Esame del Decreto Urbani alla Camera: i verbali del 21 aprile – I

Si riprende la discussione del disegno di legge di conversione n. 4833 (ore 17,32).
PRESIDENTE. Riprendiamo dunque la discussione del disegno di legge di conversione n. 4833.

(Esame dell’articolo unico – A.C. 4833)
PRESIDENTE. Passiamo all’esame dell’articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l’allegato A – A.C. 4833 sezione 4), nel testo recante le modificazioni apportate dalla Commissione (vedi l’allegato A – A.C. 4833 sezione 5).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo recante le modificazioni apportate dalla Commissione (vedi l’allegato A – A.C. 4833 sezione 6).
Avverto, altresì, che non sono state presentate proposte emendative riferite all’articolo unico del disegno di legge di conversione.
Avverto che la I Commissione (Affari costituzionali) ha espresso il prescritto parere che è distribuito in fotocopia (vedi l’allegato A – A.C. 4833 sezione 2).
Avverto, altresì, che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere, che è distribuito in fotocopia (vedi l’allegato A – A.C. 4833 sezione 3).
Avverto che prima della seduta sono stati ritirati gli emendamenti Chiaromonte 1.60, Grignaffini 1.61 e 1.9, Tarantino 2.3 e Colasio 2.02.
Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibile (vedi l’allegato A – A.C. 4833 sezione 1), ai sensi dell’articolo 96-bis, comma 7, del regolamento, in quanto non strettamente attinente alla materia oggetto del decreto-legge, la proposta emendativa Savo 4.01, volta a concedere finanziamenti ad alcune università italiane, già presentata in Commissione e per la quale in tale sede erano già stati rilevati profili di inammissibilità.
Avverto altresì che l’emendamento 4.1 deve intendersi presentato dall’onorevole Osvaldo Napoli, e non dall’onorevole Angela Napoli, come erroneamente riportato nel fascicolo degli emendamenti.
Passiamo agli interventi sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge.
Ha chiesto di parlare l’onorevole Carli. Ne ha facoltà.

CARLO CARLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi vi è la presenza di due sottosegretari; dunque, pur in assenza del ministro, il ministero competente è ampiamente ha presentato.
Devo dire che il sottosegretario Bono ha seguito con assiduità i lavori della Commissione, adoperandosi attivamente, insieme alla relatrice, la collega Carlucci, affinché al decreto-legge in esame fossero apportate profonde modifiche al fine di migliorarne il contenuto.
In Commissione si sono svolte diverse audizioni, nonostante i tempi ristretti, dovuti anche alla ricorrenza delle festività pasquali, abbiano costretto ad un tour de force per riuscire ad ascoltare i diversi soggetti, che in questa materia hanno reso importanti contributi anche per la formulazione degli emendamenti.
Il decreto-legge era partito malissimo e, a nostro avviso, conteneva anche profili di incostituzionalità; tant’è vero che abbiamo presentato una pregiudiziale di incostituzionalità che, solo dopo le assicurazioni forniteci dal sottosegretario, dalla relatrice e dal presidente della VII Commissione, abbiamo ritenuto di ritirare.
I profili di incostituzionalità da noi rilevati riguardavano l’inadeguatezza delle norme contenute nel testo originario del decreto, che non rispondevano alle direttive europee, perché le definizioni non risultavano adeguate; quindi, vi era la necessità, come in parte è stato riconosciuto dalla maggioranza e dal Governo, di introdurre profonde modifiche.
Devo inoltre rilevare che l’opposizione di tutti i gruppi parlamentari del centrosinistra ha operato con forza, ma allo stesso tempo in modo costruttivo, consapevole che questa materia, nuova dal punto di vista della legislazione e delle definizioni, imponeva un rapporto ispirato alla massima collaborazione, con il contributo delle nostre esperienze e di quelle degli operatori della rete, espresso attraverso gli emendamenti presentati.
Stiamo parlando di un settore dove l’evoluzione tecnologica impone un continuo aggiornamento e l’introduzione di una normativa complessa, perché rientra in ambiti in cui noi legislatori ci muoviamo per la prima volta. Dobbiamo affrontare tale compito secondo una prospettiva in progress, nella consapevolezza che coinvolge l’industria informatica, quella telematica e tutto il mondo che ruota intorno ad Internet, una realtà quindi immensa e non limitata né al nostro paese né all’Europa, ma che abbraccia il mondo intero perché, attraverso la rete, ci possiamo collegare ovunque e possiamo dialogare con tutti gli angoli del globo.
Si tratta di un’opportunità importante per lo sviluppo civile, per la cultura, per la democrazia e per la libertà. Dobbiamo fare in modo che le norme favoriscano, da un lato, l’accesso all’informazione e alla cultura, ma contemporaneamente tutelino i diritti alla privacy, i diritti intellettuali degli autori e quelli legati a chi fa informazione, specificità quindi rilevanti dal punto di vista costituzionale. La normativa in materia di lotta alla pirateria deve risultare efficace ma deve anche sapersi raccordare a questo ampio mondo, assicurando comunque l’accesso alla cultura e, anzi, favorendo e promuovendo la sua diffusione.
Sappiamo quanto tutto ciò sia importante nei paesi in cui i regimi dittatoriali soffocano la libertà, perché l’accesso ad Internet può rappresentare, per quei cittadini oppressi, una finestra sul mondo libero e uno strumento per diffondere la loro sofferenza e la loro condizione sociale e umana a tutti coloro che navigano in rete.
Di fronte a questa nuova problematica, abbiamo l’obbligo e il dovere morale e civile di introdurre delle norme che, oltre ad un’efficace lotta alla pirateria, sappiano anche tutelare allo stesso tempo lo sviluppo dell’informazione e l’accesso ai canali che consentono la crescita democratica.
Devo riconoscere che il lavoro svolto in Commissione è stato complessivamente soddisfacente. Auspichiamo tuttavia l’accoglimento di alcune ulteriori proposte emendative, che costituiscono un’occasione per migliorare il testo. I firmatari di tali proposte si accingono ad illustrarle, e chiedo che siano accolte dal Governo e dalla relatrice. Non si tratta soltanto di un perfezionamento o di un affinamento del testo: nel caso di mancata approvazione degli emendamenti ai quali mi riferisco, giudicheremmo il testo stesso non soddisfacente.
Abbiamo manifestato la nostra disponibilità a contribuire in senso costruttivo all’approvazione del provvedimento. Tuttavia permangono, a nostro avviso, alcuni aspetti sui quali è necessario intervenire.
La proposta originaria è stata profondamente modificata. Si trattava infatti di un testo discriminatorio, che si riferiva esclusivamente alla lotta alla pirateria per quanto concerne le produzioni cinematografiche e audiovisive e che è stato modificato facendo riferimento alle opere dell’ingegno. Il campo di applicazione è stato dunque notevolmente ampliato: abbiamo colto l’occasione per introdurre modifiche volte a non limitare l’ambito di applicazione alla cinematografia, bensì ad estenderlo a tutto il mondo che lavora «in rete», e dunque al mondo dell’informatica, della telematica, di Internet, e via dicendo.
Si tratta di un aspetto estremamente importante dal punto di vista della civiltà, nonché della capacità da parte di un’assemblea legislativa di rispondere alle moderne esigenze di condurre un’efficace lotta alla pirateria, e, nello stesso tempo, di tutelare i diritti di libertà e di accesso alla cultura.
Sono stati accolti numerosi emendamenti, ma ve ne sono altri che, a nostro avviso, sono importanti e meritevoli di accoglimento da parte del Governo e della relatrice, nonché di approvazione da parte dell’Assemblea.
Signor sottosegretario, abbiamo un’occasione che non deve essere persa, anche per evitare di dover affrontare nuovamente tali questioni.
Quanto al rapporto tra l’autorità giudiziaria e le forze di polizia -, alle quali ribadiamo la nostra fiducia e il nostro ringraziamento per l’importante opera che stanno svolgendo in tutto il paese – va sottolineato che le garanzie costituzionali precisano chiaramente il compito precipuo dell’autorità giudiziaria rispetto al compito specifico delle forze di polizia nelle loro varie articolazioni…

PRESIDENTE. Onorevole Carli…

CARLO CARLI. Signor Presidente, mi avvio rapidamente alla conclusione del mio intervento.
Quello che ho appena evidenziato è uno degli aspetti importanti su cui riteniamo si debba intervenire.
Un’ulteriore questione che intendo affrontare prima di concludere…

PRESIDENTE. Onorevole Carli, ho anticipato il mio richiamo: ha ancora due minuti di tempo a disposizione.

CARLO CARLI. Signor Presidente, mi avvio alla conclusione. Un’altra parte importante è quella che riguarda l’Arcus, la società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo, sulla quale abbiamo già ampiamente discusso in Commissione, soprattutto riguardo alla fase della sua istituzione. Colgo l’occasione per chiedere al sottosegretario di venire a dirci, magari anche in altra sede, quanto gettito abbia portato la norma che destina il 3 per cento degli investimenti nelle opere infrastrutturali a beneficio delle opere d’arte, del restauro e dei beni culturali. Ricordo che già in sede di esame della legge finanziaria feci presente che si trattava di una norma troppo generica e che non avrebbe portato grandi risultati.
Con il nostro emendamento 3.11 chiediamo che la norma relativa alla società Arcus Spa venga soppressa ed abbiamo quindi proposto in altri emendamenti una nuova disciplina al riguardo. Così abbiamo fatto anche riguardo ad altri punti, come ad esempio quelli che attengono ad un più stretto rapporto con le regioni, tenendo conto che in tale ambito esse debbono svolgere un ruolo molto importante.
Concludo, signor presidente, raccomandando al Governo e al relatore che i nostri emendamenti siano accolti, non avendo assolutamente carattere ostruzionistico ma costruttivo, come peraltro è l’azione finora svolta da parte nostra sia in Commissione che in Assemblea. (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L’Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO. Essendosi svolto ieri in Assemblea un ampio dibattito ed essendo intervenuto in quella sede il mio collega, Andrea Colasio, che ha fatto presente le posizioni del gruppo della Margherita, vorrei solo sottolineare alcune questioni, per motivare l’azione svolta in sede di esame in Commissione e per illustrare il carattere generale degli emendamenti presentati.
Quello della cultura, della sua tutela, della sua valorizzazione è un tema che indica il livello di attenzione di un paese alla sua storia, ma anche al suo futuro, in particolare per come ci si vuole relazionare con le nuove generazioni.
Bisogna esprimere un grazie alla Commissione per il lavoro di completa riscrittura del testo del decreto presentato dal Governo svolto in quella sede. Si è trattato di un decreto nato in solitudine, nella predisposizione del testo ed anche nei temi trattati, come se tutto il problema attenesse alla tutela del cinema.
La Commissione ha spostato l’attenzione, passando dalla giusta e corretta tutela dei prodotti cinematografici e dei relativi diritti alla tutela, in generale, di tutte le opere dell’ingegno.
Devo richiamarmi a quanto affermato nella seduta di ieri dalla relatrice che, nel suo approfondito intervento svolto con competenza e professionalità, ha fatto presente che il mancato funzionamento del rapporto tra il Governo e il Parlamento è stato uno dei problemi che hanno prodotto un testo così debole nella definizione degli obiettivi. Oggi i miglioramenti apportati fanno pensare anche ai gruppi di opposizione (così come ha dimostrato l’intervento del collega che mi ha preceduto) ad un atteggiamento diverso.
Credo che un’azione dello Stato nei confronti del fenomeno della pirateria fosse assolutamente necessaria, perché gli effetti della stessa sono devastanti rispetto allo sviluppo dell’industria culturale. Ogni giorno, infatti, riscontriamo numerosissimi sequestri di prodotti falsificati nei nostri porti, nelle nostre stazioni e perfino nelle nostre strade.
Non è in discussione, tuttavia, solamente lo sviluppo dell’industria culturale, ma anche la necessità di affermare la cultura della legalità, che non si può esprimere soltanto per principi, ma richiede anche regole e risorse finanziarie: un paese, infatti, si fonda anche sulla cultura della legalità.
La tutela dei diritti di proprietà intellettuale, tema affrontato nei nostri interventi e frutto anche di un ragionamento svolto in Commissione nel corso di un periodo più ampio, deve essere intesa non solo come un diritto, ma anche come un elemento in grado di garantire lo sviluppo della società in campo scientifico, industriale o culturale. Si tratta, tuttavia, di un diritto da tutelare in maniera diversa rispetto a come è avvenuto finora, a causa dell’evoluzione dei sistemi informatici e dei sistemi di comunicazione.
Credo che il tema maggiormente irrisolto nel testo del decreto-legge in esame sia proprio il mancato bilanciamento tra la tutela del diritto d’autore e la cultura di Internet, una nuova modalità di comunicazione che oggi le nuove generazioni, in particolare, fanno sempre più propria e sulla quale bisogna adeguare l’azione dello Stato nell’assolvimento di un compito delicato, quale quello dell’introduzione dei nuovi diritti di comunicazione, che richiedono norme chiare.
Un altro dei grandi temi che abbiamo segnalato, e sui quali credo occorra richiamare l’attenzione del Governo e della maggioranza, che non vi hanno prestato ascolto, è rappresentato dall’indeterminatezza delle risorse finanziarie e delle modalità operative con cui la società Arcus Spa continua ad operare. Tali incertezze, infatti, non consentono ad Arcus di essere ciò che il ministro aveva definito come il vettore strategico per le politiche culturali del paese.
Abbiamo presentato proposte emendative migliorative, volte a supportare un’azione che non condividiamo e che il Governo e la maggioranza hanno il diritto di perseguire, ma che abbiamo il dovere di cercare di migliorare. Tali proposte mirano ad introdurre l’obbligo del parere delle Commissioni competenti sulla programmazione, rispondendo proprio alla richiesta di un maggior collegamento tra il Governo e il Parlamento nella predisposizione di politiche che richiedono una programmazione condivisa e sempre più efficace.
Per quanto concerne il cinema, vorrei osservare che continuano ad esservi dati eterogenei riguardo alle risorse finanziarie disponibili presso la Banca nazionale del lavoro, e ciò non può trovare una giustificazione. Infatti, sono ormai tre anni che l’attuale maggioranza governa il paese e ritengo che, su un tema così delicato – peraltro, sollevato anche all’attenzione dell’opinione pubblica da una recente trasmissione televisiva, che credo abbia lasciato numerosi cittadini inesperti di procedure burocratiche stupiti di fronte a quanto hanno ascoltato -, sarebbe necessaria una chiarezza maggiore, indispensabile per effettuare un monitoraggio adeguato, in grado di consentire una programmazione efficace.
Inoltre, vorrei osservare che tornare, dopo soli pochi mesi, a disciplinare per via legislativa la transizione tra il vecchio e il nuovo cinema è il sintomo del fatto di non essere stati capaci di usare efficientemente ed efficacemente la delega che il Parlamento aveva conferito al Governo.
Un altro aspetto critico di questo provvedimento riguarda le risorse, dal momento che 90 milioni di euro vengono destinati allo sviluppo del cinema (e questo va sicuramente ascritto ad un processo che tutti noi condividiamo), stornandoli però dalle risorse destinate alla valorizzazione del patrimonio culturale del paese.
Vi era un impegno preciso assunto dal Governo in Assemblea e anche in Commissione per un incremento della quota del 25 per cento riservata al cinema nell’ambito del Fondo unico per lo spettacolo. Questo non si è verificato neanche con l’incremento complessivo delle risorse per il cinema che pure era necessario. Oggi soffriamo per un calo che nel corso degli anni è stato sempre più sensibile come diceva il collega Colasio ieri sera: da cifre veramente importanti, pari a 1.360 miliardi di vecchie lire nel 1985, siamo giunti ad un decremento che oggi è pari al 30 per cento. Negli anni del Governo dell’Ulivo era stata svolta una azione tesa a stanziare nuove risorse: oggi questo trend positivo è cambiato.
Credo che l’attenzione del paese e del Governo sia concentrata su quello che va fatto anche nel campo della cultura, perché – lo dicevo all’inizio del mio intervento – la cultura indica anche la capacità di un paese di valorizzare le sue nuove e vecchie generazioni. Su questo ci attendiamo il recepimento delle indicazioni contenute nei nostri emendamenti, significativamente pochi ma di qualità e attenti a produrre un miglioramento del testo nelle parti che possono essere migliorate pure in un contesto generale che non convince.
Auspichiamo che la maggioranza ed il Governo sappiano recepire questo contributo, già forte in sede di Commissione, dando atto del comportamento tenuto a chi ha voluto e saputo recepire le indicazioni che in quella sede abbiamo dato. Auspichiamo che nella valutazione degli emendamenti l’Assemblea sappia recepire i miglioramenti suggeriti (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L’Ulivo e dei Democratici di sinistra-L’Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Di Gioia. Ne ha facoltà.

LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, anch’io come coloro che mi hanno preceduto voglio esprimere un ringraziamento alla relatrice e al sottosegretario, per avere attentamente valutato i problemi posti riguardo alla pirateria telematica per la tutela del diritto d’autore o, per meglio dire, per la tutela dell’opera di ingegno. Ciò al di là di quello che è stato il miglioramento del testo e della possibilità che in Commissione è stata data alla opposizione di renderlo più rispondente ai problemi e alle considerazioni che meritavano approfondite discussioni (non certamente l’adozione di un decreto legge), anche se ci rendiamo conto che esiste un mondo che deve essere contrastato.
Il provvedimento in esame è volto comunque a predisporre misure tese a contrastare la diffusione telematica abusiva di opere cinematografiche, nonché a prevedere misure di sostegno delle attività dello spettacolo. È giusto che in uno Stato democratico moderno si pensi a tutelare le opere dell’ingegno e il diritto d’autore, garantito dalla legge, come è altrettanto giusto che questo avvenga attraverso provvedimenti idonei ed adeguati.
Le disposizioni che tratterremo ed esamineremo nel prosieguo della discussione hanno un evidente carattere repressivo: esse intendono tutelare il diritto d’autore attraverso la repressione di alcune condotte. Si prevede, ad esempio, la possibilità di comminare pene abbastanza considerevoli per coloro i quali diffondano opere cinematografiche o assimilate per via telematica e sanzioni amministrative per chi tiene la stessa condotta a fini personali e non a fini di lucro. La semplice repressione di tali condotte, signor Presidente, non risolve il problema e non tutela affatto il diritto d’autore.
Credo che, in definitiva, l’irrogazione di sanzioni amministrative nei confronti di coloro che scaricano, per mezzo di file condivisi, opere tutelate dal diritto d’autore finirebbe per agevolare il mercato nero di tali prodotti. Le sanzioni, che sicuramente sono sufficienti a disincentivare la persona che scarica file per uso personale, si rivelano assolutamente inutili a scoraggiare chi svolge tale attività per motivi illeciti. Sanzionando coloro che fanno un uso personale di opere coperte dal diritto d’autore e quindi non le utilizzano a scopo di lucro, si fa in modo che questi soggetti, per evitare l’applicazione delle sanzioni, preferiscano rivolgersi ai rivenditori abusivi, a quelli che vendono per strada con le bancarelle.
È questo il pericolo che tutti possiamo intuire. Ci trova tutti concordi, infatti, sulla constatazione che il fenomeno della cosiddetta pirateria è gestito dalla criminalità organizzata. Si tratta di stabilire, allora, se colui che non intende più procurarsi da sé i prodotti che desidera finisca effettivamente per decidere di rivolgersi ai rivenditori autorizzati o, invece, preferisca acquistare gli stessi prodotti sulle bancarelle, ad un prezzo notevolmente inferiore.
Quindi, il vero problema non è la repressione di una determinata condotta; per meglio dire, non è che attraverso la repressione di una particolare condotta si arrivi automaticamente al risultato voluto (in questo caso, ad assicurare tutela al diritto d’autore). Se vogliamo effettivamente tutelare il diritto d’autore, dobbiamo pensare di intervenire con misure idonee sul mercato di tali prodotti e sul rapporto qualità-prezzo, in modo tale che diventi conveniente acquistare quelli che non provengono dalle bancarelle.
Solo su queste basi si può attuare una politica volta a punire determinate condotte specifiche. Diversamente, si rischia di realizzare una politica repressiva che potrebbe creare problemi anche più gravi di quelli che si intende risolvere; tale politica potrebbe porsi, cioè, come il presupposto per incrementare un mercato illecito che è controllato dalla malavita organizzata. Se si vuole curare il male, non è sufficiente agire sugli effetti manifesti, ma occorre agire sulle ragioni profonde che ne costituiscono la causa: agendo soltanto sugli effetti, questi, in un primo momento, possono anche scomparire, salvo ripresentarsi successivamente in forme anche più gravi!
Ecco perché abbiamo più volte criticato questo Governo. Ormai, è sotto gli occhi di tutti che quest’ultimo non ha alcuna intenzione di curare le cause dei mali del paese, ma mira soltanto a realizzare interventi parziali che di tali mali attenuano temporaneamente le conseguenze.
Signor Presidente, questo Governo agisce con provvedimenti parziali, e spesso dettati dall’urgenza, per disciplinare materie che, in realtà, necessiterebbero di una disciplina organica ed efficace. Tra queste materie vi è, appunto, il diritto d’autore.
In altre parole, per la tutela del diritto d’autore noi vogliamo una disciplina organica che sia davvero efficace. Si tratta di un diritto che deve essere garantito, perché le opere dell’ingegno, in generale, debbono essere tutelate! Non si può intervenire nella specifica disciplina di un settore per tutelare un diritto che, invece, necessita di una tutela, per così dire, su tutti i fronti!
Anche per quanto riguarda le misure a sostegno dell’attività cinematografica e dello spettacolo, queste debbono essere inserite in una disciplina organica e non possono basarsi su interventi specifici che non puntino allo sviluppo del settore considerato nel suo insieme. In caso contrario, si rischia, come già troppe volte è avvenuto con questo Governo, di spendere soldi senza che venga prodotto alcun risultato!
L’utilizzazione dei fondi per promuovere un determinato settore è, in linea di principio, un’iniziativa giusta. Tuttavia, dobbiamo garantire che i fondi investiti producano risultati concreti. Solo in questo modo si riesce veramente a tutelare l’occupazione, fornendo alle famiglie italiane le garanzie di stabilità delle proprie risorse e del proprio lavoro necessarie per promuovere finalmente un pieno sviluppo del nostro paese.
Finché si penserà ad attuare una politica semplicemente repressiva non si otterranno mai questi risultati importanti. Affinché si possano ottenere, è necessario passare all’attuazione di una politica realmente propositiva e non repressiva.

PRESIDENTE. Vorrei salutare gli alunni della scuola media Binna-Dalmasso di Macomer, in provincia di Nuoro, presenti in aula (Applausi).
Nessun altro chiedendo di parlare sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Titti De Simone 1.43 e 1.50, Magnolfi 1.57, Chiaromonte 1.59. Ricordo che gli emendamenti Chiaromonte 1.60 e Grignaffini 1.61 sono stati ritirati.
Per quanto riguarda l’emendamento 1.100 della Commissione, se ne raccomanda l’approvazione da parte dell’Assemblea. La Commissione invita al ritiro dell’emendamento Grignaffini 1.62 ed esprime parere contrario sugli emendamenti Bulgarelli 1.51, Chiaromonte 1.63, Bulgarelli 1.52 e Grignaffini 1.64.
Per quanto riguarda l’emendamento 1.101 della Commissione, se ne raccomanda l’approvazione da parte dell’Assemblea. Ricordo che l’emendamento Grignaffini 1.9 è stato ritirato. La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Colasio 1.22, Chiaromonte 1.65, Grignaffini 1.66, Bulgarelli 1.53, Colasio 1.54, Chiaromonte 1.40, Grignaffini 1.67, Colasio 1.55, Magnolfi 1.68 e 1.58 e Chiaromonte 1.41.
La Commissione invita al ritiro o ad un’eventuale riformulazione dell’emendamento Grignaffini 1.69 ed esprime parere contrario sugli emendamenti Colasio 1.56, Grignaffini 1.70, Chiaromonte 2.13, Grignaffini 2.14, Carli 2.16 e 2.15, Titti De Simone 2.10, Bulgarelli 2.11, sugli identici emendamenti Titti De Simone 2.12 e Grignaffini 2.17 e sull’emendamento Colasio 2.5.
La Commissione esprime parere favorevole sugli emendamenti 2.21 (da votare sensi dell’articolo 86, comma 4-bis, del regolamento) e 2.20 (da votare ai sensi dell’articolo 86, comma 4-bis, del regolamento), mentre raccomanda l’approvazione del suo emendamento 2.10.
La Commissione esprime parere contrario sull’emendamento 2.4. Ricordo che l’emendamento Tarantino 2.3 e l’articolo aggiuntivo Colasio 2.02 sono stati ritirati. La Commissione esprime altresì parere contrario sugli identici emendamenti Titti De Simone 3.1 e Grignaffini 3.11, Grignaffini 3.13, Chiaromonte 3.12, Colasio 3.10 e 4.10, Grignaffini 4.12 e 4.11 ed invita alla riformulazione dell’emendamento Angela Napoli 4.1; è necessario il parere della Commissione bilancio.
Ricordo che l’emendamento Bianchi Clerici 4.2 è stato ritirato a seguito della presentazione dall’emendamento 4.100 della Commissione, di cui se ne raccomanda l’approvazione da parte dell’Assemblea.
Infine, ricordo che l’articolo aggiuntivo Savo 4.01 è inammissibile.

PRESIDENTE. Il Governo?

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, il parere è favorevole sull’emendamento Grignaffini 1.69, a condizione che venga riformulato in questo modo: «Alle violazioni di cui ai commi 1 e 6 si applicano le sanzioni previste dall’articolo 21 del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70». Si propone quindi di eliminare la parte restante. Nel caso in cui non venisse accettata la riformulazione proposta, il Governo invita al ritiro dell’emendamento.
Inoltre, il Governo, con riferimento all’emendamento 1.100 della Commissione, propone di sostituire le parole «provenienti dagli organi di polizia giudiziaria competenti» e con le parole «di interesse».

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell’emendamento Titti de Simone 1.43.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Titti De Simone . Ne ha facoltà.

TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, noi abbiamo presentato un emendamento soppressivo perché, nonostante le modifiche apportate al testo, che indubbiamente hanno ammorbidito l’impianto del provvedimento, avvicinandolo alla direttiva europea (che, pur non completamente, noi condividiamo), escludendo la punibilità per uso personale (perché questa era oltre il limite della costituzionalità), resta per noi non totalmente condivisibile l’impianto di questo articolo 1 (e complessivamente di tutto il provvedimento, che comunque è molto articolato e composito), sotto il profilo della tutela dei nuovi diritti annessi alla libertà di accesso alla cultura e di comunicazione di utenti ed operatori della rete.
È una discussione molto complessa che, anche se molto limitatamente, abbiamo potuto svolgere in Commissione attraverso utili audizioni. Noi riteniamo che l’impianto di questo provvedimento resti comunque tutto all’interno di una logica repressiva della tutela, una logica del tutto inadeguata a combattere oggi la pirateria attraverso l’applicazione delle nuove tecnologie e la diffusione enorme della rete, che rischia di compromettere diritti primari della cultura. In sostanza, non si può chiedere, come si continua a fare, ai provider di trasformarsi in gendarmi della propria utenza.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO MUSSI (ore 18,15)
TITTI DE SIMONE. A me sembra poco cogente, scarsamente precisa e quindi anche molto ambigua la riformulazione che sostituisce i fini di lucro con una molto più generica e imprecisa attività di profitto, che finirebbe per essere perseguita dalla legge. Così come ci sembra del tutto impossibile svolgere un controllo transnazionale su questo fenomeno. C’è un’impossibilità effettiva; basti pensare, per esempio, al fatto che si possono facilmente utilizzare provider di paesi con legislazioni permissive per perdere, come è ovvio, in Internet, qualsiasi territorialità legislativa.
Alla probabile, quindi, inapplicazione di sanzioni previste (quali, per esempio, l’impossibilità di effettuare controlli su larga scala) e nonostante i discutibilissimi obblighi d’informazione e collaborazione con le forze dell’ordine, imposti dall’articolo 1, noi pensiamo che seguiranno solo poche e mirate azioni esemplari, grazie allo strumento che il provvedimento fornisce alle major cinematografiche e della musica.
Questo emendamento soppressivo va, dunque, nella direzione di una rivalutazione complessiva delle politiche contro la pirateria, salvaguardando i diritti fondamentali della persona, quali l’accesso alla cultura, la libera circolazione della conoscenza e la sua diffusione oltre le recinzioni proprietarie che le politiche neoliberiste impongono, attraverso lo status giuridico della proprietà intellettuale.
Servono non provvedimenti sbagliati e inefficaci – come questo – ma approfondimenti del dibattito sul peer to peer, sul fair use, sulle forme alternative al copyright tradizionale, sia a livello nazionale sia per ciò che riguarda l’Unione europea.
Per questa ragione, noi chiediamo l’abrogazione dell’articolo 1.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO MUSSI (ore 18,20).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Titti De Simone 1.43, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 421
Votanti 259
Astenuti 162
Maggioranza 130
Hanno votato sì 25
Hanno votato no 234).
NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Chiedo di parlare per un chiarimento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, voglio solo confermare – perché non sono sicuro di averlo detto in maniera chiara – che sull’emendamento della Commissione 1.101 il Governo esprime parere contrario. Vorrei anche verificare, signor Presidente, se sull’emendamento Osvaldo Napoli 4.1 il parere del Governo è effettivamente conforme a quello espresso dal relatore. Su tale punto il Governo si rimette all’Assemblea, ma non ricordo qual è stato il parere espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Onorevole Bono, sull’emendamento Osvaldo Napoli 4.1, il relatore si è riservato di esprimere il parere della Commissione in un secondo momento.

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. In ogni caso, sull’emendamento Osvaldo Napoli 4.1, il Governo si rimette all’Assemblea.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell’emendamento Titti De Simone 1.50.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.

TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, ammettendo il divieto di offrire, attraverso siti telematici, opere d’ingegno, cinematografiche o comunque assimilate, ossia protette dal diritto d’autore, senza autorizzazione, noi prevediamo, con questo emendamento secondo noi estremamente di buonsenso, che il 50 per cento dell’IVA pagata dagli utenti sull’abbonamento telematico ad alta velocità (superiore a quanto consentito dalle tecniche ISDN) sia devoluto al FUS, Fondo unico per lo spettacolo.
Tale meccanismo consente, sostanzialmente, con un semplice pagamento, il riconoscimento del diritto dei singoli utenti privati allo scambio di file, operato senza scopo di lucro.
Si tratta, dunque, di un emendamento ispirato ad un principio di fondo: far sì che la conoscenza sia libera nella sua parte basilare e acquisti valore economico solo per ciò che riguarda una fruizione differenziata, in modo che il valore effettivo del prodotto non scaturisca solo dalla protezione pura e semplice del marchio registrato, ma dall’effettivo vantaggio per l’utente.
Corrisponde, dunque, all’esigenza di salvaguardare i principi di libertà fondamentali nel pieno rispetto delle garanzie economiche e dei diritti di coloro che producono e, quindi, all’esigenza di costruire un nuovo sistema di garanzie per la produzione intellettuale, che sostituisca quello attuale, basato esclusivamente sul protezionismo del copyright.
Onorevoli colleghi, la libera circolazione della conoscenza è un processo inarrestabile, che non si può arginare con logiche vessatorie e protezioniste (come si intende fare con questo provvedimento), che sono del tutto inadeguate e, tra l’altro, superate dalle nuove tecnologie, o con politiche miopi e proprietarie, come quelle che ancora le multinazionali del settore intendono proporre per combattere il fenomeno della pirateria.
Vi invitiamo, quindi, a votare a favore di questo nostro emendamento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Titti De Simone 1.50, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 426
Votanti 422
Astenuti 4
Maggioranza 212
Hanno votato sì 190
Hanno votato no 232).

Passiamo alla votazione dell’emendamento Magnolfi 1.57.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Magnolfi. Ne ha facoltà.

BEATRICE MARIA MAGNOLFI. Signor Presidente, intervengo su questo emendamento nel contesto che i colleghi hanno già descritto, facendo riferimento al buon lavoro svolto dalla Commissione con il contributo di tutti i colleghi di opposizione e di maggioranza per modificare un decreto-legge il cui testo originario era profondamente sbagliato. Uno degli aspetti più sbagliati era rappresentato proprio dalla confusione fra l’uso a titolo personale, lo scambio, il file sharing, il peer to peer, come lo vogliamo chiamare, e la diffusione a fini commerciali di prodotti dell’ingegno a scopo di pirateria vera e propria.
Allora, il nostro emendamento va in questa direzione. Auspico che la relatrice, onorevole Carlucci (che spero mi ascolti), sia sensibile al riguardo, perché si va nella direzione che lei più volte ha affermato di condividere. Mi auguro che anche da parte del sottosegretario vi sia un’analoga attenzione.
Il comma 1 dell’articolo 1 del provvedimento in esame stabilisce che l’immissione in un sistema di reti telematiche di un’opera dell’ingegno, o parte di essa, è corredata da un idoneo avviso circa l’avvenuto assolvimento degli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto d’autore. Lo potremmo definire un contrassegno SIAE. Con il nostro emendamento vogliamo chiarire che tale contrassegno deve essere applicato solo ai siti che vendono i propri contenuti; in caso contrario, si tornerebbe a confondere l’uso personale e l’uso commerciale. Infatti, questo idoneo avviso dovrà essere presente non solo in ogni singola opera acquistabile tramite un sito, ma anche in ogni singola opera presente, sia pure a fini non commerciali, su ogni sito privato e, perfino, su ogni singola e-mail. In altri termini, se scambio un’e-mail con un’altra persona, allegando un file musicale o con un contenuto cinematografico, devo apporre il contrassegno della SIAE. Ciò mi sembra francamente pazzesco, come mi suggerisce la mia collega. Ancora una volta, rendiamo la vita difficile agli utenti di Internet, quasi partendo dal presupposto che la rete sia un fenomeno da controllare, da puntellare di paletti, anziché un fenomeno che può sviluppare la cultura e la società della conoscenza.
Riteniamo che lo sviluppo della rete non vada considerato solo come una minaccia (come sembrava fare il cosiddetto provvedimento Urbani), ma vada valutato per le straordinarie opportunità che comporta, per i nuovi diritti che porta con sé ed anche come un grande spazio di libertà per tutti, a cominciare dai giovani che sono i più rappresentati fra gli utenti della rete.
Allora, l’applicazione letterale del testo renderebbe difficile la vita degli utenti ed anche quella dei provider. Peraltro, il testo originario del decreto-legge sembrava considerare questi ultimi più come gendarmi che come operatori economici, fra l’altro spesso molto piccoli, a cui è affidato in massima parte lo sviluppo della società della conoscenza, delle infrastrutture digitali, della banda larga, dei servizi di government e di tutti i servizi di pubblica utilità che viaggiano sulla rete.
Penso che applicando agli utenti ed agli operatori economici regole inapplicabili si espongano questi ultimi solo alla facile concorrenza dei provider stranieri. Colleghi, mi ha colpito molto l’audizione svolta in Commissione cultura del colonnello Rapetto della Guardia di finanza, il quale ci ha informati che già a seguito dell’approvazione in Consiglio dei ministri del decreto Urbani molti utenti della rete del nord-est si sono abbonati a provider croati. Tale effetto dimostra i danni che si possono creare muovendosi senza le opportune consultazioni e valutazioni su questo terreno.
Internet non ha confini. A quali prodotti e a quali siti vogliamo mettere il bollino SIAE? Se un utente italiano scambia file con un amico abbonato ad un provider svizzero e sul file scarica un film americano, cosa facciamo? Mettiamo il bollino SIAE che deriva dalla legge Urbani? Cerchiamo di emanare norme applicabili, chiare e che non danneggino lo sviluppo della società della conoscenza, obiettivo primario del nostro paese e di tutta l’Unione europea (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L’Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Magnolfi 1.57, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 422
Votanti 420
Astenuti 2
Maggioranza 211
Hanno votato sì 192
Hanno votato no 228).
Passiamo alla votazione dell’emendamento Chiaromonte 1.59.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Grignaffini. Ne ha facoltà.

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, l’emendamento in esame, come molti da noi presentati in Commissione, è volto ad aiutare il Governo e la relatrice ad acquisire fino in fondo l’orizzonte della direttiva europea sulle problematiche del diritto d’autore, emanata il 9 marzo. Si tratta di una direttiva che abbiamo ritenuto una cornice ideale di ispirazione del nostro atteggiamento nei confronti della problematica del diritto d’autore e dell’accesso alla rete. Tale direttiva si interroga sulle grandi evoluzioni tecnologiche e sulle configurazioni nuove che la stessa nozione di diritti primari ed universali assume all’interno dello sviluppo della società dell’informazione.
Si tratta, però, di una direttiva che con molta precisione, soprattutto terminologica, esclude la previsione di sanzioni di qualsiasi tipo, anche quelle di carattere simbolico, nei confronti degli utenti domestici di sistemi di scambio di file elettronici su Internet. Quella della punizione degli utenti domestici era l’originaria ispirazione del decreto Urbani che, per fortuna, in Commissione, grazie all’apporto di tutte le forze, comprese quelle della maggioranza e della relatrice, siamo riusciti a stravolgere.
A nostro avviso, resta l’ambiguità collegata alle parole «mediante connessioni di qualsiasi genere» che proponiamo di sopprimere con l’emendamento in esame. Deve essere chiaro che, sopprimendo tali parole, la questione riguardante gli utenti domestici è del tutto depenalizzata e desanzionata in attesa di definire e configurare nuove politiche per armonizzare diritti contrapposti. Quella della ponderazione e dell’armonizzazione di tali diritti è la grande questione che le società moderne e complesse hanno di fronte. Da tale punto di vista, per quanto riguarda il profilo del provvedimento in esame, la questione è come ottemperare a due diritti contrapposti, ma entrambi legittimi. Da una parte vi è il diritto di accesso alla cultura ed alla promozione di tale accesso, che è il grande petrolio delle società della conoscenza e dell’informazione.
Dall’altra parte, si tratta anche di riconoscere la validità di una cultura del diritto d’autore che, cari colleghi, non è un tributo pagato alla SIAE, ma è il riconoscimento che la creatività va remunerata, perché si tratta della costruzione dei contenuti che poi vengono immessi sulle reti. Se non si tutela la produzione culturale, chi produrrà quella cultura, alla quale poi i giovani e i vari utenti devono avere facilitato l’accesso? Il problema riguarda quali politiche pubbliche adottare. Non si tratta di fare demagogia e proibizionismo, ma di assumere il punto di vista che l’accesso alla cultura è un fatto buono e che la produzione di cultura (e dunque il diritto d’autore) è un aspetto altrettanto buono; dunque, l’impegno pubblico deve garantire l’esigibilità di questi due diritti, anche attraverso la promozione di politiche (che le nuove tecnologie oggi ci consentono) che rendano, per esempio, gratuito l’accesso alla cultura: non gratuito perché viene fatto attraverso un’azione illegale ed illegittima, ma perché lo Stato si preoccupa di garantire, con le proprie risorse, questo diritto fondamentale.
Quello che ci convince, nella nuova filosofia del provvedimento, è il fatto che si sia passati da una cultura della repressione, improponibile nella società contemporanea, ad una cultura di promozione della cultura della legalità e della cultura che prevede più diritti, tutti legittimi …

PRESIDENTE. Onorevole Grignaffini, la invito a concludere.

GIOVANNA GRIGNAFFINI. … e che quindi cerca di trovare una soluzione adeguata, muovendosi secondo le direttive europee, che – ricordiamocelo – sono attualmente il nostro faro ispiratore (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L’Ulivo).

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Onorevoli colleghi, sin dall’inizio del dibattito sul disegno di legge di conversione del decreto-legge che stiamo esaminando, il cui articolo 1 contiene le disposizioni per la lotta alla pirateria, è stato più volte sottolineato, qui in aula, da parte di tutti – colgo peraltro l’occasione per ringraziare le forze politiche della maggioranza, che hanno portato avanti con convinzione il provvedimento, ma sinceramente anche le forze politiche dell’opposizione, che hanno contribuito attivamente alla stesura di un testo condiviso -, il discorso che il Governo avrebbe emanato questo decreto-legge in splendido isolamento, che non era stata effettuata una ponderazione sufficientemente accettabile dei suoi contenuti, che la formulazione originaria del decreto medesimo era totalmente sbagliata e che occorreva elaborare un nuovo provvedimento.
In Commissione cultura, sin dalle prime battute della discussione sul provvedimento al nostro esame, ho dichiarato (e desidero ribadirlo in aula, perché possa essere portato a conoscenza di tutti i colleghi) che il decreto-legge non era mai stato concepito in maniera blindata, che non era affatto chiuso, ma che era aperto all’apporto, al suggerimento e al contributo di tutte le forze politiche, essendo ciò motivato non solo dalla volontà del Governo di confrontarsi in maniera serena su questi temi, ma anche e soprattutto dalla complicatezza dei contenuti, che erano soprattutto innovativi. Si trattava, infatti, di contenuti che non erano mai stati oggetto di interventi in maniera così incisiva, soprattutto alla luce del fatto che la Commissione europea ha emanato una direttiva, che a tutt’oggi non mi risulta essere stata recepita da alcuno dei paesi dell’Unione europea.
Mi sarei aspettato che il tentativo del Governo di entrare nel merito di una materia così delicata fosse maggiormente apprezzato. Ci vuole, infatti, coraggio nell’affrontare argomenti di questo tipo; come risulta anche dall’intervento dell’onorevole Grignaffini, l’oggetto fondamentale del contendere, la posta politica più importante in gioco si rinviene in tali concetti: si avverte, da un lato, l’esigenza di tutelare le opere dell’ingegno, non solo perché si ha il dovere di rispettare chi ha prodotto e vive di cultura e, quindi, merita di essere retribuito, ma anche perché la mancata tutela dei diritti di autore comporta l’impoverimento culturale dell’intero pianeta. Deve essere chiaro a tutti! La battaglia contro la pirateria è, pertanto, fondamentale per la difesa della cultura nel nostro paese e nel mondo intero, per evitare che si inaridisca la fonte stessa di produzione.
Dall’altro lato, occorre porre in relazione al concetto espresso precedentemente, il principio della libera fruizione della cultura anche attraverso lo strumento di Internet.
Nessuno può dire che il Governo sia insensibile rispetto a tale questione. Si rischia, infatti, di incorrere nelle procedure di infrazione da parte dell’Unione europea per non avere recepito la normativa concernente il pagamento obbligatorio dei ticket per la fruizione dei libri nelle biblioteche pubbliche. Non è stato fatto perché, più volte, è stato ufficialmente dichiarato che la fruizione della cultura nelle biblioteche pubbliche deve essere gratuita (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
Nessuno, pertanto, può dire che un Governo che si esprime in questi termini, con il rischio di incorrere nelle procedure di infrazione da parte dell’Unione europea, possa, poi, dimostrarsi insensibile di fronte alla problematica della libera fruizione della cultura attraverso Internet. Il punto è capire a chi garantire la fruizione libera della cultura e come disciplinare questo meccanismo per evitare di incidere sul diritto di autore che occorre invece difendere.
Trattandosi di una materia del tutto sperimentale, all’inizio – è ovvio – è stato varato un testo con alcune spigolature che avrebbero potuto urtare la suscettibilità di qualcuno o addirittura apparire non coerenti rispetto alle misure che il Governo intendeva predisporre.
Proprio per tale motivo, si è avvertita la necessità di discutere delle problematiche sottese al decreto-legge, di acquisire i pareri degli operatori e dei parlamentari, confrontandoci in un libero dibattito per la definizione di una strategia.
La chiave per comprendere che, al riguardo, non si può parlare di una capitolazione del Governo su un tema così importante, ma di una totale volontà di procedere in questa direzione si rinviene nel fatto che è lo stesso Governo ad aver apportato le modifiche al provvedimento, a proporre in Commissione un emendamento interamente sostitutivo dell’articolo 1 che ha riscritto parzialmente alcune parti che apparivano non coerenti con gli obiettivi prefissati, nel perseguimento di talune strategie. Quindi, vi è stata una condivisione nel merito non casuale.
Questo è uno dei tipici casi emblematici che dimostrano come si dovrebbe lavorare correttamente con riferimento ad una disciplina normativa. Il Parlamento non è fatto solo per scontrarsi, ma, al contrario, per trovare linee di comune condivisione su scelte di questo tipo, proiettate nella disciplina di regole civili che riguardano tutta la collettività e sulle quali la divisione appare del tutto inopportuna.

In conclusione, l’emendamento Chiaromonte 1.59, sul quale abbiamo espresso parere contrario, non è funzionale agli obiettivi della difesa del diritto di fruizione alla cultura da parte dei consumatori finali. Infatti, con il presente emendamento si propone la soppressione delle parole: «mediante connessioni di qualsiasi genere»; dunque, in caso di sua approvazione, siccome il soggetto è rappresentato da coloro che mettono in rete a scopo di lucro materiali coperti dal diritto di autore, si avrebbe quale conseguenza l’impossibilità di bloccare l’elemento strumentale attraverso il quale questi soggetti potrebbero effettuare tali pratiche illegali. Ma il soggetto è rappresentato da coloro che mettono in rete a scopo di lucro; dunque, non si perseguirebbe l’obiettivo perorato dall’onorevole Grignaffini – che il Governo condivide -, vale a dire quello della tutela dei diritti dei consumatori finali che, vi garantisco, stanno a cuore all’esecutivo esattamente quanto stanno a cuore a qualunque altro componente di questo Parlamento.

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, intervengo per ringraziare il sottosegretario Bono per la sua articolata motivazione, che ci ha fatto capire che il Governo aveva determinate intenzioni, anche se la lettera del testo che l’esecutivo ha presentato non corrispondeva alla stessa. Per fortuna, l’opposizione e le varie forze sociali hanno ricordato al Governo che l’idea di partenza era buona, anche se nel chiuso delle stanze del ministero ci si era dimenticati di tradurla in testo. Bentornato, sottosegretario Bono (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L’Ulivo)!

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, intervengo in quanto non può passare inosservato che, dopo tre anni, finalmente un rappresentante del Governo risponde in modo esauriente alle argomentazioni dell’opposizione, concorrendo insieme a noi a garantire il prosieguo dell’esame di un provvedimento (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L’Ulivo e dei Democratici di sinistra-L’Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Chiaromonte 1.59, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 407
Votanti 406
Astenuti 1
Maggioranza 204
Hanno votato sì 177
Hanno votato no 229).
Ricordo che gli emendamenti Chiaromonte 1.60 e Grignaffini 1.61 sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione dell’emendamento 1.100 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Chiaromonte. Ne ha facoltà.

FRANCA CHIAROMONTE. Signor Presidente, intervengo sul presente emendamento e anche sul successivo 1.101 sempre della Commissione, per annunciare su entrambi il voto favorevole del mio gruppo, conseguente peraltro al ritiro dei nostri emendamenti che andavano nella medesima direzione, vale a dire quella di un corretto rapporto, che in uno Stato di diritto deve esistere, come peraltro previsto dalla nostra Costituzione, tra magistratura e polizia.
In Commissione, ho affermato che la sottoposizione della polizia alla magistratura non ha nulla a che fare con la sfiducia nel lavoro della polizia, in particolare di quella postale, che sta già svolgendo egregiamente le funzioni attribuite, ma riguarda il rispetto della Costituzione, che prevede regole e criteri precisi sia per lo svolgimento delle indagini sia per l’erogazione delle sanzioni.
Dunque, ribadisco il nostro voto favorevole sugli emendamenti 1.100 e 1.101 della Commissione.

PRESIDENTE. Il Governo ha chiesto una riformulazione dell’emendamento 1.100 della Commissione. Chiedo dunque al relatore di rendere nota tale riformulazione.

GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. La riformulazione dell’emendamento 1.100 della Commissione è la seguente: All’articolo 1, comma 4, sostituire le parole da: «per la prevenzione» fino a: «presente decreto» con le seguenti: «di cui al comma 7, di interesse in materia di prevenzione e repressione delle violazioni di cui alla lettera a-bis) del comma 2 dell’articolo 171-ter della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni,».

PRESIDENTE. Non è una riformulazione di interesse linguistico straordinario!

GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Questa è la riformulazione richiesta dal Governo!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 1.100 della Commissione, nel testo riformulato, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 409
Votanti 406
Astenuti 3
Maggioranza 204
Hanno votato sì 404
Hanno votato no 2).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Grignaffini 1.62, non accettato né Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 419
Votanti 417
Astenuti 2
Maggioranza 209
Hanno votato sì 189
Hanno votato no 228).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Bulgarelli 1.51, non accettato né dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 422
Votanti 420
Astenuti 2
Maggioranza 211
Hanno votato sì 189
Hanno votato no 231).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Chiaromonte 1.63, non accettato né dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 424
Votanti 423
Astenuti 1
Maggioranza 212
Hanno votato sì 187
Hanno votato no 236).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Bulgarelli 1.52, non accettato né dalla Commissione né dal Governo .
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 429
Votanti 427
Astenuti 2
Maggioranza 214
Hanno votato sì 189
Hanno votato no 238).

Passiamo all’emendamento 1.101 della Commissione.

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Volevo chiarire all’Assemblea che il motivo dell’opposizione del Governo a questo emendamento riguarda soltanto un problema di coordinamento tecnico-giuridico con il decreto legislativo che disciplina la materia, il quale prevede che l’adozione delle misure cautelari destinate a far cessare le violazioni possa essere richiesta anche dall’autorità amministrativa. Dal momento che abbiamo sempre affermato che questa normativa non vuole innovare rispetto all’originario decreto in materia ma soltanto introdurre norme maggiormente cogenti nella lotta alla pirateria, occorre evitare l’approvazione di un emendamento potenzialmente confliggente.
Quello del Governo, quindi, non era un parere contrario, bensì un invito al ritiro rivolto alla Commissione, anche perché stamattina, in sede di Comitato dei nove, avendo dovuto lavorare con tempi strettissimi a causa della imminente ripresa dei lavori in ASsemblea, non abbiamo avuto la possibilità di approfondire tale aspetto.

GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GABRIELLA CARLUCCI, Relatore. Potrei ritirare l’emendamento.

BEATRICE MARIA MAGNOLFI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BEATRICE MARIA MAGNOLFI. Questa mattina, durante la riunione del Comitato dei nove, ci è stato riferito che su questo emendamento non esistevano problemi; è stato questo il motivo per cui abbiamo ritirato le nostre proposte emendative. Si tratta di una questione di importanza cruciale, perché viene coinvolto l’articolo 15 della Costituzione.
Nel nostro paese esiste la libertà di comunicazione e provvedimenti restrittivi in tal senso possono essere emanati esclusivamente dall’autorità giudiziaria. Con il ritiro dell’emendamento in esame si ripristinano i compiti del dipartimento dell’interno, quindi della polizia; sarebbe come considerare la pirateria cinematografica o musicale alla stessa stregua dei reati di terrorismo o di associazione mafiosa.

Ritengo che tutto ciò sia sproporzionato ed assurdo. Credo inoltre sia scorretto che si raggiunga un accordo in sede di Comitato dei nove, a seguito del quale alcuni emendamenti vengono ritirati, e che successivamente tale accordo venga meno in Assemblea: si tratta di un «colpo di scena» che può determinare il cambiamento della nostra posizione sul decreto-legge in esame (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L’Ulivo e Misto-Comunisti italiani).

FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà

FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Signor Presidente, ritengo sia ragionevole accantonare l’emendamento in esame e riunire, al termine della seduta, il Comitato dei nove per valutare la possibilità di una sua riformulazione.

PRESIDENTE. Non essendovi obiezioni, l’esame dell’emendamento 1.101 della Commissione si intende accantonato, in attesa delle valutazioni del Comitato dei nove. Conseguentemente, si intende altresì accantonato l’esame degli emendamenti Grignaffini 1.64 e 1.9, Colasio 1.22, Chiaromonte 1.65 e Grignaffini 1.66.
Passiamo alla votazione dell’emendamento Bulgarelli 1.53.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Folena. Ne ha facoltà.

PIETRO FOLENA. Signor Presidente, intendo sottoscrivere l’emendamento in esame, che reca la soppressione del comma 7 dell’articolo 1, ovvero della norma che trasforma i provider in assistenti della polizia o dei pubblici ministeri.
Colgo l’occasione per formulare alcune considerazioni sull’accantonamento dell’emendamento 1.101 della Commissione. Mi rivolgo al sottosegretario Bono e ai colleghi della maggioranza, che sono particolarmente attenti ai temi delle libertà e delle garanzie della persona: se rientra dalla finestra un meccanismo in virtù del quale il dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell’interno può richiedere le misure previste dal comma 6, e tenendo presente l’obbligo di denuncia a carico dei provider previsto dal comma 7, siamo davvero a uno Stato di polizia! Non credo si tratti di un’espressione troppo forte: è necessaria un’attenta riflessione al riguardo.
Ritengo inaccettabile che sia stato affrontato con un decreto-legge il tema della regolamentazione della rete. Chi vi parla non è insensibile alla necessità di addivenire ad una regolamentazione piena ed organica dei problemi nuovi che la rete propone. Ho apprezzato l’intervento del sottosegretario Bono; occorre tuttavia riflettere sul fatto che con il decreto-legge in esame, come in occasione di un precedente decreto-legge che riguardava un altro ministero e che vide la sollevazione del «popolo della rete», ci troviamo di fronte al tentativo di intervenire secondo una vecchia logica costrittiva, che non tiene conto di cosa sia diventato, nella vita di milioni di persone, l’uso di Internet e della rete.
Anche per quanto concerne il tema della tutela del diritto d’autore, su cui è intervenuta efficacemente la collega Grignaffini, non possiamo non rilevare che esso viene usato strumentalmente, come ha sottolineato l’onorevole Titti De Simone, da alcuni dei grandi monopolisti del mercato della cultura, che si riempiono la bocca parlando del diritto d’autore ma in realtà sono interessati esclusivamente alla privatizzazione del sapere e alla riduzione delle possibilità di libera circolazione dello stesso. Esiste una filosofia che si propone addirittura l’obiettivo di trasformare Internet in un servizio a pagamento e di rendere molto difficile l’accesso a tale straordinaria opportunità.
Raccomando, pertanto, l’approvazione dell’emendamento soppressivo in esame, al fine di rompere il meccanismo odioso che inserisce soggetti privati quali i provider, decisivi per garantire l’accesso alla rete, in un meccanismo di controllo al cui vertice al momento, stando a quanto dichiarato dal sottosegretario, non vi è l’autorità giudiziaria, ma il Ministero dell’interno.
Ciò è nell’interesse di tutti, e non di chi è all’opposizione oggi. È un tema che ci dobbiamo porre nell’interesse del paese, della libertà e della democrazia. Allora, cerchiamo di correggere il testo e di limitare i danni. Sarebbe stato meglio stralciare questa parte del provvedimento ed occuparsene in altra sede, in modo più organico e riflettuto. In Commissione si era trovato un compromesso importante che veniva incontro ad esigenze del popolo della rete; cerchiamo, quindi, di non rimettere in discussione questo punto di approdo e, in questo momento, approfittiamone, perché la soppressione del comma 7 permetterebbe di andare nella direzione che centinaia di migliaia di persone, il cosiddetto popolo della rete, hanno sollecitato in queste settimane con grande forza e con una soggettività senza precedenti. (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L’Ulivo).

Segue…

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.