WTO e Cina si confrontano sui diritti di proprietà intellettuale

I membri dell’organizzazione mondiale del commercio (WTO) sono concordi nel ritenere che la normativa cinese in tema di proprietà intellettuale non sia completamente conforme agli Accordi TRIPS. I primi ad esprimere il loro riserbo in merito sono stati gli americani nell’aprile del 2007, i quali, tramite il portavoce Ron Kirk, rappresentante del Commercio degli Stati Uniti d’America, hanno affermato che “la legge cinese non provvede adeguatamente alla protezione e al rafforzamento del copyright e della tutela dei marchi di un’ampia serie di prodotti e non è conforme alle obbligazioni imposte dall’organizzazione mondiale del commercio. Si ritengono quindi pronti ad adottare tutti gli strumenti necessari affinché la Cina si adegui alle normative imposte e a fornire il loro supporto al fine di assicurare la massima protezione ad autori ed artisti della propria nazione”.
In seguito a tale disputa il WTO ha convocato un comitato per esaminare il problema e dal rapporto risultante al termine della disputa è emerso quanto segue: tutti concordi nel ritenere contrario agli Accordi TRIPS il fatto che la legge cinese garantisca protezione solo alle creazioni che rispettano i requisiti standard di creatività vigenti in Cina, da cui consegue il fatto che molte opere, benché tutelate nel resto del mondo, in Cina non godono di tale protezione; in secondo luogo i membri del comitato esprimono contrarietà nei confronti della normativa cinese che non prevede la confisca dei beni contraffatti, ma ne ammette comunque la vendita a condizione che da tali prodotti vengano rimossi i marchi di produzione originali; infine il WTO è d’accordo con gli USA nel ritenere che la Cina non possa stabilire proprie soglie di punibilità per i reati di contraffazione e pirateria diverse da quelle stabilite dal mercato internazionale ed espresse in termini di quantità di prodotti contraffatti e di valore commerciale degli stessi, ma nonostante ciò e in considerazione del fatto che il concetto di “scala commerciale” di un atto di contraffazione dipende da vari fattori fra cui fra cui il particolare tipo di mercato nel quale è venduto e l’impatto evolutivo che le lo sviluppo delle nuove tecnologie ha su di esso, il WTO ritiene che non ci siano sufficienti prove del fatto che tali soglie siano troppo elevate rispetto a gli standard.
Secondo quanto emerso da tale rapporto, la Cina ha trenta giorni per annunciare la sua intenzione di adottare tutte le misure necessarie al caso.

Stefania Baldazzi

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.