Una lobby per difendersi dalla lobby

Che negli Stati Uniti d’America l’affermazione del copyright e la lotta per salvaguardarne i principi fosse il frutto di posizioni assunte entro le pareti del Congresso da parte di una potentissima lobby ‘ quella costituita da major del disco, studios cinematografici, la RIAA e la MPAA ‘ lo si sapeva da tempo.
Che questa lobby versasse denaro a Senatori di ambo i partiti politici affinché portassero avanti in sede legislativa le loro idee in materia anche.
Ma che si stesse formando un nuova, agguerrita lobby a favore di un’interpretazione più ‘consumer-friendly’ dello stesso copyright, questa era cosa che forse solo pochi sapevano.
Per David Alpert, presidente della IPac ‘ questo il nome della lobby ‘ si tratta di riaffermare ‘il copyright come bilanciamento di interessi costituzionali’. ‘Il governo dovrebbe tenersi lontano da scelte legislative che mirano ad impedire cambiamenti tecnologici solo per il beneficio di un’industria che non vuole che il proprio mercato subisca degli scossoni’.
Nato un mese prima delle elezioni presidenziali, l’IPac offre sostegno ‘ anche economico ‘ a quei senatori che siano in linea con le proprie idee, e quindi che supportino e si impegnino a far passare leggi che prevedano la giusta retribuzione degli autori senza che ciò comporti al contempo una limitazione dell’espressione politica (e qui la mente corre al caso di ‘This Is Your Land’, il brano di Woodie Guthrie che faceva da colonna sonora ad un bozzetto animato con protagonisti Bush e Kerry apparso nella Rete e che fu al centro di un presto rientrato caso giudiziario qualche mese fa, in piena campagna politica), della innovazione, della ricerca e della educazione, tutte fonti di creatività da preservare.
Fin qui IPac ha ricevuto l’adesione ed ha sostenuto sei candidati, cinque dei quali sono stati rieletti. Due di essi sono senatori democratici, tre invece sono senatori repubblicani. Uno di questi è il senatore Rick Boucher, che sta dietro al progetto di legge noto come ‘Digital Media Consumers’ Rights Act ‘ (HR107), che vuole far rientrare entro l’ambito della legalità la circonvenzione dei vari strumenti tecnologici di protezione che i produttori di supporti digitali inseriscono nell’esemplare dell’opera stessa per evitarne la copia; questo sempre che la circonvenzione avvenga per scopi altri dall’infrazione del copyright stesso. Si tratterebbe in sostanza di riportare il fair-use sotto l’egida del Digital Millennium Copyright Act del 1998.
Dalla sua, infine, l’IPac ha l’appoggio di molte ditte produttrici di software, degli Internet Service Providers, e di altre società che con l’IT ci lavorano, e che negli ultimi mesi sono riuscite nell’impresa non da poco di congelare il processo dell’Induce Act.
Per Alpert solo ora si inizia a parlare di controllo sui contenuti e di democrazia.

La redazione (Alessandro di Francia)

Su Giovanni d'Ammassa

Avvocato con studio in Milano dal 1997, coltiva sin dall'Università lo studio e l’insegnamento del diritto d’autore. Fonda Diritttodautore.it nel 1999. Appassionato chitarrista e runner.