Il “Pirate Act” divide l’opinione pubblica

WASHINGTON ‘ Si prospettano tempi duri per gli utenti delle reti peer-to-peer degli Stati Uniti d’America: ora ci si mette anche il Dipartimento della Giustizia!
Se il Senato voterà in favore della proposta di cui oltre, già dalla settimana prossima se ne potrebbero occupare i Pubblici Ministeri federali dei casi di infrazione del copyright per uso del file-sharing, con la non sottile differenza che le multe volerebbero verso le decine, se non anche centinaia di migliaia di dollari per i rei.
E’ ciò che spera il Senatore Orrin Hatch, rappresentante per lo stato dello Utah: “solo decine di migliaia di azioni civili serviranno come deterrente per questo fenomeno”. Il lobbista della RIAA Mitch Glazier ha aggiunto lo scorso martedì: “per noi si tratta di una chiave di volta nella repressione del file-sharing illegale”.
Chi è contrario al documento sostiene che la stessa velocità con cui ci si è mossi a livello governativo per raggiungerne l’approvazione è allarmante: il Pirate Act è stato introdotto solo lo scorso 25 marzo, e senza che si tenesse alcuna audizione è stato spinto al plenum del Senato per la sua votazione poco più di un mese dopo.
“Non è stato che un tentativo per farlo approvare al più presto”, ha affermato Philip Corwin, un lobbista per la Sharman Networks, cui fa capo la rete KaZaa. “Non riesco ad immaginare Jack Valenti (lobbista per le major di Hollywood) o Mitch Bainwol (a capo della RIAA) che si presentano davanti al congresso e rendono testimonianza per cui visto che non hanno i mezzi anche economici per permettersi le cause chiedono alla popolazione americana di farsi carico dei loro costi giudiziali”.
Va rilevato che in America esiste già il “No Electronic Theft Act”, una legge del 1997 che consente ai PM federali di perseguire azioni criminali contro utenti del peer-to-peer che uploadano grandi quantità di file e li mettono a disposizione del pubblico. Il punto è che tale legge non è mai stata applicata. Le ragioni’ Innanzitutto, il Dipartimento di Giustizia non ha alcuna fretta di incarcerare dei teen-ager che hanno fatto uso dei servizi di file-sharing; ed in secondo luogo una causa penale non è così semplice da portare avanti nel mondo dell’IT.
Il problema più spinoso che presenta il Pirate Act, sollevato tra gli altri da Jessica Litman, autrice di “Digital Copyright” e professoressa alla facoltà di legge della Wayne State University, concerne il fatto che si finirebbe per premettere che la RIAA, o chi per essa ‘ dunque una parte privata ‘, sporgesse causa contro un singolo già citato in giudizio dal Dipartimento della Giustizia, con gravi danni al sistema giudiziario prima ancora che al singolo stesso.

La redazione (Alessandro di Francia)

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.