampio catalogo di musica legalmente accessibile. Ultimamente, tuttavia abbiamo compreso che questa campagna d’informazione non era sufficiente: parte del pubblico sa che scaricare musica da Internet senza il consenso dei titolari dei diritti è illegale, e quanto questa pratica stia danneggiando l’industria musicale, ma perseverano comunque nella pratica, pensando di essere intoccabili. Queste persone non hanno rispetto per la musica e con loro nessun tipo di attività di informazione può funzionare perché non sono coscienti di quanto questa attività metta in serio pericolo i posti di lavoro di chi opera nell’industria discografica. Non possiamo stare a guardare mentre migliaia di persone che creano e producono musica perdono il proprio posto di lavoro”.
Va rivelato che l’intervento della Guardia di Finanza, stando ai monitoraggi posti in essere delle industrie musicali, avrebbe drasticamente ridotto la messa a disposizione di files sui servizi di file-sharing da 56 milioni a 4,5 milioni.
Il direttore generale della FIMI ha affermato che “non esiste giustificazione per il comportamento posto in essere dai soggetti che sono stati denunciati. Non si trattava di ragazzini che scaricavano qualche file ma di soggetti che, consapevolmente e dolosamente, avevano l’unico scopo di danneggiare l’industria, gli artisti e gli autori”.

La redazione (Alessandro di Francia)

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.