Home » News » Nomi a dominio » Il caso “juliaroberts.com”

Il caso “juliaroberts.com”

L’attrice Julia Roberts si è ripresa la propria identità cibernetica vincendo una causa contro l’imprenditore americano Russell Boyd, che per primo aveva registrato un sito internet sotto il nome ‘juliaroberts.com’.

Per tutta risposta, Roberts si era rivolta alla World Intellectual Property Organization (Wipo), un’agenzia delle Nazioni Unite con sede a Ginevra, responsabile della protezione di invenzioni, marchi, e diritti d’autore nel campo industriale e artistico.

La giuria della Wipo le ha dato ragione, stabilendo che l’attrice detiene un diritto naturale sul proprio nome e che Boyd non possiede invece “diritti né interessi legittimi nei confronti di quel nome”, che ha registrato “in mala fede”. Boyd dovrà così restituire “juliaroberts.com” all’attrice entro 45 giorni, ma ne avrà a disposizione 10 per appellarsi contro la sentenza.

I nomi delle altre vittime illustri
Il caso Roberts è soltanto l’ultimo dei 531 reclami contro l’improprio utilizzo in rete di un marchio registrato di cui si occupa la Wipo. Prima dell’attrice americana avevano vinto una simile causa aziende come Christian Dior, Nike, Deutsche Bank e Microsoft, mentre nel mondo dello spettacolo ci sono giudizi in corso che riguardano Tina Turner, il gruppo musicale dei Jethro Tull e perfino lo scomparso Jimi Hendrix.

“Stiamo assistendo a un incremento del ricorso al nostro arbitrato ‘ dice Francis Gurry, capo dell’ufficio legale del Wipo e assistente del direttore generale – . E ci occupiamo in modo sempre più frequente di nomi di sportivi e del mondo dello spettacolo”.

La ragione è nota. “I marchi, e i nomi delle persone celebri, sono impressi nella memoria ‘ spiega Gurry – il che significa che valgono moltissimi soldi. E attraverso casi come questi riusciamo a comprendere gli interessi commerciali legati all’identità di una persona”.

La scorsa settimana la scrittrice britannica Jeanette Winterson aveva riottenuto la disponibilità del proprio nome su Internet vincendo una causa contro Mark Hogarth, un ricercatore dell’università di Cambridge che l’aveva registrato insieme a quello di altri 130 celebri autori.

Per la prima volta, il caso di Winterson ha stabilito che i diritti legali nei confronti di un marchio non richiedono che questo sia stato precedentemente registrato.”Jeanette Winterson è stata una pioniera”, ha sottolineato Gury.

Fonte: CNNItalia.it, con il contributo di Reuters