Esame del Decreto Urbani alla Camera: i verbali del 22 aprile

N.B.; I fascicoli di seduta sono reperibili all’indirizzo:
http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/odg/cam/fascicoli/frame.htm

Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 22 marzo 2004, n. 72, recante interventi per contrastare la diffusione telematica abusiva di materiale audiovisivo, nonché a sostegno delle attività cinematografiche e dello spettacolo (4833).
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 22 marzo 2004, n. 72, recante interventi per contrastare la diffusione telematica abusiva di materiale audiovisivo, nonché a sostegno delle attività cinematografiche e dello spettacolo.
Ricordo che nella seduta di ieri è stato votato, da ultimo, l’emendamento 4.100 della Commissione e sono stati accantonati gli emendamenti riferiti ai commi da 6 a 10 dell’articolo 1 del decreto-legge. È stato altresì accantonato l’emendamento Colasio 3.10.
Ricordo inoltre, che la Commissione ha presentato gli emendamenti 3.100 e 4.101, sui quali la commissione bilancio ha espresso l’ulteriore prescritto parere (vedi allegato A – A.C. 4833 sezione 1).

(Ripresa esame dell’articolo unico – A.C. 4833)
PRESIDENTE. Riprendiamo l’esame dell’articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l’allegato A – A.C. 4833 sezione 2) nel testo recante le modificazioni apportate dalla Commissione (vedi l’allegato A – A.C. 4833 sezione 3).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo della Commissione (vedi l’allegato A – A.C. 4833 sezione 4).
Ricordo che la V Commissione (Bilancio) hanno espresso l’ulteriore prescritto parere (vedi l’allegato A – A.C. 4833 sezione 1).
Chiedo al relatore da dove intenda riprendere la votazioni.

GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Naturalmente intendiamo riprendere le votazioni a partire dall’articolo 1, e precisamente dall’emendamento accantonato 1.101 della Commissione, riferito al comma 6.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, chiedo la votazione nominale mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Ruzzante.
Preavviso di votazioni elettroniche.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta avranno luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall’articolo 49, comma 5, del regolamento.
Per consentire il decorso del termine regolamentare di preavviso, sospendo la seduta, che riprenderà alle 10,10.

La seduta, sospesa alle 9,50, è ripresa alle 10,10.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell’emendamento 1.101 della Commissione.

GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Chiedo di parare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Signor Presidente, intendo motivare la decisione della Commissione di mantenere l’emendamento in esame, sul quale si è registrato il consenso unanime di tutti i gruppi, e rispondere ai rilievi formulati dal Governo. Questi ultimi si fondano sul fatto che il comma 6 rinvia agli articoli 14, 15, 16 e 17 del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, a norma dei quali l’autorità giudiziaria e l’autorità amministrativa avente funzione di vigilanza possono esigere che il prestatore dei servizi della società dell’informazione impedisca o faccia cessare le violazioni commesse.
A nostro avviso, occorre fare riferimento all’articolo 15 della Costituzione, a norma del quale la limitazione della libertà e della segretezza della comunicazione può avvenire solo per atto dell’autorità giudiziaria. In virtù del principio della gerarchia delle fonti, la Costituzione della Repubblica italiana è sovraordinata alla legge: per tale motivo, nel rispetto della Costituzione, raccomandiamo l’approvazione dell’emendamento in esame.

PRESIDENTE. Torniamo allo Statuto, disse qualcuno!

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in sede di Comitato dei nove è stato svolto un lavoro positivo e credo siano stati sciolti tutti i nodi che si sono presentati. L’emendamento in esame riguarda l’unico aspetto sul quale permane una diversità di vedute tra il Governo e la Commissione, su cui mi soffermo prima di esprimere il parere definitivo.
Il Governo non è insensibile all’esigenza, emersa nel corso del dibattito, di tutelare il diritto alla riservatezza degli utenti degli strumenti telematici e di affidare il potere di intervento all’autorità giudiziaria, nel rispetto del dettato costituzionale. Tuttavia, si pone un problema di coerenza relativo alla successione delle leggi nel tempo: un anno fa è stato adottato il decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, che, con gli articoli richiamati dall’onorevole Carlucci, pone una serie di adempimenti a carico sia dell’autorità giudiziaria sia dell’autorità amministrativa, in una posizione sostanzialmente paritaria. Dunque, o sono sbagliate le disposizioni di cui al decreto legislativo n. 70 del 2003 (emanato appena un anno fa) oppure è sbagliato l’attuale modo di procedere. Non rientra infatti nella logica di una buona legislazione una sorta di schizofrenia costantemente modificativa delle norme di legge, in virtù della quale a distanza di un anno viene impostata in modo totalmente diverso la disciplina degli interventi in un settore estremamente delicato, che rischia di diventare il nuovo far west della società moderna.

In conseguenza di ciò, il Governo pone un problema di coerenza legislativa al Parlamento, sulla base della quale chiediamo che il pronunciamento sull’emendamento 1.101 della Commissione avvenga attraverso una corretta valutazione delle questioni in campo; tutto questo, però, mantenendo fede ad un principio di coerenza legislativa per il quale l’operatore deve conoscere quali sono i suoi diritti e i suoi doveri in ordine all’autorità legittimata ad intervenire a seconda delle questioni. Infatti, non è possibile che l’autorità amministrativa intervenga per alcune questioni e non per altre. Inoltre, il tentativo proposto dal Governo alla Commissione di arrivare ad una mediazione consisteva nell’individuare – nello stesso spirito del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70 – il ricorso all’autorità amministrativa, piuttosto che il mantenimento dell’attuale stesura.
Tenuto conto di tutto ciò, affermata e confermata la sua posizione, il Governo prende atto dell’orientamento della Commissione e modifica il suo parere contrario all’emendamento in questione, rimettendosi all’Assemblea e sottoponendo ad essa il problema della coerenza.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Grignaffini. Ne ha facoltà.

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, intervengo per affermare che sono molto sensibile al richiamo del sottosegretario in ordine alla coerenza e – diciamo così – alla buona legislazione. In questo caso, però, ci troviamo di fronte ad un caso in cui la coerenza – intesa come mantenimento di una decisione precedente – si rivela contrastante rispetto al principio della sovranità delle leggi fondamentali, nel nostro caso rappresentate dalla Costituzione. Quindi, in qualche modo, la coerenza viene a rappresentare la reiterazione di un errore commesso nel redigere una precedente norma legislativa.
Credo, perciò, che essendo tutti d’accordo sul principio costituzionale della funzione primaria e non alienabile svolta dall’autorità giudiziaria nei confronti di questioni che ineriscono la libertà di espressione e la libertà di comunicazione, ci siamo trovati di fronte ad una formulazione legislativa – contenuta nella decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70 – che ha sottovalutato questo problema.
Quindi, riesaminare l’impostazione sbagliata data ad un precedente provvedimento normativo credo rappresenti un atto di coerenza che va rispettato perché si muove nella direzione di una giusta legislazione che rispetta le norme primarie nei confronti di quelle secondarie (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L’Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 1.101 della Commissione, sul quale il Governo si rimette all’Assemblea.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 328
Votanti 326
Astenuti 2
Maggioranza 164
Hanno votato sì 325
Hanno votato no 1).
Prendo atto che gli onorevoli Carlucci e Bolognesi non sono riusciti a votare.
Avverto che l’emendamento Grignaffini 1.64 è precluso e che l’emendamento Colasio 1.22 è stato ritirato.
Passiamo all’emendamento Chiaromonte 1.65.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Chiaromonte. Ne ha facoltà.

FRANCA CHIAROMONTE. Signor Presidente, intervengo una sola volta per annunciare il ritiro di quasi tutti gli emendamenti presentati dal mio gruppo come assunzione di responsabilità rispetto alla soluzione comune trovata con il concorso di tutti – maggioranza, opposizione e Governo – ad un problema rilevante, non solo per la materia che stiamo trattando (la pirateria), ma per l’intera convivenza democratica in una Stato di diritto, così come descritto dalla nostra Costituzione.
Quindi, in sostanza, annuncio il ritiro degli emendamenti Chiaromonte 1.65, Grignaffini 1.66, Chiaromonte 1.40, Grignaffini 1.67, Chiaromonte 1.41 e Grignaffini 1.70.

PRESIDENTE. Sta bene.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Bulgarelli 1.53, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni – Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L’Ulivo e della Margherita, DL-L’Ulivo – Proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega Nord Federazione Padana).
(Presenti e Votanti 351
Maggioranza 176
Hanno votato sì 179
Hanno votato no 172).
Prendo atto che gli onorevoli Mazzoni e Blasi hanno espresso erroneamente un voto favorevole mentre avrebbero voluto esprimere un voto contrario.
A seguito dell’approvazione dell’emendamento Bulgarelli 1.53, che sopprime il comma 7 dell’articolo 1 del decreto-legge in esame, sono conseguentemente precluse tutte le restanti proposte emendative riferite a tale comma.
Vorrei sapere se il relatore intenda intervenire sulle conseguenze dell’ultima votazione (Commenti)… Onorevoli colleghi, vi prego di prestare una maggiore attenzione!

GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Signor Presidente, vorrei segnalare che, in virtù dell’emendamento della Commissione testè approvato, era stato raggiunto l’accordo di non sopprimere il comma 7 dell’articolo 1 del decreto-legge in esame. In altri termini, l’approvazione dell’emendamento 1.101 della Commissione avrebbe dovuto consentire di procedere nell’esame del provvedimento senza dover sopprimere il suddetto comma 7, poiché con l’approvazione di tale emendamento (Commenti)….

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole relatore, ma occorre fare chiarezza! Vorrei ribadire che l’Assemblea ha testè approvato l’emendamento Bulgarelli 1.53, sottoscritto anche dall’onorevole Folena, che prevede di sopprimere il comma 7 dell’articolo 1 del decreto-legge in esame: altro di meno non vi saprei dire (Commenti)!

FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Signor Presidente, deve esservi stato sicuramente qualche disorientamento dal punto di vista politico; tuttavia, l’emendamento Bulgarelli 1.53 è stato approvato dall’Assemblea, e pertanto chiedo una breve sospensione dei lavori per riunire il Comitato dei nove.

PRESIDENTE. Ritengo di poter accogliere la sua richiesta, onorevole Adornato.
Sospendo, pertanto, brevemente la seduta (Commenti).
La seduta, sospesa alle 10,25, è ripresa alle 10,55.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il presidente della VII Commissione, onorevole Adornato.

FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Signor Presidente, vorrei riferire all’aula l’esito della riunione del Comitato dei nove, che nell’insieme dei suoi componenti ha valutato come un fatto non grave, rispetto all’iter del decreto-legge stesso, la soppressione del comma 7. C’è stato un disorientamento sia riguardo al voto della maggioranza che a quello dell’opposizione, ma le norme previste nel comma abrogato dall’aula sono contenute nell’articolo 17 del decreto legislativo n. 70 del 2003, secondo alcuni, anche in modo più preciso rispetto a quanto definito nel predetto comma 7.
Dunque, non ci sarebbe neanche il problema di modificare il testo in seconda lettura se la maggioranza lo ritenesse opportuno, evitando il ritorno del decreto-legge qui alla Camera, in quanto – lo ripeto – la modifica non ha alcun effetto sul provvedimento, posto che le disposizioni sono già previste nel decreto legislativo n. 70 del 2003.
Salvo i problemi di correzione formale per i riferimenti al comma 7 contenuti nel provvedimento e che segnalo alla Presidenza, ritengo che si possa procedere tranquillamente, senza per altro far tornare il decreto-legge alla Camera.

PRESIDENTE. La ringrazio per le precisazioni che tranquillizzano un po’ tutti.
Passiamo alla votazione dell’emendamento Grignaffini 1.69, su cui vi era un’ipotesi di riformulazione.

GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Signor Presidente, propongo la seguente riformulazione: Sostituire il secondo periodo del comma 8 con il seguente: «8. Alle violazioni di cui al comma 1 si applicano le sanzioni previste dall’articolo 21 del decreto legislativo 9 aprile 2003, 70».

PRESIDENTE. Onorevole Grignaffini accede alla proposta di riformulazione presentata dal relatore?

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, la riformulazione proposta è in linea con il richiamo alla coerenza formale cui ha fatto riferimento prima il sottosegretario Bono. In realtà, seguendo il principio della proporzionalità della sanzione, si cercava di ripristinare le norme contenute nel decreto legislativo n. 70 del 2003, sia per quanto riguarda l’utenza privata sia per i provider. Il Governo accetta e propone come riformulazione solo il riferimento all’utenza domestica. Secondo noi, così si sminuisce la complessità dell’emendamento, ma comunque accettiamo la sua riformulazione.

PRESIDENTE. Salutare la scuola media Nicola Festa di Matera, di cui salutiamo gli insegnanti e gli studenti (Applausi).
Avverto che, a seguito della sua riformulazione, l’emendamento Grignaffini 1.69 sarà posto in votazione dopo l’emendamento Colasio 1.56.
Passiamo alla votazione dell’emendamento Colasio 1.56.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Colasio. Ne ha facoltà.

ANDREA COLASIO. Credo che anche i momenti più convulsi necessitino di alcuni chiarimenti, molto utili per fare chiarezza tra di noi. Mi rivolgo alla relatrice e al sottosegretario: credo che le modalità con cui si sta procedendo non siano ottimali. Il sottosegretario Bono poc’anzi evocava la necessità del coordinamento legislativo. Si renda conto, signor sottosegretario, che questo modo di procedere non risponde a nessuna logica.
Diciamoci la verità: eravamo partiti dall’assunto, con il vostro decreto-legge che bisognava combattere la pirateria cinematografica. A questo punto, siamo assolutamente convinti che la riscrittura dell’articolo 1 abbia modificato sostanzialmente una filosofia sbagliata, che sostanzialmente incrementava la sanzione amministrativa di 1500 euro per il peer to peer e il file sharing.
È evidente, allora, che la risposta non poteva essere quella (comunque, si trattava di una risposta parziale). Ora, ci lascia estremamente perplessi – voglio dirlo con grande chiarezza – il fatto che, se andiamo ad analizzare concretamente l’incidenza della pirateria rispetto all’industria culturale del nostro paese, cogliamo con immediatezza il seguente dato: vi sono 873 milioni di dollari, grosso modo 610 milioni di euro, solo per l’audiovisivo; l’intera industria culturale multimediale è danneggiata per qualcosa come 1200 milioni di euro!
Tuttavia, signor sottosegretario, è la logica della repressione nei confronti degli utilizzatori della rete la risposta adeguata, quando sappiamo che l’incidenza nel settore audiovisivo è pari al 16 per cento? Allora, non era, forse, più corretto – com’è emerso con chiarezza nelle audizioni – impostare un’adeguata politica repressiva nei confronti della pirateria commerciale, quella offline, che, rappresentando una quota significativa, effettivamente danneggia l’industria culturale del nostro paese?
Ebbene, se non altro, come dicevo ieri, siamo riusciti a portare l’attenzione dall’opera cinematografica alle opere dell’ingegno. Questo passaggio mi sembra assolutamente corretto, perché è evidente che la FIMI e l’Associazione italiana editori ed i produttori di software, che rappresentano, comunque, industrie culturali del nostro paese, venivano sostanzialmente ricondotte ad una posizione subordinata e marginale, posto che la sanzione di 1500 euro valeva per l’opera cinematografica ma, paradossalmente, non valeva per un file sharing relativo al prodotto musicale. Abbiamo eliminato almeno quella stortura!
Allora – e mi rivolgo anche alla relatrice -, era così necessario ed urgente intervenire con un decreto-legge o non era meglio, forse, far sì che la VII Commissione vagliasse adeguatamente gli effetti di una normativa di sistema che andava a toccare il seguente interrogativo nodale: come tutelare il diritto d’autore in una società complessa nel tempo di Internet? Probabilmente, non era assolutamente necessario un decreto-legge, che possiamo veramente considerare un «provvedimento-manifesto».
Tengo a segnalare un altro passaggio nodale: nel momento in cui, con la legge n. 45 del 2004, abbiamo novellato l’articolo 132 del decreto legislativo n. 196 del 2003 ed abbiamo escluso l’obbligo per i provider di conservare i file di log del traffico telematico e, anzi, abbiamo imposto l’obbligo della cancellazione, l’esito della vecchia formulazione dell’articolo 1 era molto chiaro. Voglio leggervi, al riguardo, la risposta dell’autorità di polizia postale che avrebbe dovuto effettuare i controlli: in assenza di esplicito dettato normativo che introduca il predetto obbligo a carico dei provider, non è in alcun modo possibile svolgere indagini connesse a reati di tipo informatico.
Allora, a cosa serviva la forzatura? A cosa serviva la sanzione amministrativa? A cosa serviva la gogna mediatica? Signor sottosegretario, la mia sensazione è che, ipotizzando una modifica dell’articolo 174-ter della legge n. 633 del 1941, abbiamo introdotto l’idea che si potessero perseguire taluni comportamenti. In realtà, non siamo in condizione di perseguire alcunché e, quel che è peggio, non abbiamo impostato un’adeguata politica di tutela del diritto d’autore che sia all’altezza delle nuove tecnologie.
Chiudo con un’ultima considerazione. Poiché sono convinto che la logica repressiva nei confronti degli utilizzatori di Internet non sia quella più coerente, dico anche ai soggetti portatori di diritti che, spesso e volentieri, l’incremento dell’accesso e le opportunità offerte dalla rete al consumo di prodotti musicali e cinematografici costituiscono un’opportunità di crescita: non esiste alcuna correlazione tra lo scaricamento di file e la riduzione di scelte positive all’interno del mercato della cultura. Si trattava di affrontare questo punto con maggiore consapevolezza e, soprattutto, non con modalità di tipo evocativo, assolutamente prive di effetti!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.

TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, noi ci asterremo dal voto sull’emendamento Grignaffini 1.69, nel testo riformulato, perché lo consideriamo estremamente …

GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Non siamo all’emendamento riformulato, ma al successivo emendamento Colasio 1.56.

TITTI DE SIMONE. Ci asterremo sull’emendamento Grignaffini 1.69 perché consideriamo la riformulazione proposta dalla relatrice restrittiva rispetto alla normativa prevista dal decreto legislativo n. 70 del 2003.
L’approvazione dei due emendamenti che hanno modificato significativamente l’articolo 1 del provvedimento per noi rappresenta un evento positivo per le ragioni che abbiamo cercato di evidenziare durante il dibattito. Sull’articolo 1 sono state svolte durante l’esame in Commissione una serie di considerazioni che, pur essendo state accolte come un atto per ammorbidire il testo nei suo aspetti più repressivi, complessivamente non ci convincono. Infatti, questo dibattito ha messo in luce l’intenzione di mantenere l’impianto repressivo in merito al controllo dei provider e trasferire competenze, normalmente in capo all’autorità giudiziaria, al Ministero dell’interno, designando un quadro molto pericoloso di stato di polizia nei confronti della libertà e delle garanzie fondamentali degli utenti, del cittadini e della persona.
L’approvazione in quest’aula dell’emendamento 1.101 della Commissione, che ripristina correttamente il ruolo e la funzione dell’autorità giudiziaria, evitando che le sue funzioni vengano trasferite al Ministero degli interni, e dell’emendamento soppressivo del comma 7, Bulgarelli 1.53 per noi rappresenta un atto di grande equilibrio per la certezza del diritto e la tutela dei diritti fondamentali della persona e dei gestori dei servizi della rete. È una forma di riequilibrio fondamentale per cercare di iscrivere questo provvedimento in un quadro di rispetto dei principi costituzionale, oltreché delle normative già vigenti.
Se è vero che il decreto legislativo n. 70 del 2003 sancisce norme molto precise, è altrettanto vero che, così com’era formulato l’articolo 1, venivano messe in discussione le misure di controllo e sanzionatorie previste dal decreto legislativo sopra citato. L’eliminazione di forme vessatorie che trasformavano i provider in veri e propri gendarmi o assistenti della polizia, a nostro avviso, costituisce un atto di civiltà giuridica per la tutela del nostro Stato di diritto.

Per queste ragioni non possiamo esprimere un voto favorevole sull’emendamento riformulato dalla relatrice.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Magnolfi. Ne ha facoltà.

BEATRICE MARIA MAGNOLFI. Signor Presidente, chiedo di sottoscrivere l’emendamento Colasio 1.56 concernente le sanzioni perché uno dei principi cui la legislazione dovrebbe attenersi riguarda proprio la proporzionalità e la ragionevolezza delle sanzioni. Le sanzioni stabilite in questo provvedimento sono talmente differenziate (hanno una forbice alta tra il minimo e il massimo; si va da 103 a 10 mila euro) che è difficile verificare se siano effettivamente ragionevoli e proporzionate.
Guardate, colleghi, chi non pubblica sul proprio sito (anche privato) – così dice il comma 1 – il contrassegno SIAE, di cui appunto parla il comma 1, può pagare da 103 a 10 mila euro. Chi non riesce, per motivi anche tecnici, a rimuovere dai siti che contengono materiale cinematografico abusivo alcuni contenuti, o non può bloccare l’accesso a questi stessi siti da parte dei propri clienti, può pagare fino 250 mila euro. A tutto ciò si aggiunga, colleghi – voglio che questo sia chiaro -, che anche gli utenti non sono immuni da sanzioni. Il ministro Urbani ha rilasciato interviste tranquillizzanti da questo punto di vista, nelle quali ha detto agli utenti che lo scambio personale di files, dopo le modifiche al decreto, è rimasto libero e gratuito; invece il ministro dovrebbe sapere che già la normativa vigente, cioè la legge n. 633, con le successive modificazioni, prevede a carico degli utenti una multa che va da 51 a 2065 euro per chiunque, a qualsiasi scopo, diffonda un’opera altrui senza averne diritto. È colpita in questo modo la cosiddetta pratica dell’upload attraverso lo scambio dei files. Per quanto riguarda invece il download, la normativa vigente – sempre la legge n. 633 e successive modificazioni – prevede una sanzione di 154 euro, più le sanzioni accessorie della confisca del computer e della pubblicazione della notizia del provvedimento su un giornale quotidiano a diffusione nazionale.
Ora, se ci mettiamo dal punto di vista di un giovane utente della rete, uno studente che magari non può permettersi un

cd o di un dvd a certi prezzi – prima o poi dovremo parlare di quanto costano questi strumenti culturali – le sanzioni di cui ho parlato non sono affatto leggere e io ho anche il dubbio che non siano in linea con la recente direttiva europea, di cui ha parlato ieri il sottosegretario, dicendo che nessun Governo l’ha ancora recepita (ma questo è accaduto perché è stata approvata solo in prima lettura; la deve ancora approvare il Consiglio dei ministri europei e, probabilmente, lo farà nel corso del semestre di Presidenza irlandese). Se noi riformuliamo le sanzioni, così come proposto dall’emendamento in questione, facciamo un servizio agli utenti, al ministro, che ha dichiarato una cosa che rischia di essere falsa nonché alla società dell’informazione, che nel nostro paese ha bisogno di essere incoraggiata e non guardata con sospetto o addirittura censurata in questo modo (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L’Ulivo).

PRESIDENTE. Rivolgo a nome di tutti un cordiale saluto a docenti e studenti dell’istituto Cannizzaro e dell’istituto San Giuseppe di Catania, che seguono i nostri lavori dalle tribune. Gli studenti partecipano alla giornata di formazione a Montecitorio. Si tratta, come voi sapete, di un’iniziativa rivolta al mondo della scuola, che offre ai giovani l’opportunità di conoscere la nostra istituzione, cosa sempre interessante (Applausi). Grazie per essere venuti.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Colasio 1.56, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 398
Maggioranza 200
Hanno votato sì 185
Hanno votato no 213).
Prendo atto che l’onorevole Buontempo non è riuscito ad esprimere il proprio voto.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Grignaffini 1.69, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 407
Votanti 399
Astenuti 8
Maggioranza 200
Hanno votato sì 395
Hanno votato no 4).
Passiamo all’emendamento Colasio 3.10.

ANDREA COLASIO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANDREA COLASIO. Signor Presidente, intervengo solo per comunicare che, in considerazione di una riformulazione e del recepimento, sia dal parte del Governo sia del relatore, di questo emendamento che, di fatto, pone le competenti Commissioni parlamentari nelle condizioni di avere un resoconto analitico e rigoroso sulle politiche dei beni culturali e dello spettacolo della Arcus, ritiro il mio emendamento.

PRESIDENTE. Ne prendo atto, onorevole Colasio.

PRESIDENTE. Passiamo all’emendamento 3.100 della Commissione
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 3.100 della Commissione, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 412
Votanti 411
Astenuti 1
Maggioranza 206
Hanno votato sì 408
Hanno votato no 3).
Passiamo all’emendamento Osvaldo Napoli 4.1.
Chiedo al presentatore se acceda all’invito al ritiro formulato dal relatore.

OSVALDO NAPOLI. Signor Presidente, ritiro il mio emendamento 4.1, poiché la Commissione ha deciso di presentare un nuovo emendamento sostitutivo dello stesso.

PRESIDENTE. Ne prendo atto, onorevole Osvaldo Napoli.

GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Intervengo per spiegare i motivi per cui la Commissione ha deciso di presentare l’emendamento 4.101. La Commissione aveva declinato l’invito di supportare economicamente alcune istituzioni importantissime. Avevamo deciso di non depauperare la cifra importante reperita per sanare la situazione deficitaria della produzione cinematografica. Si era deciso di non addivenire alle richieste anche di istituti culturali importantissimi.
In questo caso, invece, si è deciso di dire di sì, perché l’onere finanziario recato dall’emendamento è interamente a carico dello stato di previsione del Ministero dell’economia. Questo è il motivo per cui la maggioranza della Commissione, recependo tale istanza, ha deciso di presentare l’emendamento in questione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Grignaffini. Ne ha facoltà.

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, intervengo per dire che il gruppo dei democratici di sinistra è contrario a questo emendamento, proposto – a maggioranza – dalla Commissione, per motivi di metodo oltre che di merito. Si tratta, infatti, dell’unico emendamento incongruo, che tratta una materia del tutto estranea all’oggetto del provvedimento dichiarato, a differenza di altri emendamenti che pure concernevano materie molto più vicine alla filosofia complessiva del provvedimento.
Inoltre, applicando un principio di responsabilità individuale dei singoli gruppi, abbiamo svolto un’opera di contenimento delle varie opzioni presentate da parte di ciascuno dei deputati delle Commissioni rispetto a provvedimenti che comportavano spese finanziarie molto più importanti di queste. Esse riguardavano, per esempio, il teatro dell’opera di Roma o la possibilità di istituire una fondazione Colletti ed una fondazione Giorgio Gaber (quest’ultima finalizzata al recupero della tradizione della musica leggera italiana).
Sarebbero state materie molto più attinenti rispetto a quelle trattate da questo provvedimento. Lo abbiamo fatto per rispettare un principio di buona legislazione che fa sì che il provvedimento in esame si occupi di principi generali, di una filosofia complessiva, riguardante anche il settore dello spettacolo oltre che Internet, che ha trovato, non a caso, il consenso della Commissione.
È pur vero che l’emendamento della Commissione ha riformulato in modo migliore quello precedente, in cui si proponeva di prelevare risorse dalla ricerca e dai beni culturali per finanziare il cinquantenario della conquista del K2, scelta che a noi è sembrata immonda, stante le difficoltà in cui versano il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e quello dei beni e delle attività culturali .
È vero che adesso la copertura è interamente legata a un fondo speciale del Ministero dell’economia e delle finanze, ma tale emendamento ci sembra incongruo dal punto di vista del merito, poiché esso, in un periodo in cui stanno soffrendo tutti i comparti dei beni culturali, dello spettacolo, del cinema e del teatro, reperisce risorse per finanziare le attività celebrative inerenti il cinquantenario della conquista del K2 (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L’Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Colasio. Ne ha facoltà.

ANDREA COLASIO. Signor Presidente, eravamo partiti con la tutela dell’opera cinematografica e siamo arrivati al K2, il che denota che per la cinematografia italiana la strada è molto in salita (Si ride)!
Al di là di ciò, credo sia necessario fare una riflessione. Avevamo convenuto su una modalità contenutistica del decreto-legge che ne garantisse la coerenza interna: è evidente che la flessibilità impone che vi sia la regola e la sua eccezione.
Sottovalutare il fatto importante del cinquantesimo anniversario della conquista italiana del K2 forse sarebbe sbagliato. Tuttavia, vorrei stigmatizzare come, con grande senso di responsabilità, in Commissione si sia proceduto ad eliminare alcuni emendamenti. Mi riferisco a quelli concernenti il teatro dell’opera di Roma ed altre prestigiose istituzioni culturali che sicuramente erano non meno meritorie di intervento.
Colgo, inoltre, l’occasione per rivolgermi al sottosegretario Bono: poiché proprio oggi si svolgeranno audizioni concernenti la proposta di legge che ricorda l’ottantesimo anniversario del delitto di Giacomo Matteotti, credo sarebbe importante che vi fosse una maggiore attenzione non solo al cinquantenario della conquista del K2, ma anche a quegli avvenimenti che sono così significativi nella storia e nella politica italiana.
Ricordo al sottosegretario che vi era un impegno preciso a proseguire l’iter della proposta di legge che ricorda l’ottantesimo anniversario della morte di Giacomo Matteotti e mi auguro che vi sia estrema attenzione anche su questi aspetti normativi.
Per quanto concerne il nostro gruppo, riteniamo che, pur a fronte della consapevolezza del carattere incongruo di questo emendamento, preso atto positivamente comunque che non incide su risorse di bilancio che attengono al Ministero dei beni e delle attività culturali, come gruppo della Margherita, DL-L’Ulivo, esprimeremo un voto di astensione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l’onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.

LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, quando questa mattina ho letto in modo compiuto l’emendamento 4.101 della Commissione, ho avuto parecchie perplessità. Insieme a tanti altri colleghi, sia deputati sia senatori, faccio parte dell’Associazione interparlamentare amici della montagna. Noi di questa proposta non sapevamo assolutamente nulla, sebbene ci troviamo ogni settimana, a discutere di queste materie ed abbiamo partecipato alla fase iniziale dei festeggiamenti per il cinquantenario della conquista del K2, che tra l’altro si è tenuta proprio all’interno di questa Camera con la partecipazione del Presidente della Camera.
Sappiamo che uno degli enti o l’ente promotore per quanto riguarda l’Italia ha come presidente onorario il ministro delle politiche agricole e forestali Alemanno e questa mattina apprendiamo la possibilità di un finanziamento di queste celebrazioni per un ammontare di 450 mila euro. Tra l’altro, tali risorse vengono elargite tramite un comitato composto da tre persone, di cui una nominata dal presidente onorario.

PRESIDENTE. Onorevole Olivieri, dovrebbe giungere alle conclusioni!

LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, ritengo che la questione sia importante e che vada affrontata nelle sedi più appropriate. È opportuno che i colleghi siano resi edotti di ciò che stanno facendo, sapendo quali sono gli enti organizzatori, il programma delle manifestazioni e in che modo vengono destinati questi 450 mila euro. Non sono contrario in linea di principio, ma nell’attuale situazione di difficoltà finanziaria non penso si possa scialacquare a destra o a sinistra!

PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante, a che titolo intende intervenire?

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, desidero fare un richiamo al regolamento; tuttavia, credo che debba intervenire prima il Governo.

PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante, credevo di presiedere io (Si ride)! Ma non si sa mai: in questo paese, come disse Eraclito, panta rei!

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel corso dell’esame del precedente emendamento, il Governo si era rimesso perché nutriva le medesime perplessità che sono state enunciate dal relatore, soprattutto sotto il profilo della copertura. Avendo la Commissione modificato la previsione relativa alla copertura, il Governo, modificando la posizione precedente, esprime un parere favorevole.
Aggiungo, rivolgendomi a quanti hanno espresso legittime posizioni di contrarietà, che a nostro avviso un popolo ha non solo il diritto, ma anche il dovere, di celebrare in maniera dignitosa fatti che, recando prestigio al paese, arricchiscono il nostro patrimonio nazionale. La conquista del K2 non è un evento che avviene tutti i giorni: si tratta del cinquantenario! Questa è la valutazione di merito del Governo, il quale ritiene che debba essere opportunamente celebrato il ricordo di quell’esperienza, che determinò nel mondo grande ammirazione nei confronti del nostro paese.

PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante, lei aveva chiesto di parlare per un richiamo al regolamento. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio precedente intervento non atteneva alla materia in esame, bensì era per segnalare l’intenzione di svolgere un richiamo al regolamento; per questa ragione, ritenevo fosse corretto che il Governo completasse il suo intervento su questo emendamento.
Il problema che io intendo porre non riguarda la materia sulla quale già si sono espressi i colleghi Grignaffini ed Olivieri, ma investe la Presidenza della Camera, e, precisamente, l’interpretazione dell’articolo 96-bis, comma 7, del regolamento. Questo articolo prevede che il Presidente dichiari inammissibili gli emendamenti e gli articoli aggiuntivi che non siano strettamente attinenti alla materia oggetto di un decreto-legge. Abbiamo di fronte un decreto-legge che, all’articolo 4, reca un principio di carattere generale, stanziando 31 milioni di euro per il 2004, 16 milioni per il 2005 e 25 milioni di euro per il 2006 per interventi nel settore dei beni e delle attività culturali e dello sport. La Presidenza ha dichiarato ammissibile un emendamento che riguarda il K2!

GUGLIELMO ROSITANI. È sport!

PIERO RUZZANTE. Sulla base dello stesso identico principio, avremmo potuto presentare centinaia e centinaia di emendamenti sull’intera materia attinente ai beni e alle attività culturali, nonché alle attività sportive.
Non sono solito muovere rilievi circa le valutazioni della Presidenza, ma è evidente che la dichiarazione di ammissibilità dell’emendamento in questione consentirà a tutti i deputati di maggioranza o di opposizione, su tutti i decreti-legge che esamineremo fino alla fine della legislatura, di presentare emendamenti, richiamando il precedente relativo al K2. Ciò renderà molto più difficile per la Presidenza esercitare il vaglio di ammissibilità secondo il dettato dell’articolo 96-bis, comma 7.
Dico questo perché riteniamo che tale scelta della Presidenza costituisca precedente. A nostro avviso, la proposta emendativa doveva essere dichiarata inammissibile ma, ovviamente, non eccepiamo il giudizio della Presidenza. Vorremmo semplicemente che costituisse precedente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Sterpa. Ne ha facoltà.

EGIDIO STERPA. Signor Presidente, sono abituato a dire quello che penso ed a comportarmi di conseguenza. L’emendamento in esame non mi piace: la spesa di 450 mila euro per la celebrazione del cinquantenario della conquista del K2 non mi pare francamente giusta. Avrei potuto astenermi o non votare senza dichiararlo, ma voglio farlo perché non mi nascondo dietro un dito. Mi asterrò sull’emendamento in esame per non votare contro, dato che faccio parte della maggioranza con molta lealtà.

OSVALDO NAPOLI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

OSVALDO NAPOLI. Signor Presidente, ho ascoltato gli interventi dei colleghi del centrosinistra. Molto spesso da parte loro sento richiamare in quest’aula la storia e la cultura di questo paese. Credo che la scalata del K2 – è avvenuta quando ero giovane, ma la ricordo molto bene – faccia ormai parte integrante della storia e della cultura del nostro paese. Gli amici della montagna conoscono bene l’importanza di tale avvenimento e sanno cosa significhi mandare un forte segnale di considerazione per la montagna a livello internazionale.
Faccio l’amministratore pubblico da tanti anni, quindi per me ogni cifra è importante, 100 mila lire come 10 miliardi.
Tuttavia, un’ampia discussione in quest’aula per 900 milioni di vecchie lire mi sembra veramente irrispettosa, data l’importanza dell’avvenimento. Vorrei altresì ricordare ad alcuni colleghi che certamente vi è un ministro come presidente onorario, ma un altro presidente onorario di tale manifestazione è il Presidente della Repubblica. Credo che almeno sia necessario rispetto nei suoi confronti (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vorrei rispondere al collega Ruzzante.
Anzitutto, in Commissione è stato presentato, e dichiarato ammissibile, un emendamento di contenuto analogo a quello in esame. Peraltro, un emendamento sullo stesso tema è stato presentato anche dall’onorevole Carli. Quindi, si tratta di una proposta emendativa ritenuta ammissibile dalla Presidenza. L’articolo 4 è rubricato «Interventi nei settori dei beni e delle attività culturali e dello sport». Si tratta, dunque, di un motivo di «continenza»: nel più – come è noto – è compreso il meno. La Presidenza non poteva non ritenere che l’emendamento in esame rientrasse nell’ambito della generalità dei problemi connessi all’esercizio dell’attività culturale e sportiva.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l’onorevole Realacci. Ne ha facoltà.

ERMETE REALACCI. Signor Presidente, voglio soltanto ribadire che siamo di fronte ad un’evidente contraddizione tra il consenso generale esistente rispetto alla memoria di un’impresa importante come la scalata del K2 e l’incongruità del collocamento di tale finanziamento. È chiaro che sul tema in questione vi sarebbe l’unanimità dei consensi, ma l’operazione compiuta in questa sede è discutibile sul terreno istituzionale. Per tale motivo, confermo il voto di astensione.

PRESIDENTE. Rispetto la sua opinione, onorevole Realacci, ma le faccio presente che l’incongruità da lei segnalata non sussiste. Essendo stato infatti dichiarato ammissibile in Commissione anche un emendamento di contenuto analogo a quello in esame, siamo in presenza di una decisione assunta dalla presidenza della Commissione medesima che non è censurabile da parte della Presidenza dell’Assembela. La proposta emendativa, infatti, non si colloca al di fuori del contesto normativo di riferimento e non introduce una questione nuova, bensì inserisce nel provvedimento un fatto, sul merito del quale si potrà anche svolgere una discussione – lei non ne fa, a ragione -, sul piano della qualità e del valore dell’iniziativa a suo tempo assunta da Ardito Desio, che per primo ha messo il piede sul K2.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 4.101 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 414
Votanti 358
Astenuti 56
Maggioranza 180
Hanno votato sì 215
Hanno votato no 143).
Poiché il disegno di legge consiste in un articolo unico, si procederà direttamente alla votazione finale.

 

 

(Esame degli ordini del giorno – A.C. 4833)
PRESIDENTE. Passiamo all’esame degli ordini del giorno presentati (vedi l’allegato A – A.C. 4833 sezione 5).

Qual è il parere del Governo sull’ordine del giorno presentati?

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Il Governo accoglie come raccomandazione l’ordine del giorno Carlucci n. 9/4833/1 (dello stesso tenore dell’ordine del giorno Colasio n. 9/4833/8), a condizione che il dispositivo sia riformulato nel senso di inserire, dopo le parole: «ad adottare», le seguenti: «compatibilmente alla normativa UE e agli indirizzi nazionali in materia di albi professionali».
Per quanto riguarda l’ordine del giorno Rositani n. 9/4833/2, il Governo lo accoglie come raccomandazione, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel senso di impegnare il Governo «ad intervenire presso il gruppo pubblico cinematografico affinché l’Istituto Luce sia dotato delle risorse necessarie al pieno soddisfacimento dei suoi compiti istituzionali».
Il Governo non accetta il primo capoverso del dispositivo dell’ordine del giorno Chiaromonte n. 9/4833/3, in quanto esiste già una normativa di riferimento; pertanto, l’accoglimento di tale capoverso contrasterebbe con la normativa attualmente esistente. Il Governo accoglie invece come raccomandazione i restanti capoversi (secondo e terzo) del dispositivo dello stesso ordine del giorno.
Per quanto riguarda l’ordine del giorno Grignaffini n. 9/4833/4, il Governo non accetta il primo capoverso del dispositivo, in quanto già esiste la consulta territoriale di cui all’articolo 4 del decreto legislativo n. 28 del 2004; quindi, non si capisce quale altro organismo dovrebbe seguire la concertazione con gli enti locali. Il Governo accoglie invece come raccomandazione i restanti capoversi (secondo, terzo e quarto) del dispositivo dello stesso ordine del giorno.
Il Governo, inoltre, accetta l’ordine del giorno Carli n. 9/4833/5, mentre accoglie come raccomandazione l’ordine del giorno Giulietti n. 9/4833/6, a condizione che, nel dispositivo, dopo la parola «normative», siano inserite le seguenti: «compatibilmente con la normativa UE e le politiche tributarie nazionali».
Il Governo accoglie come raccomandazione gli ordini del giorno Bimbi n. 9/4833/7 e Colasio n. 9/4833/8, quest’ultimo a condizione che venga riformulato nel senso precedentemente espresso; accetta l’ordine del giorno Amato n. 9/4833/9 e accoglie come raccomandazione l’ordine del giorno Deodato n. 9/4833/10, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel senso di premettere le parole: « a valutare l’opportunità di (…)». Il Governo non accetta l’ordine del giorno Di Teodoro n. 9/4833/11, mentre accoglie come raccomandazione gli ordini del giorno Emerenzio Barbieri n. 9/4833/12, Antonio Leone n. 9/4833/13 ed Antonio Pepe n. 9/4833/14. Il Governo, infine, accetta l’ordine del giorno Adornato n. 9/4833/15 (nuova formulazione). Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare il presidente Adornato, in quanto il suo ordine del giorno, risolve un problema sorto nel corso dell’esame del provvedimento.
Infine, vorrei che risultasse agli atti che il comma 4 dell’articolo 1 del decreto-legge, in base alla proposta avanzata dal Governo in ordine alla riformulazione dell’articolo da parte della Commissione, avrebbe dovuto essere del seguente tenore: «Il Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell’interno raccoglie le segnalazioni provenienti dagli organi di polizia giudiziaria competenti per la prevenzione e la repressione delle violazioni commesse per via telematica, di cui al presente decreto, assicurando il raccordo con le amministrazioni interessate».

PRESIDENTE. Il contenuto della riformulazione esplicitata dal rappresentante del Governo è stato, come risulta dal resoconto stenografico, espressamente enunciato nel corso della seduta di ieri sia dal sottosegretario Bono sia dalla relatrice. Prendo, comunque, atto della sua precisazione, che ovviamente verrà riportata nel resoconto stenografico della seduta odierna.
Onorevole Carlucci, accetta la riformulazione del suo ordine del giorno n. 9/4833/1, accolto come raccomandazione dal Governo?

GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Sì, signor Presidente, e non insisto per la votazione.

PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori dell’ordine del giorno Rositani n. 9/4833/2, accolto come raccomandazione dal Governo, accettano la riformulazione proposta dallo stesso e non insistono per la votazione. Prendo, altresì, atto che i presentatori degli ordini del giorno Chiaromonte n. 9/4833/3, per la parte accolta come raccomandazione dal Governo, Grignaffini n. 9/4833/4, per la parte accolta come raccomandazione dal Governo, e Carli n. 9/4833/5, accettato dal Governo, non insistono per la votazione.
Chiedo ai presentatori dell’ordine del giorno Giulietti n. 9/4833/6 se accettano la riformulazione del loro ordine del giorno, accolto come raccomandazione dal Governo.

GIUSEPPE GIULIETTI. Sì, signor Presidente, e non insistiamo per la votazione.

PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Bimbi n. 9/4833/7, accolto come raccomandazione dal Governo, e Amato n. 9/4833/9, accettato dal Governo, non insistono per la votazione e che i presentatori degli ordini del giorno Colasio n. 9/4833/8 e Deodato n. 9/4833/10, accolti come raccomandazione dal Governo, accettano la riformulazione proposta dallo stesso e non insistono per la votazione.
Prendo, altresì, atto che i presentatori degli ordini del giorno Di Teodoro n. 9/4833/11, non accettato dal Governo, Emerenzio Barbieri n. 9/4833/12, Antonio Leone n. 9/4833/13, Antonio Pepe n. 9/4833/14, accolti dal Governo come raccomandazione, e Adornato n. 9/4833/15, accettato dal Governo, non insistono per la votazione.
È così esaurita la trattazione degli ordini del giorno presentati.
(Dichiarazioni di voto finale – A.C. 4833)
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Emerenzio Barbieri. Ne ha facoltà.

EMERENZIO BARBIERI. Signor Presidente, il provvedimento in esame riveste un’importanza notevole. Con il medesimo, onorevoli colleghi, si rifinanzia il cinema e l’anti pirateria telematica, che sono i punti principali del decreto-legge, originato dalla necessità di far fronte, con interventi finanziari urgenti e straordinari, ad un momento delicato di transizione tra la vecchia legge, che disciplina il settore del cinema, e la nuova.
Abbiamo assistito in questi anni ad un dispendio di risorse per finanziare la cinematografia italiana. L’80 per cento dei film finanziati non raggiungeva i 500 spettatori ed in queste circostanze anche i produttori erano disincentivati a distribuire i film.
Questo a fronte di un 10-15 per cento di film di qualità che ci hanno dato grande soddisfazione e attraverso i quali abbiamo visto nascere nuovi protagonisti.
In sei anni, in rapporto alle uscite, attorno ai 1.200 miliardi di vecchie lire, le entrate erano di 450 miliardi, come ha ripetutamente ed opportunamente sottolineato il ministro Urbani. Oggi, oltretutto, si integrano i fondi destinati alle attività cinematografiche gestite dalla Banca nazionale del lavoro che, da 600 milioni di euro, erano scesi a meno di 80 milioni di euro in soli sette anni.
Per quanto riguarda la pirateria telematica, si è voluto intervenire con misure di contrasto – sanzioni amministrative, ma anche sanzioni penali – che potranno essere applicate anche ad altri settori, come ad esempio la musica. La pirateria telematica, infatti, sta mettendo in crisi il diritto d’autore e la proprietà intellettuale, dando un colpo mortale al cinema e alla cultura. Dopo aver sferrato un duro colpo all’industria della musica, oggi la pirateria sta distruggendo l’industria del cinema: dalla rete si scarica tutto, compresi i film appena usciti ad Hollywood ed immessi sulla rete da un DVD contraffatto.
Gli Stati Uniti sono corsi ai ripari, reagendo drasticamente e radicalmente e, negli ultimi sei mesi, sono state emesse più di un milione di sentenze – come ha ripetutamente affermato in Commissione la relatrice, onorevole Carlucci – contro gli utenti pirati del web.
In Italia, se non si intervenisse come stiamo facendo, non solo si metterebbe da subito in crisi la nuova legge sul cinema, ma si comprometterebbe tutta l’industria dell’audiovisivo, incluse RAI, Mediaset e Sky. Si tratta anche di proteggere i diritti, affinché non siano utilizzati indiscriminatamente ed illegalmente e di difendere nonché i minori. Si vuole scongiurare l’innesco di un circolo vizioso che, partendo dalla pirateria, blocchi le risorse e quindi la produzione e la creazione artistica.
Non entrerò nel merito delle altre disposizioni contenute nel decreto-legge. In conclusione, preannuncio, a nome del gruppo dell’UDC, il voto favorevole sul presente provvedimento, in quanto siamo a favore del cinema, della cultura, del diritto d’autore, della proprietà intellettuale e siamo disponibili sin d’ora ad aprire un tavolo di discussione con tutti i soggetti interessati (politici, rete, industria dell’hardware e industrie dei contenuti), per trovare una soluzione nell’interesse generale della cultura che accontenti gli operatori e gli utenti (Applausi dei deputati dei gruppi dell’Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, di Forza Italia e di deputati della Margherita, DL-L’Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Colasio. Ne ha facoltà.

ANDREA COLASIO. Signor Presidente, poiché ho motivo di ritenere che il dibattito molto approfondito, sia in Commissione sia in aula, abbia esplicitato chiaramente la posizione del gruppo della Margherita, la mia dichiarazione di voto sarà particolarmente sintetica.
Tuttavia, non posso esimermi dal sottolineare alcuni aspetti di criticità di questo provvedimento. Innanzitutto, pongo un primo interrogativo: era proprio necessario ricorrere ad un decreto-legge per fornire risposte ad un problema strategico per le politiche culturali e l’industria culturale del nostro paese? Francamente, ritengo di no. Ciò anche perché le modalità della risposta non possono non suscitare dubbi e perplessità.
Il ministro Urbani, in conferenze stampa successive all’emanazione del decreto, ha reiteratamente dichiarato che, attraverso questo provvedimento, si sarebbero fornite risposte esaurienti e complete al problema dell’industria cinematografica del nostro paese. Ma, francamente, non vedo come e perché; la risposta è del tutto inadeguata ed ha suscitato, giustamente, le proteste degli Internet provider del nostro paese a causa delle modalità assolutamente estemporanee. È evidente che la precedente formulazione dell’articolo 1 suscitava, da un lato, non pochi dubbi di costituzionalità, ma soprattutto imponeva agli internet provider delle funzioni improprie; introduceva surrettiziamente il principio della responsabilità oggettiva e una discriminazione tra le pene previste per chi, con le tecniche di file sharing o del peer to peer, scarica audiovisivi, colpendolo con una sanzione amministrativa di 1.500 euro, e chi invece scarica prodotti musicali. Creava, insomma, una difformità sanzionatoria che giustamente aveva sollevato problemi, sia per quanto riguarda il mercato dei prodotti audiovisivi, sia soprattutto per quelle categorie che rappresentano altri settori, non meno significativi, della nostra industria culturale. Mi riferisco alla FIMI e penso all’AIE, che giustamente avevano ribadito l’anomalia a seguito della norma sulla la violazione del diritto d’autore, che discriminava i titolari di un diritto connesso al settore musicale e all’editoria libraria, con quelli di un analogo diritto relativo all’industria cinematografica.
Grazie al nostro impegno, e grazie anche al positivo rapporto che si è stabilito in Commissione con la relatrice e con il Governo, siamo riusciti a riscrivere radicalmente l’articolo 1, espungendo dal testo tutti quegli aspetti di dubbia costituzionalità, ma soprattutto – e ciò va detto con grande chiarezza – di dubbia efficacia rispetto agli obiettivi, per due differenti ragioni. Innanzitutto, vi erano perplessità sulla possibilità reale di perseguire il reato. Come ricordavo poc’anzi, è evidente che, nel momento in cui si impone ai provider di cancellare i file di log relativi alla tracciabilità e, conseguentemente, i dati relativi al traffico telematico, si rende impossibile l’applicazione dell’articolo 1 come nella stesura originaria. Soprattutto però mi sta a cuore sottolineare un altro aspetto: così come concepita, la tutela dell’opera cinematografica era solo evocata, ma non certo perseguita. Se noi oggi pensiamo alla struttura dei ricavi di un prodotto cinematografico nel nostro paese possiamo dire che grosso modo si divide secondo le seguenti quote: 10 per cento ricavato dalle vendite sul mercato internazionale, 20 per cento dalle sale cinematografiche, 20 per cento dalle vendite di DVD e audiocassette. Il restante 50 per cento proviene dalla vendita dei diritti televisivi. Ebbene, avete sostenuto che con questo decreto-legge volevate dare una risposta alla situazione critica del nostro cinema; ma allora vi chiedo per quale motivo – e lo sottolineo con forza – non avete approvato l’unico emendamento che recepiva completamento l’indicazione dell’industria cinematografica italiana. Mi riferisco all’emendamento che imponeva al monopolista di turno, nella fattispecie Sky TV, di intervenire con un impegno forte a sostegno dell’industria cinematografica italiana.
Con il nostro emendamento, come gruppo della Margherita, DL-L’Ulivo, che riprende un passaggio che riteniamo fondamentale nella nostra proposta di legge-quadro per la tutela e lo sviluppo del sistema cinematografico italiano, avevamo sostenuto la necessità, così come si fece con la legge n. 122 del 1998, di imporre a Sky lo stanziamento del 10 per cento delle risorse ricavate dagli abbonamenti a favore della nostra industria cinematografica. Se è vero, com’è vero, che per sostenere l’industria dei film bisogna contrastare la pirateria, è non meno vero, lo ricordo al sottosegretario e ai colleghi, che solo il 16 per cento del danno prodotto all’industria cinematografica italiana deriva da operazioni di file sharing. La quota restante, maggioritaria, è provocata dalle normali procedure criminali con cui si produce pirateria commerciale tradizionale, purtroppo – va aggiunto per chiarezza – con precisa localizzazione territoriale. È in questo settore che bisogna intervenire con un’opera di contrasto alla tradizionale pirateria commerciale e soprattutto rilanciare la nostra industria cinematografica, creando un rapporto virtuoso e più dinamico tra l’industria del cinema e l’industria televisiva.
Ciò è mancato. Onorevole Rositani, occorre prendere atto della necessità non soltanto di contrastare la pirateria, ma anche di rendere il nostro sistema più dinamico. Chiedo di conoscere le motivazioni per le quali non avete accettato un emendamento che avrebbe rappresentato un fattore di potenziale sviluppo del nostro sistema-cinema.
Prendo atto con soddisfazione dell’accoglimento come raccomandazione – non ho motivo di dubitare che l’impegno sarà onorato – dell’ordine del giorno Bimbi n. 9/4833/7 con il quale si chiede che siano recuperate le risorse del lotto, pari a 180 miliardi, momentaneamente sottratte alle politiche di tutela e di valorizzazione del nostro patrimonio culturale, di cui alla legge n. 662 la 1996. Tale sottrazione di risorse costituisce, a mio avviso, un intervento estemporaneo.
Onorevole sottosegretario, non sono mai state fornite indicazioni chiare circa le giacenze presso la BNL: il fatto che il Governo, in documenti pressoché simultanei, abbia fornito dati che vanno da 160 a 360 miliardi, non evidenzia certo un attento monitoraggio delle risorse.
Quanto al collega Rositani, che ha evocato l’esigenza di una moralizzazione, è opportuno iniziare con la riduzione degli stipendi di Mediaport, valutando, ad esempio, lo stipendio del presidente di 300 mila euro, a fronte di un fatturato di 11 milioni di euro: chiedo al riguardo una risposta sia all’onorevole Rositani sia al sottosegretario.
Un altro aspetto problematico del provvedimento in esame è costituito dalle norme relative alla società Arcus. Ringrazio il sottosegretario che ha intelligentemente recepito tali norme, volte a creare un rapporto proficuo e virtuoso, consentendo alle competenti commissioni di venire a conoscenza delle modalità allocative delle risorse, dei progetti e delle linee strategiche di intervento. Tuttavia, il Parlamento non è ancora nelle condizioni di conoscere l’esatta quantificazione delle risorse, che varia da 100 a 1.500 milioni di euro. Siamo confortati dalla recente pronuncia del Consiglio di Stato e auspichiamo che venga assunto l’indirizzo strategico da essa indicato.
Concludo, osservando che il provvedimento in esame è nato male ed è nato in fretta, definendo un solo obiettivo specifico costituito dalla tutela dell’opera cinematografica. Siamo riusciti a migliorarlo e a dargli un senso compiuto, estendendo la tutela del diritto d’autore alle opere dell’ingegno nel loro complesso.
Ritengo si sia trattato di un risultato politicamente e culturalmente importante: va infatti affermato con chiarezza che la pirateria rappresenta un fattore lesivo delle potenzialità di sviluppo delle industrie culturali. Il nostro apporto si è prefisso l’obiettivo di conseguire un bilanciamento intelligente, poiché se, da una parte, vi è l’esigenza di un’adeguata tutela del diritto d’autore e dei diritti connessi nell’epoca di Internet, dall’altra è necessario procedere con maggiore attenzione alla tutela della privacy e al rispetto dell’articolo 15 della Costituzione, nella consapevolezza dell’inutilità di una politica repressiva per quanto concerne le nuove possibilità di accesso alla cultura garantite da Internet. Al contrario, è necessaria una forte politica educativa, nonché, soprattutto, un tavolo di concertazione tra gli Internet provider, i prestatori di servizi della società dell’informazione e gruppi di interesse che sono portatori di diritti d’autore della nostra industria culturale (l’AIE, la SIAE, la FIMI, i fornitori di software, e via dicendo).
Ciò è mancato, onorevole sottosegretario: è emerso con chiarezza dalle audizioni che il provvedimento in esame è stato adottato in assoluta solitudine.
È un provvedimento per molti aspetti inefficace; tuttavia, in considerazione delle notevoli migliorie apportate grazie anche al nostro contributo, il gruppo della Margherita si asterrà dalla votazione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.

TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, il mio gruppo voterà contro questo provvedimento per ragioni di merito molto precise, pur riconoscendo al Governo – nella persona del sottosegretario Bono – e alla relatrice Carlucci una grande disponibilità al confronto, dimostrata anche nel corso di questo dibattito parlamentare. Tuttavia, ci rallegriamo per le modifiche sostanziali apportate all’articolo 1, il motore vero e proprio di questo provvedimento. In particolare, mi riferisco a quelle proposte emendative approvate che hanno riequilibrato la situazione sul piano della certezza del diritto e del rispetto dei principi costituzionali, messi pesantemente in discussione dai commi 6 e 7 dell’articolo 1. Nello specifico, mi riferisco all’obbligo di denuncia rivolto ai provider – che, in tal caso, sarebbero divenuti dei veri e propri gendarmi (assistenti autorizzati dalla polizia) nei confronti della loro utenza – e alla previsione di trasferire compiti inerenti l’autorità giudiziaria in capo al Ministero degli interni per quanto riguarda le misure sanzionatorie.
Si tratta di due questioni non irrilevanti facenti parte di un impianto che consideriamo ancora repressivo, nonostante le modifiche apportate in Commissione.
La logica che ha originato tale impianto è considerata del tutto inadeguata, non solo da noi – come sa il sottosegretario Bono -, ma anche da tanti operatori del settore, dal popolo della rete e anche da alcune major che a nostro avviso – sia per quanto riguarda il settore cinematografico, sia per quanto riguarda il settore della musica – hanno finora perseguito, in modo miope, una politica repressiva, portando avanti una concezione monopolistica della proprietà intellettuale, dell’opera dell’ingegno.
Nei riguardi di questa materia oggi ci si deve aprire ad un confronto non semplice – e, sicuramente, non neutro -, al fine di trovare un nuovo equilibrio fra due fondamentali esigenze: il riconoscimento di diritti che riguardano la produzione intellettuale e culturale, le opere dell’ingegno, il diritto d’autore e il riconoscimento della più vasta e basilare questione che attiene ai diritti e alle libertà individuali delle persone in ordine all’accesso alla cultura, alla fruizione, alla produzione e alla circolazione libera della conoscenza.
Ciò è importante soprattutto in un’era, come quella che viviamo, caratterizzata dalle nuove tecnologie, dall’avvento del digitale, dalla rete e dalle grandi possibilità che essa rappresenta, anche se, purtroppo, soltanto a favore della nostra società occidentale. Internet, infatti, è ancora oggi un fenomeno comunque circoscritto al nord del mondo, e le sue potenzialità di pluralismo culturale, di comunicazione e di scambio sono disponibili solamente per una parte limitata del pianeta.
Tuttavia, elementi così complessi mettono oggi radicalmente in discussione le politiche volte a contrastare il fenomeno della pirateria, che ritengo sicuramente negativo, ma che vengono spesso utilizzate, in maniera strumentale, dalle major e dalle multinazionali per difendere interessi privatistici che attengono alla proprietà intellettuale ed ai fenomeni del mercato. Pertanto, pur riconoscendo che sono state apportate modifiche importanti all’articolo 1 decreto-legge in esame, rimaniamo comunque perplessi su alcuni suoi aspetti.
In particolare, nutriamo alcuni dubbi riguardo ad una formulazione, a nostro avviso poco cogente e precisa, e dunque anche un po’ ambigua e sfuggente, introdotta con la sostituzione delle parole «a fini di lucro» con quelle, più generiche, «per trarne profitto» al comma 1 dell’articolo 171-ter della legge 22 aprile 1941, n. 633, disposta dal comma 2 dell’articolo 1 del decreto-legge in esame. Mi riferisco, in altre parole, all’applicazione delle sanzioni nei confronti dei soggetti che agiscono illecitamente: a mio avviso, infatti, tale norma rischia di essere applicata in maniera poco precisa ed attenta nei confronti del fenomeno della pirateria.
Allo stesso tempo, le nostre perplessità permangono proprio perché riteniamo che, restando nell’ambito di questi parametri culturali nell’approccio a tale materia, sussista un’impossibilità effettiva di legiferare in maniera realmente efficace. A nostro avviso, infatti, non è possibile mantenere un’impostazione repressiva e, al contempo, monopolistica. Basti pensare, ad esempio, che l’applicazione della normativa in esame sarà resa poco efficace dal fatto che, comunque, sarà sufficiente utilizzare provider di paesi dotati di una legislazione permissiva perché attraverso Internet, come è ovvio, si perda qualsiasi efficacia territoriale della normativa in oggetto.
Dunque, l’approccio con cui si intende combattere, ancora oggi, il fenomeno della pirateria audiovisiva e cinematografica dal punto di vista giuridico, adottando una visione ultraprotezionista del copyright, rischia comunque di riprodurre, in modo miope, i meccanismi che già adesso i grandi interessi della pirateria hanno la possibilità di eludere, in modo molto più semplice ed efficace di quanto oggi possiamo immaginare.
Ciò è tanto vero che, nonostante le lobby degli editori e dei distributori stiano conducendo, a livello internazionale, una campagna per colpire coloro che «scaricano» materiale protetto da copyright (al riguardo, conosciamo anche numerose sentenze emesse in questi anni su tale materia), più saggiamente numerosi paesi, onorevole sottosegretario Bono, si stanno orientando verso la depenalizzazione di questa attività.
Noi pensiamo che sarebbe opportuno sviluppare e valorizzare questo orientamento anche per stimolare il mercato. Basti pensare che la fascia di utenti più facilmente presente sulla rete, e cioè quella dei giovani, è fortemente penalizzata dai prezzi ancora applicati su questo tipo di produzioni, anche a causa di una inaccettabile imposta IVA al 20 per cento sui CD e i DVD.
Su questo abbiamo sollecitato il Governo sia nel corso della discussione della legge finanziaria sia nel corso di altri provvedimenti – noi di Rifondazione comunista abbiamo anche presentato una proposta di legge in tal senso – affinché mostrasse una sensibilità per intervenire sulla riduzione dell’IVA in ordine a queste produzioni culturali e per riuscire in qualche modo a sollecitare una politica maggiormente orientata al consumo da parte di questa fascia di utenti, adolescenti e anche lavoratori, oggi penalizzati dall’aumento dei prezzi.
Pensiamo che, al di là delle modifiche apportate, vi siano degli elementi fortemente critici che ancora attengono alla materia, e che fanno da cornice e da fondamenta all’impianto di questo decreto-legge. Riteniamo, inoltre, del tutto inaccettabili alcuni interventi previsti da questo provvedimento, in particolare ciò che attiene alla Arcus, la società costituita dal Governo al fine di promuovere le attività culturali e dello sport, una società dai contorni molto ambigui e poco chiari e di cui alcuni elementi di trasparenza sfuggono al controllo del Parlamento; una società che si caratterizza – a nostro avviso – come un insieme di scatole cinesi che coinvolge il Ministero e la partecipazione di soggetti privati e che rischia comunque di accelerare un processo di «mercantilizzazione» dell’iniziativa pubblica …

PRESIDENTE. Onorevole De Simone, lei ha superato da due minuti e mezzo il tempo a sua disposizione!

TITTI DE SIMONE. Sì Presidente, sto concludendo…

PRESIDENTE. No, deve concludere!

TITTI DE SIMONE. Riteniamo dunque che ci siano molte ragioni per votare contro questo provvedimento, pur riconoscendo che in alcuni punti – ad esempio gli interventi per bloccare i finanziamenti al cinema – sono contenute questioni che condividiamo. L’impianto complessivo è negativo e va in una direzione di controtendenza rispetto all’iniziativa di politiche pubbliche nei confronti della cultura che, invece, sarebbe necessario attivare …

PRESIDENTE. Onorevole De Simone, non si fa così!

TITTI DE SIMONE. …. per evitare il declino culturale che il nostro paese sta subendo (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Onorevole De Simone, lei ha parlato quattro minuti in più del tempo a sua disposizione. A me dispiace fare il cronometrista, ma devo avere la vostra collaborazione per evitare di interrompervi. Io non lo faccio mai: ho questo difetto!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Mazzuca Poggiolini. Ne ha facoltà.

CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Signor Presidente, intervengo per annunciare l’astensione dei deputati del gruppo misto-UDEUR Alleanza popolare su questo provvedimento, che era nato in modo diverso da come fortunatamente verrà poi approvato, centrato dapprima sul cinema e poi allargato anche ad altre questioni, prendendo in esame il problema della pirateria e dell’utilizzo illegittimo delle opere dell’ingegno attraverso la rete, terreno estremamente nuovo, ma anche molto scivoloso.
Ritengo molto importante che, con il provvedimento in esame, sia stato fatto, sia pure in extremis, il tentativo di dedicare attenzione a tutti i soggetti in campo: produttori, titolari della proprietà intellettuale in senso lato, ma anche fruitori; e qui penso soprattutto ai giovani, i quali si avvalgono, attraverso la rete, delle possibilità che le nuove tecnologie offrono.
A questo proposito, è da chiedersi – altri l’hanno fatto prima di me – se l’attività di fruizione attraverso Internet, che è lecita, in special modo quando, qui lo si dice chiaramente, l’utilizzazione avviene a fini non squisitamente personali, ma anche commerciali, valga a deprimere il mercato o, piuttosto, a potenziare l’accesso allo stesso, se cioè la possibilità di imbattersi, navigando in Internet, in certi prodotti musicali – penso alla musica classica, che tanti giovani non conoscono affatto – non possa suscitare, negli stessi giovani, un apprezzamento che si trasformi in desiderio di approfondimento ed anche in una predisposizione ad un maggiore e, direi anche migliore, consumo.
Ecco, dunque, la difficoltà di questo provvedimento. Desidero anch’io ringraziare la collega Carlucci, la quale se n’è occupata in veste di relatrice in tutti questi mesi riuscendo, con grande intelligenza, a passare da un articolato limitato all’opera cinematografica ad una normativa molto più ampia.
La concertazione in essere deve riguardare non soltanto l’accesso alla rete ma, a mio modesto parere, anche la riscossione dei diritti connessi. Utilizzo questa occasione per ricordare ai colleghi della maggioranza, a partire dall’onorevole Carlucci, che, proprio ieri, con altri deputati del mio gruppo, ho presentato una mozione per sollecitare il Governo ad aprire un tavolo, con la partecipazione di tutti gli interessati alla questione dei diritti connessi: autori, interpreti, aziende che producono opere musicali nei vari settori ed aziende televisive indipendenti private che le utilizzano.
Poiché regna la confusione al riguardo, sarebbe opportuno che il Governo riunisse intorno ad un tavolo tutti gli interessati – in primo luogo la SIAE -, in modo da definire, con il coinvolgimento di tutti, le migliori iniziative per dare attuazione alla normativa europea, in un’ottica di fattibilità (non si può pensare che per ogni piccola televisione valgano particolari forme di computo ai fini del pagamento dei diritti connessi). Occorre ricercare – si è cercato di farlo, ma bisogna fare di più – un bilanciamento tra tutti i diritti.
Una breve considerazione è relativa alla società Arcus. Considerata l’entità dei fondi che essa dovrebbe gestire, sarebbe molto importante prevedere il parere delle Commissioni parlamentari competenti.
Un’ultima considerazione riguarda il FUS (Fondo unico dello spettacolo), che deve sostenere tutta l’attività culturale nel nostro paese, dal cinema al teatro. Qui penso non soltanto al teatro lirico, che si avvale già di cospicui finanziamenti – che, a quanto si sente dire, sono sempre insufficienti -, ma anche al teatro di prosa, ai giovani, alle produzioni innovative ed intelligenti che debbono sottostare a forme di attribuzione ripetitive che, molto spesso, non premiano la qualità, ma soltanto la fama.
Quindi, credo che questo provvedimento, pur apprezzando il miglioramento prodotto durante l’esame in Commissione e in Assemblea, si debba considerare un’iniziativa legislativa «tampone», che impedisce la perdita di alcuni fondi. Ci auguriamo che il Governo dimostri (così come abbiamo fatto noi dell’opposizione in tutte le sedi parlamentari) la volontà di affrontare in modo costruttivo le problematiche relative all’amplissimo settore dei beni culturali, del cinema, dello spettacolo e dello sport, e di intervenire in modo mirato per il miglioramento e la valorizzazione della cultura in Italia.
Onorevoli colleghi – lo dico molto esplicitamente -, solo attraverso questi interventi possiamo rimediare alla diseducatività di una parte consistente della produzione televisiva. Solo sostenendo queste attività in modo intelligente e coerente si può porre rimedio al danno che in altre sedi viene compiuto, nei confronti non solo della cultura italiana, ma anche di tutti coloro che dovrebbero usufruire di questi servizi ma che, molto spesso, si trovano di fronte a forme di subcultura. Noi, invece, vorremmo una cultura a tutto tondo.
Per questi motivi ci asterremo sulla conversione in legge di questo decreto-legge. La componente UDEUR-Alleanza Popolare cercherà di intervenire in modo più consistente per portare all’attenzione del Parlamento e di tutti i colleghi, di opposizione e di maggioranza, iniziative legislative riguardanti i settori in questione, in modo da proseguire sulla strada del miglioramento complessivo dell’industria culturale, anche attraverso maggiori finanziamenti (Applausi dei deputati del gruppo Misto-UDEUR-Alleanza Popolare).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Bianchi Clerici. Ne ha facoltà.

GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole del gruppo della Lega Nord Federazione Padana sulla conversione in legge di questo decreto-legge, che indubbiamente risulta migliorato dal lavoro parlamentare e dal confronto all’interno della maggioranza e con le opposizioni.
Il provvedimento in esame si configura come un atto dovuto per porre rimedio ad alcune situazioni, anche incresciose, che si sono verificate nel corso degli anni nel settore dello spettacolo e dei beni culturali. Credo sia stato saggio da parte del Governo e della maggioranza farsi carico di questi problemi e cercare di risolverli.
Siamo particolarmente lieti che sia stata data una maggiore sistemazione alla normativa riguardante le società sportive dilettantistiche, un settore del quale ci preoccupiamo fortemente perché riguarda il futuro dei nostri giovani nello sport. Esprimeremo dunque un convinto voto favorevole.

PRESIDENTE. Sono lieto di comunicare all’Assemblea che sono presenti in aula gli alunni e i genitori della classe quinta della scuola elementare «Cattaneo» di Livorno. Saluto gli insegnanti e i ragazzi (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Pistone. Ne ha facoltà.

GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, intervengo per dichiarare la posizione di astensione sulla conversione in legge del decreto-legge in esame della componente Comunisti italiani del gruppo Misto. Tale provvedimento aveva un impianto diverso quando è giunto alla Camera dei deputati. Oggi risulta completamente trasformato.
In effetti, esso originariamente dava delle risposte assolutamente parziali e inadeguate, alcune estremamente errate, rispetto al problema della pirateria. Addirittura, il titolo del provvedimento all’inizio riguardava solamente le opere cinematografiche e non le opere dell’ingegno (come poi, giustamente, è stato previsto, attraverso un lavoro molto minuzioso e costruttivo svolto in Commissione).
La formulazione originaria aveva creato allarme e preoccupazioni nel mondo dell’audiovisivo e dei provider e presentava davvero degli aspetti di dubbia costituzionalità ed efficacia. Ora questi aspetti sono stati modificati, in maniera sufficientemente condivisibile, nonostante rimangano ancora alcuni punti che non ci convincono del tutto (non solo nell’articolo 1, ma anche in altre parti del testo, per esempio in quella relativa alla società Arcus). Per le perplessità che ancora nutriamo, il nostro voto potrà essere esclusivamente di astensione (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Bulgarelli. Ne ha facoltà.

MAURO BULGARELLI. Signor Presidente, intervengo anch’io brevemente.
Nonostante dal dibattito parlamentare sia emerso che il decreto-legge in esame è stato migliorato in sede di Commissione, noi lo riteniamo ancora del tutto insufficiente e abbiamo anche forti dubbi sulla costituzionalità dello stesso, con particolare riferimento all’articolo 1. I Verdi hanno presentato solo emendamenti di tipo soppressivo; riteniamo infatti di essere di fronte a temi probabilmente incostituzionali, inaccettabili dal nostro punto di vista, e a strumenti assolutamente virtuali.
Non si può far rientrare Internet in un regime di controllo di polizia. L’essenza di Internet è la sua non territorialità: non si può pensare di restringerlo, penalizzando giovani e meno giovani che hanno l’unica colpa di scaricare file dalla rete (giustamente, dal mio punto di vista). Ritengo che questo provvedimento ci conduca verso un regime di controllo che
consideriamo assolutamente inutile, oltreché inaffidabile e virtuale, perché non è possibile circoscrivere Internet ad un confine territoriale di ordine nazionale. Per questo, voteremo contro il decreto-legge in esame (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-L’Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Rositani. Ne ha facoltà.

GUGLIELMO ROSITANI. Signor Presidente, intervengo per esprimere un ringraziamento al Governo, che ha il merito di aver buttato il sasso nello stagno su un argomento che è indubbiamente complesso e di difficile applicazione. Rivolgo un ringraziamento e un compiacimento alle forze politiche di opposizione che stanno esprimendo apprezzamento, annunciando il voto favorevole o di astensione. Io annuncio il voto favorevole di Alleanza nazionale e, per quanto riguarda il merito, mi richiamo all’intervento svolto nella discussione sulle linee generali (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Chiaromonte. Ne ha facoltà.

FRANCA CHIAROMONTE. Signor Presidente, intervengo brevemente per ribadire il giudizio positivo del mio gruppo sul lavoro svolto in Commissione e in Assemblea dalla maggioranza, dall’opposizione e dal Governo. Un lavoro che, come è giusto e sano, non ha messo da parte i toni polemici tra maggioranza ed opposizione – mi riferisco, in particolare, all’intervento del collega Rositani, al quale vorrei dire soltanto che sono i fatti a rispondere dell’impegno del centrosinistra in tema di pirateria, che non nasce oggi -, i quali peraltro non hanno impedito, come deve essere in una democrazia matura, un lavoro comune.
La lotta alla pirateria fa parte – insisto – del DNA del centrosinistra e della sinistra, in Italia e in Europa, e non da oggi. Sulla pirateria, come dicevo, si potrebbe fare meglio e di più, posta soprattutto la difficoltà di trattare una materia in continua evoluzione, come in continua evoluzione – per fortuna – è lo sviluppo delle nuove tecnologie, nonché la domanda di accesso alla cultura.
Il testo che stiamo per votare, per ciò che attiene alla lotta alla pirateria, ci soddisfa, anche se non pienamente ed anche se fossimo stati noi al Governo. Infatti, credo che un’opposizione debba sempre dire cosa avrebbe fatto al posto di ciò che fa il Governo in carica. Se noi fossimo stati al Governo, ferma restando la necessità di intervenire, avremmo atteso la normativa europea, in corso di definizione.
Il testo, come dicevo, ci soddisfa, anche se non pienamente. In particolare, siamo contenti che il Parlamento abbia ripristinato un corretto rapporto tra polizia e magistratura, che è uno dei fondamenti dello Stato di diritto. Si tratta di un tema di cui tutti – mi duole riconoscerlo -, sia la maggioranza sia l’opposizione, avevano sottovalutato la portata in sede di esame del decreto legislativo n. 70 del 2003, a riprova della difficoltà e delicatezza del tema che stiamo trattando.
È stato giustamente ricordato che, anche se l’attenzione dell’opinione pubblica si è appuntata sull’articolo 1 del decreto-legge, questo provvedimento non tratta solo di pirateria, anzi era stato emanato con un altro intento: risolvere la situazione di transizione per i finanziamenti al cinema. Su tale punto, ribadisco che il nostro giudizio non è positivo. Non è positivo perché, secondo noi, questa situazione di transizione non viene risolta. Per essere chiari: non stiamo difendendo acriticamente i 40 film che restano fuori dall’applicazione del provvedimento e nemmeno stiamo difendendo la necessità di interventi a pioggia (peraltro, ammesso che l’abbiamo mai fatto).
Siamo assolutamente d’accordo – l’ha ribadito, nel corso del dibattito, la collega Grignaffini – sulla necessità di affinare sempre di più i meccanismi atti a garantire efficacia, trasparenza, efficace sostegno alla produzione cinematografica e responsabilità maggiore del produttore. Tutto ciò ci trova d’accordo ed è uno dei motivi per cui aspettiamo con ansia che si apra davvero la discussione sulla legge per il cinema.
Ma vorrei ricordare a tutti noi che l’eccellenza, in questo come in altri campi, si manifesta quanto più si mantiene una medietà e si sostiene l’inizio dell’attività di registi e produttori. Le eccellenze, che peraltro il cinema italiano ci ha regalato
negli scorsi anni, sono dovute non solo alla bravura di alcuni registi o di alcuni attori, ma anche ad una politica capace di sostenere il sistema.
Su tale argomento, come dicevo, non ci siamo. Pur apprezzando ed avendo apprezzato, in particolare, l’avere «usato» questo provvedimento almeno per tamponare la situazione drammatica delle fondazioni lirico-sinfoniche (mi associo alla considerazione, svolta, se non erro, dal collega Colasio, che si tratta di un intervento tampone). È necessaria, anche sul punto, una legge quadro.
Vi è un’altra questione che desta perplessità. Ringrazio il Governo per aver accolto come raccomandazione gli ordini del giorno riguardanti la società Arcus e non mi dilungo al riguardo, se non per ribadire tutte le perplessità, che abbiamo avuto modo di esprimere più volte nel corso di questo come di altri dibattiti, su una società i cui contorni appaiono davvero sempre più oscuri.
Per queste ragioni, il mio gruppo si asterrà in sede di votazione finale su questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L’Ulivo).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Signor Presidente, vorrei ringraziare tantissimo la Commissione cultura per il meraviglioso lavoro svolto e per la collaborazione prestata al fine di apportare miglioramenti notevoli a questo testo. Vorrei, altresì, ringraziare il Governo, in particolare il sottosegretario Bono, per aver accolto le nostre modifiche e, quindi, per avere reso questo testo più efficace, migliorandolo sensibilmente rispetto a quello originario.
Va dato atto al Governo – come ha già affermato l’onorevole Rositani – di aver buttato il sasso nello stagno, ossia di aver aperto una discussione su una tematica molto importante, quella della tutela del diritto d’autore. Tale materia, nell’era di Internet, comporta una discussione molto più ampia, anche perché si parla di un mezzo, la rete, che è la massima espressione di libertà. Si tratta di un mezzo che – così è stato fino ad oggi e credo che così sarà anche in futuro – è difficilmente codificabile e rinviabile a leggi molto restrittive. Tra l’altro, si tratta di uno strumento continuamente in evoluzione: vi sono tecnologie che nascono in continuazione, giorno dopo giorno, e che rendono la trasmissione della comunicazione ogni giorno diversa e più veloce. Ciò per dire che abbiamo a che fare con un mezzo rispetto al quale il contenuto ha lo stesso valore del contenitore. La rete vale per il contenuto che trasporta e, quindi, l’importanza della stessa è data proprio da ciò che trasporta, dal messaggio, dal contenuto, anche di cultura, che divulga. Per questo motivo, è difficile codificare seriamente la tutela del diritto d’autore con un mezzo così difficilmente riconducibile a delle norme. Vi è un esempio che dimostra l’importanza della rete come mezzo di diffusione della cultura: se oggi regalo o presto un mio libro a qualcuno, ne resto privo. Se oggi trasferisco via Internet, con un file, un documento o un qualunque atto, continuo a rimanerne in possesso e, nel contempo, ne faccio dono ad un’altra persona. Ciò per dire come sia difficile codificare la materia del diritto d’autore.
Va sottolineato, però, che all’interno del provvedimento che ci accingiamo ad approvare è stato comunque inserito un emendamento che prevede un prelievo del 3 per cento applicato sugli apparecchi destinati alla masterizzazione di supporti DVD e CD. Quindi, in qualche modo, si compensano gli autori ed i produttori delle opere di ingegno dei minori ricavi che potrebbero derivare dalle dinamiche dell’uso della copia privata.
Concludo il mio intervento ringraziando tutti e preannunciando il voto favorevole del gruppo di Forza Italia sul provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
(Coordinamento – A.C. 4833)
GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Chiedo di parlare ai sensi dell’articolo 90, comma 1, del regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà

GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Signor Presidente, vorrei richiamare l’attenzione dell’Assemblea sulle seguenti correzioni di forma da apportare al testo del decreto-legge, ai sensi dell’articolo 90, comma 1, del regolamento: all’articolo 1, comma 4, come modificato a seguito dell’approvazione della nuova formulazione dell’emendamento 1.100 della Commissione, le parole: «le segnalazioni di interesse di cui al comma 7 di interesse in materia di prevenzione» sono sostituite dalle seguenti: «le segnalazioni di interesse in materia di prevenzione»; all’articolo 4, comma 5-bis, introdotto a seguito dell’approvazione dell’emendamento 4.101 della Commissione, la parola: «previsto» è sostituita dalla seguente: «derivante».

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, le correzioni di forma proposte dal relatore si intendono approvate.
(Così rimane stabilito).

Prima di passare alla votazione finale, chiedo che la Presidenza sia autorizzata a procedere al coordinamento formale del testo approvato.
Se non vi sono obiezioni, rimane così stabilito.
(Così rimane stabilito).

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ringraziare nuovamente le forze politiche perché l’andamento dei lavori dell’Assemblea ha mostrato un atteggiamento collaborativo da parte di tutti.
Credo si sia fatto un buon lavoro ed in questo senso il contributo del presidente della Commissione e quello del relatore sono stati determinanti.

Votazione finale ed approvazione – A.C. 4833)
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 4833, di cui si è testé concluso l’esame.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Conversione in legge del decreto-legge 22 marzo 2004, n. 72, recante interventi per contrastare la diffusione telematica abusiva di materiale audiovisivo, nonché a sostegno delle attività cinematografiche e dello spettacolo ) (4388):
(Presenti 408
Votanti 233
Astenuti 175
Maggioranza 117
Hanno votato sì 221
Hanno votato no 12).
Prendo atto che l’onorevole Raffaella Mariani non è riuscita ad esprimere il proprio voto.

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.