Corte di Giustizia Europea: la copia privata è legale solo se la fonte è legale

La Quarta sezione della Corte di Giustizia Europea con sentenza del 10 aprile scorso, ha statuito che il diritto dell’Unione, in particolare l’articolo 5, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2001/29/CE, in combinato disposto con il paragrafo 5 di tale articolo, dev’essere interpretato nel senso che osta a una normativa nazionale che non fa distinzione tra la situazione in cui la fonte a partire dalla quale una riproduzione per uso privato è realizzata è legale e la situazione in cui tale fonte è illegale.
Pertanto, la direttiva 2004/48/CE dev’essere interpretata nel senso che non è applicabile ad un procedimento in cui i debitori dell’equo compenso chiedono al giudice del rinvio di statuire contro l’organizzazione incaricata della riscossione e della ripartizione di tale compenso tra i titolari dei diritti d’autore, che si oppone a tale domanda.

Siamo soddisfatti nel leggere che la Corte di Giustizia dell’Unione Europea” ha commentato il presidente della Siae Gino Paoli, “sottolinea la necessità dell’equo compenso per gli autori, confermando ancora una volta che il compenso per copia privata è da intendersi solo per le opere protette dal diritto d’autore e non per le riproduzioni illegali“.

In sostanza la Corte ha chiarito che la copia privata è permessa solamente nel caso in cui la fonte da cui è realizzata la copia sia legale. Nella pratica, non è possibile applicare le norme sulla copia privata di cui alla direttiva 2001/29/CE e presenti nella nostra l.d.a. agli artt. 71-sexies e ss., se il fonogramma o il videogramma sono di provenienza illecita.

La normativa italiana considera la copia privata solo con riferimento alle fonti lecite di riproduzione, come si legge dalla relazione illustrativa del DM del 30/12/2009 e come si evince dal riconoscimento del TAR. A tale proposito l’avvocato generale della Corte Europea di Giustizia ha sottolineato che in alcuni Stati Membri, tra cui la Repubblica Italiana “la legge che assicura la trasposizione della direttiva 2001/29 esclude l’applicazione della copia privata alle riproduzioni realizzate a partire dalle fonti illecite“.

In Italia sono 250mila gli iscritti alle 10 associazioni audiovisive e, grazie alla copia privata, viene tutelato il loro lavoro e, soprattutto il diritto alla creatività. “Quotidianamente combattiamo contro la pirateria e l’illegalità” conclude Paoli, “due pesanti realtà che sempre più ostacolano il lavoro degli autori e delle produzioni italiani“.

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.
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