Usa: bustarelle e industria musicale

L’avvocato di Stato Eliot Spitzer ha annunciato nei giorni scorsi di aver concluso un accordo con UMG Recording Inc. (Universal), la più grande casa discografica del pianeta, per porre fine alle pratiche invasive di “pay-for-play” da questa poste in essere. Universal smetterà di pagare somme di danaro alle stazioni radio e ai loro impiegati in cambio della messa in onda della canzoni dei suoi artisti.
La diffusione via radio è uno dei mezzi più efficaci per la “scalata” delle classifiche dei singoli. Al riguardo, Spitzer ha giustamente sottolineato che “i consumatori hanno il diritto a non essere fuorviati circa il modo nel quale è selezionata la musica che ascoltano alla radio”.
Le indagini hanno portato alla luce come Universal e le sue etichette discografiche “incoraggiassero” le stazioni radio a trasmettere canzoni di alcuni loro artisti. La strategia pay-for-play contemplava: favori ai programmatori (materiale elettronico, vacanze, alloggi in hotel, biglietti per eventi sportivi e concerti); denaro per le spese operative e per sostenere la concorrenza; intermediari (che si presentavano come “promotori indipendenti”) che si occupavano di pagamenti alle stazioni radio; pagamenti per programmi “a effetto” e per la trasmissione di differenti messaggi pubblicitari via radio, ognuno dei quali conteneva un diverso segmento del medesimo brano musicale (c.d. time buys).
Gli organi esecutivi di Universal non solo erano consapevoli del pay-for-play, ma premevano regolarmente sui dipendenti perché “comprassero” le stazioni radio. Ai dipendenti Universal era stato ordinato esplicitamente di non dire mai di no alle radio.
Dal canto loro, le stazioni radio non si mostravano certo restie a chiedere “aiuti” a Universal. Il direttore della programmazione di WBEE (Rochester, NY), aveva per esempio chiesto a Uni-South di versargli 2.500 dollari in cambio della trasmissione di due canzoni.
L’accordo siglato con Spitzer obbliga ora Universal a cessare immediatamente le pratiche di pay- for-play; a desistere dall’ingaggiare “promotori indipendenti” per gli scopi sopracitati; a non essere più “condiscendenti” nel controllo delle attività promozionali; e infine a sviluppare un sistema interno che prevenga abusi in futuro. Inoltre Universal dovrà versare 12 milioni di dollari, che saranno distribuiti tra Rockefeller Philanthropy Advisors ed alcune organizzazioni no-profit di New York impegnate nel settore dell’educazione musicale.
Le indagini di Spitzer si stanno ora concentrando su Sony BMG e Warner; pende inoltre un’azione legale contro Entercom Communications Corp.
Per fortuna, qualcuno rammenta che la musica, prima di tutto, è cultura.

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.