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USA: eludere le protezioni di un gioco per espanderne le possibilità è reato

Una Corte Federale di Appello statunitense ha confermato una sentenza di primo grado che stabiliva la colpevolezza di tre individui per aver violato le previsioni del controverso Digital Millennium Copyright Act del 1988.
Tim Jung, Ross Combs e Rob Crittenden avevano aggirato le protezioni di un gioco sviluppato da Blizzard Entertainment (una della maggiori case produttrici) allo scopo di poter giocare partite in Rete senza usufruire obbligatoriamente del sistema di gaming online messo a punto dall’azienda.
I tre hanno quindi sviluppato un proprio sistema denominato BnetD che consentiva di eludere le protezioni del gioco ampliando al contempo (secondo quanto da loro dichiarato) le possibilità offerte dal gioco stesso.
I tre avevano anche distribuito gratuitamente il proprio prodotto in Rete.
A nulla sono valse le argomentazioni degli avvocati difensori dei tre che hanno fatto appello al cosiddetto ‘fair use’ in considerazione del fatto che non fosse stato perseguito lo scopo di lucro nella realizzazione del sistema.
Alla soddisfazione da parte di Blizzard si contrappone la preoccupazione di EFF che aveva curato la difesa dei tre e che ha dichiarato che sentenze come questa corrono il rischio di impedire la creazione dei cosiddetti ‘add on’ da parte degli utenti più esperti, migliorie ai giochi impensabili da sviluppare senza eludere i sistemi di protezione degli stessi.

La redazione (Raimondo Bellantoni)

About Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.