Il file-sharing ed il prezzo dei Cd: sono davvero collegati’

Uno studio reso pubblico lo scorso lunedì 29 Marzo e stilato da due importanti università americane rivelerebbe che in realtà il file-sharing, ovvero il downloading di brani musicali tramite servizi di peer-to-peer sulla rete, non avrebbe realmente influenzato il crollo delle vendite di CDs, come invece sostiene la RIAA, il gruppo che rappresenta l’industria discografica negli Stati Uniti.
“Possiamo affermare che il file-sharing ha avuto un effetto molto limitato sulle vendite di dischi”, hanno dichiarato Felix Oberholzer-Gee della Harvard Business School e Koleman Strumpf dell’Università della North Carolina-Chapel Hill. “Anche l’effetto economico è ridotto: persino nello scenario più pessimista, ci vogliono 5000 downloads per soppiantare la vendita di un solo album”.
La RIAA ha prontamente negato le conclusioni della ricerca: “numerosi gruppi di ricerca di nota fama, tra cui l’Edison Research, la Forrester e l’Università del Texas, hanno provato il contrario”, ha dichiarato Amy Weiss, portavoce della RIAA.
Stando ai ricercatori che hanno curato questo ultimo studio, al contrario, “se è vero che il downloading avviene su larga scala, la maggior parte degli utenti non avrebbero comprato l’album pur in assenza del servizio di file-sharing”. E in uno studio fatto dall’Università del Texas il professor Stan Liebowitz ha concluso che “in soldoni, il downloading di files MP3 effettivamente sembrerebbe essere causa di danno. Il punto è che non è sostenibile che il danno sarà fatale”.

La redazione (Alessandro di Francia)

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.