Bearshare e case discografiche americane: accordo per 30 milioni di dollari

Freepeers Inc., titolare del noto software P2P BearShare, ha raggiunto un accordo con l’industria musicale per il quale pagherà alla stessa 30 milioni di dollari.
Nella causa iniziata recentemente contro l’azienda, le case discografiche hanno sostenuto che la violazione del diritto d’autore su scala di massa era il vero scopo del sistema ideato da Free Peers, Inc. e che i suoi dirigenti ne erano al corrente ed hanno incoraggiato e contribuito a tale attività , mentre avrebbero potuto impedirlo.
Preso atto degli importanti precedenti giurisprudenziali delle Corti statunitensi in tema di P2P, la Free Peers, Inc. ha preferito transigere la controversia. Il 26 giugno dello scorso anno la Corte Suprema aveva infatti unanimemente affermato che ‘il soggetto che distribuisce un meccanismo atto a promuovere la violazione del copyright, in presenza di chiare affermazioni o di altre iniziative prese nella suddetta direzione illecita, può essere passibile di responsabilità per le attività illecite commesse da terzi’.
Il 13 settembre 2005 la RIAA aveva inviato una diffida alla Free Peers, Inc. e a molte altre società che gestiscono piattaforme di P2P, in cui si domandava l’immediata cessazione dall’attività di rendere da un lato possibile, dall’altro di incoraggiare la violazione dei diritti dei membri della RIAA.
La transazione intervenuta prevede l’obbligo di Free Peers di versare 30 milioni di dollari a RIAA e di cedere a iMesh tutto ciò che riguarda BearShare: il codice sorgente, tutti i domini associati (più di 100) e la piattaforma di utilizzo. Ora la transazione deve essere approvata dal giudice.
Chi trae beneficio da tale accordo è senza dubbio l’industria musicale, ma anche iMesh, uno dei primi sistemi P2P. iMesh è subentrato a tutto ciò che era connesso a BearShare, ad eccezione dei dipendenti. In sostanza, iMesh è diventato l’unico servizio P2P autorizzato. Infatti iMesh era riuscita ad accordarsi con l’industria musicale per un prezzo relativamente basso (4,1 milioni di dollari) e si è così assicurata il diritto di poter continuare ad esistere.
Può forse pertanto essere di consolazione per qualcuno sapere che BearShare non dovrebbe considerarsi completamente morto. Bearshare sarà ancora distribuito sul sito BearShare.com, ma il codice sorgente non sarà reso disponibile.

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.