USA: il Congresso ha facoltà di decidere autonomamente in materia di copyright

Un gruppo di archivisti telematici guidati da Brewster Kahle, uno dei pionieri della Rete, che aveva adito l’autorità giudiziaria sostenendo che il Congresso non avesse la facoltà di estendere il termine di durata del copyright senza che tale estensione fosse sollecitata dal diretto interessato, ha visto respingere il proprio caso.
Il gruppo aveva intenzione di diffondere gratuitamente in Rete tutte quelle opere definite ‘orphan works’ ancora formalmente protette da copyright, ma non più a disposizione del pubblico perché fuori catalogo e non più stampate e commercializzate e per le quali in molti casi non è più presente l’avente diritto.
Kahle sosteneva che senza la decisione del Congresso di estendere la durata del copyright, gli ‘orphan works’ avrebbero potuto essere oggetto di recupero e di una nuova diffusione rendendole nuovamente parte del patrimonio culturale. Lo stesso gruppo affermava come precedentemente espresso che, in buona sostanza, il Congresso non potesse quindi decidere per conto dei diretti interessati, cioè degli autori, qualora questi non avessero espresso il proprio parere favorevole all’estensione.
Dello stesso avviso non è stato il giudice che ha respinto l’azione legale proposta ritenendo la decisione del Congresso non sindacabile in sede giudiziale.

La redazione (Raimondo Bellantoni)

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.